L’abbraccio nella letteratura e iconografia medievale
Nel suo libro Un Medioevo di abbracci, Non solo d’amore, non solo umani (edito da Il Mulino, 2024), Virtus Zallot — docente di Storia dell’arte medievale all’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia — ripercorre l’iconografia medievale dei vari tipi di abbraccio, partendo dalla letteratura.
La premessa di questo volume può sembrare dolce, in quanto rimanda a un gesto relazionale universale, ma la trattazione si pone su un livello talmente meticoloso, da rivelare anche molti altri aspetti del Medioevo, non solo estetici.
Zallot apre l’opera definendo l’abbraccio come recinto corporeo dalle mille sfumature. Ci si abbraccia per amare in primis, ma anche per proteggere, congedare, talvolta persino aggredire. Ci si abbraccia probabilmente da sempre, in quanto si tratta di un linguaggio antico, espressione dei modi d’essere dell’uomo.
L’autore prende come spunto una pluralità di fonti scritte, sia sacre che profane. Una delle primissime opere citate è ad esempio il De Amore di Andrea Cappellano, un trattato del XII secolo che delimita i canoni dell’amore disinteressato e puro. Ma non mancano le grandi opere cavalleresche, tra cui i Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer o il Cavaliere della carretta di Chrétien de Troyes, i contributi dei trovatori, il Novellino, il mastodontico Decameron di Boccaccio o persino gli spregiudicati fabliaux.
Tutte queste opere servono a dimostrare come l’abbraccio sia qualcosa di estremamente variegato. Zallot infatti non tratta solo gli abbracci tra amanti (più o meno cortesi), ma anche quelli rivolti ai bambini, gli abbracci miracolosi o quelli per l’accoglienza in Paradiso, gli abbracci prima della morte, gli abbracci di carità agli ultimi, quelli ad animali o cose, infine quelli a corpi evanescenti descritti da santi e mistici.
Il cuore dell’opera è rappresentato dalle numerose fonti iconografiche (affreschi, dipinti, trittici e polittici, rilievi, sculture) presenti al suo interno e che sono una prova tangibile delle tematiche affrontate nel libro. Troviamo diverse opere di Memmo di Filippuccio, Giovan Pietro da Cemmo, altre dei celeberrimi Giotto, Giovanni di Paolo, Piero della Francesca, Domenico di Bartolo ecc…
Tutto ciò rende Un Medioevo di abbracci un saggio ricco dal punto di vista della didattica. La vera forza però è la capacità di rendere la trasversalità dell’abbraccio un valore che caratterizza il libro stesso. I capitoli non si leggono necessariamente in sequenza, ma creano trame, garantendo una lettura libera e fluida, facilitata anche dal linguaggio coinvolgente impiegato. Il risultato è un compendio unico per ciò che concerne i contenuti e agevole per chiunque sia interessato alla materia.




