Margarita a Mezzanotte!

Non ci rimane che spruzzare qualche goccia di “Lime in the Coconut” per riassaporare lo spirito del film che ha segnato intere generazioni di streghe! Con l’uscita nelle sale dell’attesissimo sequel di Amore & incantesimi – Practical Magic, riaffiora quell’inconfondibile nostalgia per la pellicola cult – tratta dal romanzo di Alice Hoffman – firmata anni ’90, capace di costruire e codificare l’universo magico al femminile.
Le sorelle Owens, interpretate da Sandra Bullock e Nicole Kidman, tornano sullo schermo pronte a mostrare nuovamente la forza di un legame rimasto sospeso nel tempo: nonostante una regia che a tratti si rivela pigra e accomodante, l’opera non perde di un solo grammo la sua energia viscerale sprigionata dalla centralità di una sorellanza che scavalca la trama e si impone come matrice funzionale del racconto. La scrittura poco frizzante non impedisce tuttavia al film di stringere gli spettatori in una tenace morsa di malinconia chiedendo in cambio più di un fazzoletto. Se nel primo film i toni cupi del fantasy si intrecciavano con i dialoghi comici e un’atmosfera spumeggiante, nel sequel si intraprende un cammino meno scoppiettante verso un luogo familiare ricostruito secondo nuovi equilibri.
Le linee svettanti, i tetti vertiginosi e le ampie modanature in legno delineano la silhouette della famosa Casa Owens, una classica dimora in stile vittoriano impreziosita dai particolari dettagli in Carpenter Gothic. La celebre architettura appollaiata su una costa del Massachusetts, ancora una volta, diventa la protagonista che protegge e custodisce: lo sguardo così si sposta dalla cucina pervasa dall’odore di tequila e cannella alla meravigliosa veranda dove, tra erbe essiccate e boccette di vetro, si sperimentano intrugli e si lanciano incantesimi. Eppure, al di là dei mortai, degli artifici e delle formule, la potente magia delle Owens risiede nella paziente trasmissione di saperi perpetuati sottovoce di generazione in generazione. La stregoneria femminile, rappresentata e non, smette di esistere in qualità di elemento fantastico e si rivela come uno spazio di unione, tutela reciproca e resistenza: è intimità domestica all’interno della quale si intrufolano benevoli auguri e pericolose fatture. Il legame tra le donne Owens diventa così il vero perno del sacro e del quotidiano dove il fantastico diventa espediente narrativo per raccontare il reale.
“I loved magic from the start, beginning with the stories my Russian grandmother told me. If ‘magic’ was in the title of a book, I was bound to find it. In the world of fairy tales, the amazing is recounted in a matter-of-fact tone, with the practical and the magical living side by side.” (Alice Hoffman)
Ho amato la magia fin dall’inizio, a partire dalle storie che mi raccontava mia nonna russa. Se c’era la parola ‘magia’ nel titolo di un libro, dovevo trovarla a tutti i costi. Nel mondo delle fiabe, lo straordinario viene raccontato con tono naturale e pragmatico, dove il pratico e il magico convivono fianco a fianco. (Alice Hoffman, trad. ita.)
La magia delle streghe affonda le sue nodose radici nella sfera del femminile legandosi ai pochi margini di autonomia che una società patriarcale ha tentato di arginare. Spogliandosi di ogni concessione al folklore caricaturale, la stregoneria femminile si trasforma in un dispositivo di autodifesa e sovversione contro le prevaricazioni del maschilismo e la violenza che ne deriva. Non a caso, l’elemento più radicale della favola cinematografica, che emerge durante l’estenuante ricerca di un amore romantico, stabile e duraturo, nasce proprio dalla necessità delle donne Owens di farsi scudo contro l’arroganza, la prepotenza e l’aggressività maschile. Tra la delicatezza delle tazzine da tè, sussurrando in compagnia incantesimi di sovversione e riscatto, si costruiscono spazi e linguaggi di libertà, autonomia e protezione.
Di seguito, ho voluto raccogliere una serie di idee, opinioni e suggestioni relative a questo fantastico mito mai del tutto svanito… Quando la cenere del rogo si raffredda e il folklore diventa memoria, cosa evocano nelle nostre menti i voli arcani di queste sciagurate streghe?
“Ti dico […] donne intelligenti che non hanno piegato la testa, che hanno deciso di fare ed essere quello che volevano pagandone il prezzo. Che poi è fantastico che ogni cultura, ogni paese… ne abbia una.”
“A me interessa a livello folklorico: come la cultura dei riti [della stregoneria N.d.A.] è sopravvissuta anche al cristianesimo, a volte venendo inglobata come pratica cristiana e a volte perseguitata.”
“Oggi le brucerebbero tutte le streghe, non ci vedo una sorellanza bensì un’unione di un destino tragico per cui per un niente venivano date al rogo.”
“Il concetto di donna potente anzi più potente dell’uomo… è bellissimo.”
“Le streghe venivano bruciate quando in realtà erano solo donne intelligenti quindi [rappresenta N.d.A.] anche una rivalsa.”
“Io penso che sentirsi una strega è un po’ come la copertina di Linus, altre volte penso che sia un modo per dimostrare che le donne sono tutte streghe perché è quello che rappresenta il sesto senso e la capacità di fare più cose insieme.”
“Noi siamo streghe.”
“La cosa figa della stregoneria rappresentata è il fatto [di creare una N.d.A.] sorellanza, non è la magia di per sé, ma il fatto che venga tramandata […] c’è una congrega di sorelle dove tu puoi mostrarti per quella che sei, e aver [di fronte N.d.A.] l’esperienza di una donna […] donne forti che accettano la loro femminilità e tutto ciò che riguarda l’esperienza del femminile.”
“A me piacciono i tarocchi, queste cose con le pietre e l’energia, se mi capita di parlare con un’altra ragazza a cui piacciono queste cose, ti senti più vicina […] io adoro le streghe! Vorrei essere una strega! È bellissimo il fatto che ci sia una comunità, quasi, no?”
“Se conti che la maggior parte delle donne in passato è stata bruciata […] ricevevano accuse di essere streghe. Ma anche tutt’oggi quando una donna viene vista in modo diverso… è una strega, facci caso! Io mi ci rivedo molto nelle streghe.”
“Mi ricordano l’indipendenza femminile, il sostegno tra sorelle, con lo schermo per la maggior parte riempito dall’immagine femminile mentre quella maschile viene messa in secondo piano per dare più visibilità alla donna. Viene messa in primo piano l’amicizia tra donne rispetto all’amore [romantico N.d.A.] per il partner.”
La figura della strega fluttua tra il dato storico e l’immaginario pop, trasformandosi di volta in volta attraverso gli occhi di chi guarda: e voi? Cosa vedete quando ripensate a una strega e alle sue molteplici rappresentazioni?




