Elon “Tiger” Musk: il Magnate Sudafricano è veramente un genio illuminato oppure un Business Man in aperto conflitto di interesse?
Elon Musk è veramente il genio del XXI secolo? La domanda sorge spontanea ascoltando il dibattitto pubblico di questi ultimi anni, rafforzatosi in questi ultimi mesi che hanno visto il Patron di Tesla e Space X scendere in politica affianco a Donald Trump, trasversalmente da sinistra a destra della galassia della politica internazionale, quella delle estreme destre, dei reazionari, dei conservatori, delle sinistre, democratiche e socialdemocratiche, considerano Elon un genio ma è veramente o un genio oppure Elon è più semplicemente un business man con un grande fiuto per gli affari ?
Lodato, amato, venerato, le élite si prostrano di fronte al Leonardo Da Vinci dell’elettrico, all’Henry Kissinger della diplomazia digitale, insomma al nuovo che avanza definendolo un genio illuminato, che a
colpi di macchine elettriche, nonché a colpi di Tweet o di X sulla sua arena digitale, dove tutti sono liberi di esprimere il loro libero pensiero “condizionato”, sta rivoluzionando, in bene o in male ancora non è dato saperlo, il mondo e anche la politica e le relazioni internazionali.
L’illuminato e la sua missione nell’Amministrazione americana
L’illuminato Tiger Musk, oggigiorno, proprio perché illuminato di genialità, è divenuto il consulente di fiducia di uno degli uomini più potenti del pianeta, il presidente eletto Trump, a cui ha affidato il
fondamentale ruolo di capo Dipartimento per l’efficienza governativa sburocratizzando la macchina
amministrativa americana. Il genio Musk è talmente un illuminato che il suo ruolo nell’Amministrazione
Trump sarà quello di tagliatore di teste per eliminare i costi della macchina burocratica della Federazione, un Carlo Cottarelli statunitense, e non me ne voglia il nostro economista, che dovrà, illuminatamente s’intende, tagliare gli sprechi nella macchina burocratica statunitense per poi reimpiegare le risorse economiche recuperate dal bilancio federale sui progetti aereospaziali, e guarda un po’ casualmente l’illuminato è a capo dell’azienda aereospaziale leader negli Stati Uniti, Space X, nonché sui progetti militari di ultima generazione, droni, satelliti, caccia militari ad intelligenza artificiale, che guarda tu il caso anche in questo caso fanno capo tutti a società riconducibili al nostro Cottarelli edizione USA.
Il modello Tesla e il Business man Musk
Ma oltre il semplice ruolo di burocrate e di imprenditore, il genio Elon è, a detta delle élite europee come la Premier Meloni, il vicepresidente Salvini, il Senatore Renzi, il segretario di partito dell’AFD Alice Weidel e, in tempi non sospetti, il Presidente Macron e La Marine Le Pen, un business man futurista che è stato in
grado, tramite le sue aziende di riscrivere la storia e favorire il progresso socio-economico internazionale con un occhio al suo portafoglio.
Il primo miracolo compiuto da questo genio illuminato sembrerebbe essere stato quello, tramite la sua
azienda automobilistica Tesla, di donare al mondo la “macchina elettrica”. Un’ illuminazione che, tuttavia, se si ricerca un po’ nella storia dell’automobile, nel XX secolo ha fatto capolino sulla scena automobilistica ben prima del 2003, anno in cui il “profeta” Musk entra in società con gli ingegneri Martin Eberhard e Marc Tarpenning fondando la Start-up Tesla.
Più che genio illuminato, Musk potrebbe essere definito un “segugio” del business, che annusa le opportunità e ci investe forte, così come accaduto nel settore dell’auto elettrica, visto il caso della Toyota Prius, prodotta nel 1997, sei anni prima che nascesse Tesla, e divenuta nel 2000 la prima auto elettrica di massa venduta in tutto il mondo con un immediato successo di pubblico e gradimento, Musk ha annusato la possibilità di fare business e ci si è buttato. Uomo con il fiuto per gli affari si, genio illuminato anche meno.
Da vero business man Tiger Musk, all’alba della nascita di Tesla si affidò al genio, in questo caso è
appropriato utilizzare il termine, e alle competenze di Tarpenning e di Eberhard per iniziare la sua scalata
imprenditoriale nel campo dell’automotive sostenibile, settore notoriamente amato dai Radical Chic e dai
comunisti col Rolex che spendendo 50.000 dollari di automobile elettriche sentono di aver reso il mondo un posto migliore e più green, arrivando brevemente ad essere definito come un modello di business di
riferimento.
Eppure, non è tutto oro quello che luccica ed infatti, sebbene oggi Tesla è una realtà affermata dell’automotive internazionale, il “genio Musk” ha rischiato di chiudere bottega anzi tempo, nel 2008, quando, sia lo scontro avvenuto con Eberhard che ha provocato l’allontanamento dello stesso dalla sua
“creatura”, sia un business plan fin troppo ottimistico, la Tesla Roadster è costata all’azienda 140 milioni
invece dei 25 calcolati inizialmente, hanno condotto Elon sull’orlo del fallimento.
