Panorama autarchico della Russia, quali sono i brand surrogati.
Da 2 anni a questa parte la Russia ha visto un’evoluzione (o involuzione) del suo sistema economico, le continue sanzioni la hanno portata a sviluppare un regime economico puramente autarchico, com’è naturale che sia. Questa teoria, semplice e lineare, prende il nome del “Self-Sufficiency”: come lo stoicismo in filosofia insegna la “autarkia” spirituale, ovvero il concetto di bastare a se stessi, similmente nel campo della scienza economica affrontiamo questo concetto.
Azione e reazione portano i paesi, suscettibili di sanzioni di terzi protagonisti, a voler ridurre la loro dipendenza spesso materiale, quindi la loro vulnerabilità; nel terzo millennio la guerra si è spostata su vertici economici, le sanzioni sono un modo di limitare l’accesso di una nazione a particolari tecnologie, risorse o materiali, la risposta strategica più comune è sempre stata l’autarchia economica, passando dall’Unione Sovietica, da Cuba in risposta agli embarghi statunitensi all’Iran che ha trovato nel settore energetico autoprodotte una risposta alle sanzioni internazionali (nel grafico di curva di crescita dell’autarchia, gli obiettivi chiave che storicamente emergono con maggior successo di autoproduzione sono sovranità alimentare e autosufficienza energetica).
Così la Russia odierna, messa a dura prova dagli anni di guerra che intercorrono, dalle sanzioni e embarghi internazionali e, non ultimo per importanza, dai default del rublo, ha visto sviluppare un rafforzamento delle produzioni interne e di strette internazionali che coinvolgono il mondo orientale, non è una novità dapprima della guerra la nascita dell’EAUE, l’Unione Economica Eurasiatica che ha visto costruire una zona di libero scambio nei paesi dell’ex unione sovietica.
Questo meccanismo di difesa ha portato un’impennata nella crescita della produzione interna lorda, certo gli economisti si domandano se questo risultato basti per sovrastare i danni a lungo termine dell’isolamento.
Ecco che dopo la teoria ci concentriamo su un excursus di quello che è successo in Russia in questi anni: con il vento di guerra Putin ha instituito un oligarchia di fedelissimi i cui brand hanno saputo spazzare via i competitor d’oltreoceano, molti dei quali sono stati oggetto di discussione anche nel parlamento russo. Il primo McDonald’s ha aperto nel 1990, ed ha avuto vita relativamente breve se pensiamo che, ormai 3 anni fa, è stato completamente sostituito da “Zio Vanja”, lanciato nel 2022 con un focus diretto alla creazione di un marchio su scala nazionale.
Dopo la guerra e le sanzioni il marchio americano ha infatti sospeso le operazioni commerciali e ha venduto i ristoranti a una società russa, la “Sistema PBO”, la quale detiene una catena di ristoranti che si chiama “Vkusno i toschka”, che in russo significa “Buono e basta”.
Pure sulla branca digitale e tecnologica la Russia ci ha stupito, riuscendo a ricreare social network che non hanno nulla da invidiare a Facebook e Instagram di Meta, è Rossgram l’Instagram del Cremlino, RuTube l’alternativa a YouTube, Yandex al posto di Google e VKontakte il social clone di Facebook, tutte proprietà di bandiera.
Ecco che le imprese autoctone, spinte dall’efficienza con la quale l’industria russa sta affrontando questi anni difficili, sono così riuscite a spazzare via i nomi internazionali.




