Cento anni di Treccani, l’Enciclopedia degli italiani
Oggi, 21 febbraio 2025, presso Palazzo Mattei di Paganica, sede romana dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Treccani dedica l’intera giornata al festeggiamento dei primi 100 anni di attività. In occasione dell’evento, sono state scelte 100 parole caratteristiche del secolo, una per ciascun anno: il 1938, ad esempio, è riassunto nella parola “razza”; il 1966 nella parola “femminismo”, che si contrappone al 2023 segnato dalla parola “femminicidio”; il 1987 è l’anno del “politicamente corretto”, invece il ’91 è quello di “internet”. Insomma, sembra un vero e proprio viaggio attraverso le generazioni e i cambiamenti della società che hanno segnato il mondo a partire dal 1925. E’ proprio in questo anno che, il 18 Febbraio, grazie al sodalizio tra l’industriale tessile Giovanni Treccani degli Alfieri e il filosofo Giovanni Gentile, poté finalmente realizzarsi l’impresa enciclopedica che ha svolto, e continua a svolgere, un ruolo fondamentale nell’informazione e nella formazione di uomini e donne. Le origini risalgono al periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale, in cui l’Italia, emersa vittoriosa, aveva urgente bisogno di dotare il Paese di un riferimento culturale comune. La fondazione dell’Istituto, dunque, si caratterizzò come un’esperienza collettiva. La prima grande trasformazione avvenne, però, qualche anno più tardi, nel 1933, in cui l’Istituto Treccani divenne società anonima per quote: nacque così l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, con Guglielmo Marconi come presidente e Gentile e Treccani come vicepresidenti.
La galassia del sapere
“Lo spirito enciclopedico di armonia e concordia universale, caratteristica della sua missione originaria, è, ancora oggi, vivo e presente, attraverso uno splendido rapporto tra la cultura analogica dei libri e quella digitale, come si vede nella mostra ospitata in questo magnifico palazzo”. Sono queste le parole di Alessandro Giuli, attuale ministro della Cultura, che oggi ha preso parte alla cerimonia in onore del centenario, insieme a Sergio Mattarella. La mostra Palazzo Treccani, progettata da Dotdotdot con il sostegno del MIC e dell’ICAR, è, infatti, un luogo di cultura aperto e accessibile a tutti, suddiviso in una galleria ed in uno studiolo. La galleria presenta giganteschi volumi organizzati come in una linea del tempo che scandiscono i momenti salienti di una storia secolare, attraverso opere, personaggi e progetti, integrati tramite contenuti audio, video ed oggetti. Lo studiolo, invece, è dedicato alla riflessione ed al contemporaneo, e mescola la tradizione e le nuove tecnologie, lasciando che il visitatore esplori, in ogni sua forma ed in ogni suo tempo, quella che viene definita “la galassia del sapere”. Dopo la visita alla mostra ci si è spostati nella sala conferenze dove hanno preso la parola Carlo Ossola e Massimo Bray, rispettivamente presidente della Treccani e direttore editoriale.
Lunga vita al libro!
Ossola, un uomo elegante dagli occhi chiari, molto colto e limpido nel linguaggio, ha fatto riferimento a figure quali Rita Levi Montalcini e Luigi Einaudi, in quanto testimoni dello studio del vero, che hanno avuto la responsabilità di tutelare ed accrescere il sapere in quanto bene comune. Ora, il primissimo custode di questi beni, non può essere altro che il Presidente della Repubblica Italiana.
Ha tenuto, inoltre, ad esplicitare l’importanza e i compiti dell’Istituto enciclopedico. A partire dalla fine degli anni ’90 siamo frastornati dalla continua sovrapposizione di dati sempre più accessibili che, certamente, mettono in circolo la conoscenza, ma tendono anche a creare confusione. In questo panorama, l’Enciclopedia vuole dare un ordinamento, vuole rimettere apposto le idee in modo tale che possano essere a “portata di mano” per tutti. In un periodo storico come questo, dove il virtuale sta progressivamente sostituendo la fisicità, è bene chiedersi se, forse, il ruolo dell’Enciclopedia stia tramontando, esalando l’ultimo respiro. Carlo Ossola si dichiara sereno in materia e ci racconta un aneddoto su un poeta, fumatore, collezionatore di pipe, nel periodo in cui uscì il divieto di fumo in tutta l’Europa. La morale è che, come per le pipe o per le sigarette, anche i libri non spariranno mai poiché ne rimarrà la qualità, l’importante è avere la tenacia di saperli conservare. Il poeta Giovanni Giudici, nel libro “Prove del teatro”, interroga il lettore con queste parole: “Lo sai perché resistere?”. Ecco, non bisogna chiedersi il motivo né interrogarsi sull’efficacia, non bisogna inseguire il tempo per quello che chiede e consuma, bisogna semplicemente farlo. Perciò, finché dura il libro, ancora lunga vita!
Consapevolezza, educazione e speranza
Mentre l’Istituto si appresta ad entrare nel suo secondo secolo di attività, Massimo Bray, ex ministro della Cultura, ripercorre le tappe salienti dell’Enciclopedia Italiana, dalla prima pubblicazione posta in prenotazione a 5000 lire, alle nuove voci, quali “capitalismo digitale” o “metaverso”, passando per il 1995, data in cui nacque il primo sito Treccani, e gli anni ’70 e Duemila, in cui le enciclopedie vennero dedicate a grandi classici della letteratura italiana ed europea, e alle città, ai siti archeologici e ai musei. Bray ritiene che la parola d’ordine sia “tempo”, quel tempo che oggi manca. Nell’era della Generazione Beta non abbiamo pause ed abbiamo, invece, il costante bisogno di essere connessi. Questo non ci fa sentire soli e, in accezione positiva, si sta forse scoprendo il valore della comunità. L’italiano è una lingua viva e ricchissima che riesce ad adattarsi ai cambiamenti sociali e alle trasformazioni tecnologiche… non a caso, dietro ad ogni cambiamento linguistico che si è registrato negli anni, c’è sempre lo zampino anche di grandi antropologi.
Il 30 novembre del 2023, il governo ed il Parlamento italiani hanno riconosciuto alla Treccani il ruolo di istituzione culturale di valore nazionale, dunque, non resta che essere orgogliosi e fieri. Il motto è “consapevolezza, educazione e speranza”.




