Cina, Corea e Giappone insieme contro Trump
Alla vigilia del “Liberation Day” di Donald Trump tutto il mondo sembra stare col fiato sospeso. A partire da domani, 2 aprile 2025, entreranno in vigore le nuove tariffe imposte dal presidente americano e il futuro dei mercati finanziari sembra essere sempre più incerto.
Anche per il continente asiatico gli ultimi giorni sono stati frenetici, sia per i mercati finanziari, sia per i governi. Mentre le borse cadevano a picco, i governi dei diversi paesi hanno organizzato incontri speciali a porte chiuse per provare a intuire l’impatto dei dazi reciproci e valutare le possibili contromisure. ln particolare il Giappone e la Corea del Sud, furiose per la mancata esenzione sui dazi auto e spaventate dall’arrivo di nuove tasse aggiuntive, stanno mandando messaggi chiarissimi a Washington con una serie di mosse tattiche. Per il momento, infatti, sembra proprio che alla minaccia dell’America i due storici alleati vogliano rispondere coordinatamente con la Cina.
L’incontro trilaterale
Proprio a quest’ultimo proposito i ministri del commercio dei tre stati hanno dato vita al primo incontro trilaterale in oltre cinque anni. Nella giornata di domenica 30 marzo, il ministro dell’Industria sudcoreano Ahn Duk-geun, il suo omologo giapponese Yoji Muto e quello cinese Wang Wentao si sono riuniti a Seoul per discutere di questioni commerciali globali e di cooperazione economica. Dall’incontro è emerso un triplice messaggio: no ai dazi, no al protezionismo, sì al libero scambio.
In una dichiarazione congiunta, Cina, Giappone e Corea del Sud hanno detto che accelereranno i negoziati per un accordo trilaterale di libero scambio e hanno proposto una riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio, affinché possa essere «più reattiva e resiliente nell’affrontare le attuali sfide commerciali». È stata, poi, sottolineata anche la necessità di rafforzare il Regional Comprehensive Economic Partnership, un accordo firmato ormai 5 anni fa da 15 paesi asiatici per diminuire i dazi commerciali tra loro.
La sfida si preannuncia tutt’altro che semplice, ma se il piano dovesse andare in porto potrebbe rappresentare un’evoluzione sorprendente, considerando le intense tensioni che hanno contrapposto i tre paesi negli ultimi tempi. Tuttavia solo il tempo potrà dirci se si tratta solo di un avvertimento o di un vero cambio di approccio.




