Unione europea timida davanti alle minacce di Trump alla Groenlandia
Le dichiarazioni di Donald Trump durante la conferenza stampa del 7 gennaio a Mar-a-Lago hanno scatenato un prevedibile effetto a catena. Soprattutto la volontà esplicitata di annettere l’isola della Groenlandia, appartenente al Regno di Danimarca, ha scaturito una corsa ai ripari al di là dell’Atlantico. Il presidente entrante, che tra soli undici giorni si insedierà alla Casa Bianca, ha mostrato, infatti, la sua volontà di comprare l’isola artica e, in caso di rifiuto da parte della Danimarca, di ricorrere alla forza economica (attraverso l’utilizzo di dazi) e, se necessario, militare. L’attacco così chiaro e dirompente ad un Paese sovrano, per lo più alleato all’interno del Patto Atlantico, ha generato inevitabili reazioni in Europa.
L’Unione europea prende tempo
L’annessione della Groenlandia agli Stati Uniti d’America appare, tuttavia, a molti come una minaccia destinata a rimanere teoria, vista più come uno sfoggio di potenza e supremazia da parte del nuovo presidente. Lo stesso segretario di Stato, legato all’amministrazione di Joe Biden e in carica ancora per poco, ha affermato che l’idea trumpiana «non si realizzerà». Anche l’Unione europea si muove cauta al momento, commentando le dichiarazioni del tycoon in un modo che molti hanno giudicato come «timido». Nel corso del quotidiano briefing con i giornalisti, i portavoce della Commissione europea hanno sottolineato infatti che la sovranità degli Stati va sempre rispettata. Pula Pinho, capo-portavoce dell’esecutivo europeo, ha parlato di «minacce teoriche», sminuendo la portata delle affermazioni espansionistiche di Trump. Riferendosi alle minacce passate del presidente russo Vladimir Putin, lanciate prima dell’invasione dell’Ucraina, Pinho ha detto di non voler «paragonare la situazione con quanto accaduto in Ucraina». «Molte minacce non si sono concretizzate. Non vediamo la necessità, in questo momento, di andare oltre a ciò che abbiamo detto» ha aggiunto la portavoce.
Francia e Germania corrono ai ripari
Parigi e Berlino non sembrano essere, tuttavia, dello stesso avviso. Con von der Leyen sotto scacco a causa di una grave polmonite, sono i singoli governi europei a muoversi con fermezza. Critiche più esplicite all’amministrazione Trump sono arrivate inizialmente dal ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, nel corso di un’intervista alla radio France Inter. «La Groenlandia è un territorio dell’Unione europea», ha dichiarato. «È fuori discussione che l’Ue possa lasciare altre nazioni del mondo, qualunque esse siano, prendere di mira le proprie frontiere sovrane». Le minacce di Trump raggiungono quindi una dimensione europea. La Groenlandia, a differenza della Danimarca, non fa parte dei 27 Stati membri dell’Unione europea, ma gode di uno status speciale come territorio d’oltremare, che include l’accesso ai fondi europei e la libertà di movimento per i groenlandesi, considerati cittadini europei. Dopo le accuse di Parigi, sono arrivate infatti anche quelle di Berlino. Dopo le uscite di Donald Trump sulle sue mire espansionistiche, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha ribadito il «principio di inviolabilità delle frontiere», alludendo anche alle minacce rivolte dal tycoon a Panama e addirittura al Canada, con la cartina pubblicata da Trump che vede il Canada come il 51esimo Stato americano. Scholz ha poi ricordato che «la situazione della sicurezza in Europa sarà molto tesa nel prossimo futuro», soffermandosi sulla necessità europea di rafforzare le proprie capacità di difesa.




