Bayrou è il nuovo premier della Francia. Ora deve raccogliere le sfide di Barnier
Il nuovo premier della Francia è Francois Bayrou. Il presidente Emmanuel Macron, si legge nella nota diffusa dall’Eliseo, “ha nominato Francois Bayrou primo ministro e l’ha incaricato di formare un governo”. L’ex ministro, fondatore del partito MoDem, è tra le personalità politiche più navigate della Quinta Repubblica. Ha 73 anni, di cui 40 passati in politica: per tutta la carriera è stato un uomo di centro, prima nel partito di centrodestra Unione per la democrazia francese (UDF) e poi nel proprio nell’attuale MoDem, da lui fondato.
Il presidente francese Emmanuel Macron lo ha incaricato venerdì di formare un nuovo governo, con il dichiarato e prioritario compito di evitare mozioni di sfiducia e di durare il più possibile, con l’idea di tirare avanti fino a fine legislatura, nel 2027. Non è un compito facile, come ha dimostrato il predecessore Michel Barnier, durato in carica meno di tre mesi e dimessosi dopo una mozione di sfiducia provocata da un acceso dibattito sulla prossima legge di bilancio.Rispetto all’Italia, i governi in Francia per entrare in funzione non hanno bisogno di superare un voto di fiducia ma solo di non cadere per un voto di sfiducia: questo potrebbe essere un vantaggio per Bayrou, che sembra avere la qualità di non dispiacere troppo a molti.
Il rischio comunque è dietro l’angolo, perché anche l’ipotesi Barnier che sembrava la più equidistante dalle parti politiche non ha avuto grande fortuna. L’unico partito che ha dichiarato di voler presentare una mozione di sfiducia immediata a Bayrou è la La France Insoumise, di sinistra radicale, guidata da Jean-Luc Mélenchon: è il più grande di quelli che fanno parte del gruppo di sinistra (il Nuovo Fronte Popolare), ma da solo non ha i voti per far cadere il prossimo governo. Socialisti, Verdi e Comunisti – cioè gli altri partiti di sinistra o centrosinistra – hanno annunciato che, pur non avendo intenzione di partecipare al nuovo governo e collocandosi all’opposizione. Più complesso sarà comunque trovare i voti per approvare le leggi in Parlamento, soprattutto quelle in materia di bilancio che hanno fatto cadere il suo predecessore. Il deficit di debito pubblico alla fine del 2024, infatti, sarà pari al 6,1 per cento del PIL.




