Addio al coprotagonista di “The Rumble in the Jungle”.
Il mondo della boxe piange la scomparsa di George Foreman, deceduto nel Texas il 21 marzo 2025, ci lascia all’età di 76 anni. Un uomo dalle mille risorse e dai mille interessi, pugile iconico, sportivo professionista e imprenditore di successo. Un ragazzo che nel ’68 si aggiudicò la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Città del Messico.
Era il 1974
Nel 1974 la Rumble in The Jungle sta per avere inizio, a Kinshasa tira un aria calda e torrida, Foreman si è affermato nel mondo della boxe e ora è pronto a lottare: in palio c’è il titolo dei pesi massimi, dall’altro angolo del ring troviamo la leggenda Muhammad Alì, al tempo 32enne. George ne ha appena 25, è più giovane, più sicuro di sè, al tempo imbattuto.
L’incontro non va come se lo aspettava, Muhammed Ali non perdona, i suoi ganci letali come lame,
i suoi montanti sono pesanti ma veloci come schegge. Da quel ring Foreman uscirà su un treno in corsa chiamato depressione, un treno che ci metterà parecchi anni a lasciarlo alla prossima stazione, quando è tornato a casa ha scoperto che i parenti stessi avevano scommesso contro di lui. Un K.O. che lo fece entrare nella storia. George Foreman è risoluto, a 45 anni riuscì comunque a rialzarsi, a 20 anni dalla tragica sconfitta, a 10 anni dal suo ritiro.
Scrivere la storia
Nella notte del ’94 sfida un pugile molto più giovane di lui, il campione in carica Michael Moorer, nonostante le difficoltà nei primi round Foreman in quella notte a Las Vegas timbrò il suo nome
nella storia: George oggi vanta ancora il titolo del più anziano campione del mondo. Ma George Foreman è molto di più di un vincitore nel mondo del pugilato, è un’icona della cultura pop, Foreman dopo il ritiro lanciò un grill da cucina che divenne un fenomeno globale, il grill conosciuto meglio come il “George Foreman Grill” che vendendo milioni di unità popolò le cucine degli americani, grazie alla sua innovazione e tecnologia rivoluzionaria.
Non è stato da meno la sua passione per i motori, il suo rifugio personale era un garage immenso,
uno dei più grandi e più completi dell’epoca sopratutto nel mondo dei collezionisti, un rifugio dove
si dedicava allo spirito della manovalanza stracolmo di gioielli, primissime e ricercatissime collezioni di Porsche 911, Chevrolet Corvette, Lamborghini, Ferrari F40 e Testarossa e chi più ne ha più ne metta, ma la sua vettura preferita restò sempre il suo primo acquisto, la Volkswagen Maggiolino cabriolet.
Per lungimiranza nei confronti dei 10 figli e 16 nipoti vendette il garage, ma non si separò dal suo Mercedes Gelandewagen dal valore di 150.000 dollari e dal suo pickup. Ma questo gigante, grande e grosso, è stato anche un uomo di chiesa: fondò la Church of the Lord Jesus Christ a Houston, una chiesa che ancora oggi si dedica al servizio della comunità e all’assistenza dei bisognosi.




