Zahi Hawass e le recenti scoperte archeologiche in Egitto
Quando si parla di archeologia, il collegamento con le antiche piramidi egiziane, i geroglifici e i misteri che essi celano è quasi sempre automatico. Pensare all’archeologia equivale, molto spesso, a pensare all’Egitto. Pensare alle scoperte e alla divulgazione, in Egitto ed internazionalmente, equivale anche a pensare a Zahi Hawass. Definito un archeo-star, archeologo ed egittologo egiziano di 77 anni che continua a fare del mondo antico egiziano una ragione di vita. Hawass è visto come un Indiana Jones, uno scopritore degli antichi segreti nascosti sotto la sabbia del Sahara. Da almeno trenta anni il suo volto è legato all’egittologia mondiale, fama legata anche alle sue apparizioni in televisione. È stato ministro delle Antichità e dal 2002 è segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie.
Nuove scoperte: dal tempio di Hatshepsut…
In un’intervista di questi giorni a La Ragione, racconta di una grande scoperta fatta a Luxor, città non molto lontana dalla Valle dei Re. «Abbiamo annunciato una grande scoperta a Luxor: il primo monumento reale trovato in zona dopo l’apertura della tomba di Tutankhamon nel 1922», ha raccontato dal suo studio a Il Cairo. Infatti, dopo tre anni di scavi, Il suo gruppo di ricerca, ha scoperto 1.500 blocchi intatti appartenenti al tempio funerario di Hatshepsut, consacrato a una delle rare donne-faraone dell’antico Egitto. «Sono decorati con magnifiche scene e riportano i nomi di Hatshepsut e del suo figliastro e successore, Thutmose III». Questa scoperta, afferma Hawass, è importante perché ci porta a riscrivere i libri di storia. Per molti decenni si è creduto, infatti, che Thutmose avesse eliminato dalla memoria storica la propria matrigna Hatshepsut, infuriato per essere stato superato da una donna sul trono mentre era ancora un bambino. Alcuni arrivavano a dire che l’avesse persino uccisa, ma il ritrovamento del nuovo tempio narra una storia addirittura opposta: «Dai geroglifici si evince che, una volta salito al trono, il ragazzo restaurò e curò l’edificio continuando a venerare la regina».
Hatshepsut è stata, infatti, una delle figure più significative della storia dell’antico Egitto. Fu una delle poche donne-faraone, che salì al trono come reggente per il giovane Thutmose III, figlio di un precedente matrimonio di suo padre Thutmose II. Inizialmente, Hatshepsut governò come reggente per il bambino Thutmose III, ma successivamente si autoproclamò faraone e governò da sola per oltre 20 anni, assumendo tutti i poteri di un sovrano maschile, incluso il titolo e l’aspetto del faraone. In seguito alla sua morte, i monumenti dedicati a Hatshepsut furono vandalizzati. Date le recenti scoperte, secondo Hawass a cancellarne la memoria storica furono gli egiziani stessi: «A loro non piaceva l’idea di essere governati da una donna». Per Hawass, la storia non fa che ripetersi: «Siamo sempre gli stessi, ciò che studiamo lo testimonia».
…alla stele di Djehuty-mes
Tra le altre scoperte, Hawass dice di aver rinvenuto insieme al suo team una stele di un certo Djehuty-mes, direttore del palazzo della regina Tetisheri, rivelando in anteprima a La Ragione che è dedicata a Nakhtmin, comandante dei carri dell’esercito del faraone. Tale scoperta indica che nell’area, livellata durante il regno di Hatshepsut per erigere il suo tempio, sono sepolti alcuni membri delle corti degli ultimi faraoni della XVII dinastia. Questi sovrani, intorno al 1550 a.C., scacciarono gli invasori asiatici Hyksos dall’Egitto, segnando l’inizio di un periodo di splendore, il Nuovo Regno.
La lotta per riportare in Egitto le opere rubate
Legato al suo lavoro di archeologo e divulgatore, vi è la presa di posizione di Zahi Hawass di divenire capo di un movimento di opinione per la restituzione di molti importanti manufatti egiziani antichi, come la Stele di Rosetta. Già nel luglio del 2003, Hawass aveva chiesto infatti la restituzione di quest’ultima da parte dell’Inghilterra, dichiarando che «gli inglesi devono riabilitare la loro reputazione, offrendosi volontariamente di restituire la pietra, perché è l’icona della nostra identità egizia». Attualmente, Hawass ha affermato di star curando una petizione che ha già raccolto 300mila firme, con l’obiettivo di arrivare a un milione e di rendere «miserabile la vita del British Museum, del Louvre e del Neues Museum di Berlino». Secondo l’archeologo, infatti, i tre Paesi europei devono restituire all’Egitto i tre grandi reperti sottratti illegalmente: la Stele di Rosetta, lo Zodiaco di Dendera e il busto di Nefertiti. Ci tiene a sottolineare che la sua lotta non riguarda il Museo Egizio di Torino: a lui interessano le opere rubate, non tutti gli oggetti portati all’estero.