Fallimento che è stato evitato, a ben vedere, grazie alle “coincidenze” del mercato finanziario, ovvero
l’acquisizione da parte del colosso informatico Dell della Start up Everdream, di cui Musk era investitore e
che porta nelle tasche di Elon 15 milioni di dollari, nonché l’intervento degli investitori e dei dipendenti
stessi di Tesla che investono acquistando quote del “loro” marchio per salvare l’impresa e l’uomo solo al
comando Elon.
Rocket “Musk” e il conflitto d’interesse
Dopo le auto elettriche e la sua “visione” di società green tramite realizzazione di auto a impatto zero, il
nostro illuminato, nello stesso anno dell’entrata in Tesla, fonda la società Space X, società aerospaziale
fondata nel 2002. La storia dei voli nello spazio ha un prima e un dopo l’arrivo Space X, prima lo spazio era una questione esclusivamente statale per investimenti e interesse, gestita dalle agenzie governative con i loro obiettivi di osservazione, militare e di sicurezza con l’eccezione delle società di telecomunicazioni; oggi invece si è aperta l’era dello sfruttamento commerciale dello spazio e dunque della space economy propriamente detta, che neanche a dirlo, il nostro genio Musk con il suo “fiuto per gli affari” è stato il primo e, per ora, rimane anche l’unico a trarne profitto.
Rocket Musk fonda Space X nel 2002 con l’obiettivo illuministico “di rendere la specie umana multiplanetaria e lo spazio sempre più accessibile”, tuttavia, oggigiorno, Space X sembrerebbe far decollare piuttosto che la specie umana, il patrimonio di Musk visto che il business principale di Space X è la costruzione di vettori e la fornitura di servizi di lancio commerciali, seguiti dai satelliti e dalle capsule
spaziali. È la più grande società privata al mondo per i lanci nello spazio e, con l’avvio del progetto Starlink, anche per la costruzione di satelliti per telecomunicazioni.
Il business stellare di “Rocket Musk” decollò nel dicembre del 2008 grazie alla commessa offertagli dalla
Nasa per 1,6 miliardi di dollari per la realizzazione di un sistema di trasporto merci verso la stazione spaziale internazionale tramite la navicella Dragon, che avrebbe dovuto sostituire lo Space Shuttle entro il 2011 e che regolarmente è entrato in funzione a partire dal 2012 con le missioni Dragon. Nel 2020 con la missione Dragon 2, Musk, sostenuto con una commessa da 2,6 miliardi di dollari da parte della NASA, ha condotto per la prima volta astronauti sulla ISS.
Dopo il trasporto di merci e di persone, Rocket Musk si è concentrato su un business ben più remunerativo, visti i conflitti in corso, ovvero la realizzazione di satelliti per scopi di intelligence e telecomunicazioni. Il tanto caro progetto Starlink, a cui il nostro governo sembrerebbe volersi affidare per la tutela dei suoi interessi nazionali affidando al magnate sudafricano una commessa da oltre 1,5 miliardi di euro, sta creando, nella sua prima fase, una costellazione di 12 mila satelliti a bassa orbita per Internet a banda larga per raggiungere i 30mila con la seconda.
Il vero obiettivo
Ma il vero obiettivo di Elon è quello non solo di mantenere la sua posizione di monopolista tecnologico, ma soprattutto di utilizzare la sua costellazione di satelliti per scopi di intelligence e militari, suscitando quello che oggi non può non chiamarsi conflitto d’interesse visto il ruolo che ricoprirà nell’Amministrazione Trump, con la presentazione nel dicembre 2022 del programma Starshield. Con questo programma, Space X sta costruendo una costellazione di satelliti militari per il National Reconnaissance Office (NRO), avendo ottenuto un contratto da 1.8 miliardi di dollari nel 2021 per realizzare centinaia di satelliti. Space X e il suo fondatore hanno realizzato e lanciato diversi satelliti per conto del Dipartimento della Difesa americano con l’obiettivo di monitorare la Terra per rilevare e tracciare il lancio di missili ipersonici nonché
Per osservare la terra a scopo di intelligence controllando le telecomunicazioni tramite il Signals intelligence (SIGINT) ponendo nelle mani di un uomo privato, il nostro Rocket Musk, un potere rilevante di incidere sulla sfera pubblica e sugli interessi nazionali Statunitensi. Senza dubbio Musk è una figura che sta influenzando in maniera dirompente questi nostri anni bui e decadenti con le sue aziende e la sua tecnologia, tuttavia, è bene ricordare a tutti i discepoli della “Musk- mania”, che i cosiddetti geni illuminati nella storia, istrionici, iconici, idolatrati dalle élite nel tentativo di “utilizzarli”, ce ne sono stati e ogni volta che si sono presentati sul palcoscenico hanno finito tutti per rivendicare fama, potere, controllo dello Stato e tutela dei propri interessi, tutto quello su cui il nostro Tiger- Musk sembrerebbe aver già messo le mani e puntato gli occhi in un aperto conflitto di interessi di cui nessuno, soprattutto ai vertici delle élite politiche, sembrerebbe interessarsi in un pericoloso superficialismo e sottovalutazione che ha aperto nel corso della storia ai regimi autoritari del XX secolo.




