Guerra commerciale: i dazi USA fanno crollare a picco le borse di tutto il mondo
Da giovedì scorso, primo giorno dopo quello che Trump ha ribattezzato “Liberation Day”, le borse mondiali si sono ritrovate a fare i conti con i dazi USA, vedendo un crollo a picco globale pressoché generalizzato (si salva l’oro, il gas e poco altro) che sta coerentemente attraversando tutte le sessioni di borsa.
La decisione del governo americano, guidato dalla volontà di proteggere l’industria nazionale e riequilibrare la bilancia commerciale, ha avuto un impatto immediato e significativo – in negativo – sulle principali borse mondiali: i dazi hanno colpito soprattutto i settori dell’acciaio, dell’alluminio e della tecnologia, prendendo di mira sostanzialmente tutti, dalla Cina all’Unione Europea passando per il Botswana.
La risposta – politica ed economica – non si è fatta attendere: molti Stati colpiti hanno adottato o almeno minacciato di adottare delle contromisure, applicando a loro volta dei contro-dazi sui prodotti americani, alimentando così un clima di tensione e incertezza che scoraggia gli investitori, naufraghi in un mare in tempesta.
I controdazi cinesi
I controdazi cinesi, i più significativi intervenuti finora, hanno visto comunque il pugno duro del tycoon, che ha replicato minacciando la Cina di un 50% di dazi in più a partire dal 9 aprile se dovesse mantenere in piedi le sue misure ritorsive.
La “guerra commerciale” quindi ha inevitabilmente destabilizzato i mercati finanziari. Le principali borse mondiali, da Wall Street a Tokyo, passando – neanche a dirlo – per Francoforte e Milano, hanno registrato 3 sessioni consecutive di forte volatilità, con crolli improvvisi dei titoli delle aziende maggiormente esposte all’export e al commercio internazionale.
Ieri, da ultimo, si è registrata un’altra giornata di ribassi per le Borse: tutte in negativo quelle europee, che hanno bruciato oltre 683 miliardi di euro, arrivando così a un saldo complessivo, comprese le due giornate precedenti, pari a un rosso di 1.924 miliardi di euro.
Chiusura a -5,18% per Milano, -5,1% per Madrid, Parigi e Amsterdam -4,7%, Londra -4,4%, Francoforte -4%. Male anche la chiusura delle Borse asiatiche: Seul -5,57%, Tokyo -7,83%, Hong Kong precipita a -13,22%, Shanghai -7,34%, Shenzhen -10,79%: ma se Atene piange Sparta non ride, con anche Wall Street in calo, seppure Trump domenica sera ha minimizzato il panico sui mercati azionari, definendo i nuovi dazi una “medicina” necessaria a risolvere la cronica dipendenza dall’estero degli Stati Uniti, lasciando intendere la dichiarazione come una conferma del fatto che non ha intenzione di ritrattare, e vuole anzi andare avanti con l’introduzione dei dazi.
Segnatamente nella borsa italiana sono le banche ad avere registrato i cali maggiori: BPER, Unicredit, Intesa Sanpaolo e MPS, tra le altre, hanno perso tra il 2 e il 6%, dopo che nelle prime ore di guerra commerciale avevano superato addirittura il 10.
Sono andati male anche i titoli legati all’industria, come Saipem e Stellantis, che hanno perso entrambi più del 5% del loro valore: nel frattempo il prezzo delle azioni di Leonardo è sceso del 2,85%, dopo che in apertura era arrivato a perdere più del 12.
La posizione di Meloni
Il Consiglio dei Ministri italiano, chiamato a raccolta da Giorgia Meloni, ribadisce compatto il suo “no” a una guerra commerciale, che verrà portato avanti nelle prossime settimane, quando la premier volerà a Washington per incontrare Trump, cui seguirà anche l’arrivo del vicepresidente americano JD Vance a Roma.
Nel frattempo l’UE non sembra pensarla come l’Italia, continuando a ragionare su come rispondere ai dazi USA utilizzando la loro stessa moneta.
Nella giornata di ieri i ministri dei 27 Stati membri si sono riuniti nel Consiglio del Commercio in Lussemburgo; “Distribuiremo la lista delle contromisure stasera. Il voto sarà mercoledì, la riscossione dei dazi inizia il 15 aprile per la prima parte e la seconda parte entrerà in vigore 30 giorni dopo. Siamo uniti e pronti a sederci al tavolo quando gli Usa saranno pronti”, ha spiegato il Commissario Maros Sefcovic.
Si attendono allora dazi – sembra tra il 10 e il 25% – che l’Ue metterà in campo dal 15 aprile in due tranche, almeno se non ci saranno segnali di apertura da parte degli Stati Uniti, che invece secondo gli analisti starebbero strizzando l’occhio all’Argentina di Milei, come primo Paese da privilegiare nella guerra commerciale.
Sul lungo periodo, le prospettive per la finanza e per l’economia globale dipendono molto dall’evoluzione dei rapporti commerciali internazionali: se la guerra dei dazi dovesse proseguire, o peggio intensificarsi, i rischi principali sarebbero inevitabilmente un rallentamento della crescita economica globale, un aumento dell’inflazione (che però dovrebbe allora portare a un significativo taglio dei tassi) e un calo degli investimenti internazionali.




