Ruffini lascia l’Agenzia delle Entrate: «Il clima è cambiato»
«Rimango con le mie idee e i miei ideali. E difendo il diritto e la libertà di parlare di bene comune e senso civico». Così, Ernesto Maria Ruffini annuncia in un’intervista al Corriere della Sera le sue dimissioni come direttore dell’Agenzia dell’Entrate. Ricopriva il ruolo apicale dal 31 gennaio 2020. «Il clima è cambiato. Non scendo in campo, ma rivendico il diritto di parlare» ha aggiunto.
Le dimissioni per rimanere «se stessi»
Mercoledì, l’ex direttore ha detto di aver incontrato il Ministro Giorgetti per avvertirlo dell’intenzione di rimettere il mandando e consentire il regolare passaggio di consegne con il suo successore. Sull’eventuale discesa in campo, Ruffini smentisce. «Non condivido il chiacchiericcio che scambia la politica per un gioco di società, le idee per etichette ed il senso civico per una scalata di potere», ha dichiarato. Secondo Ruffini il clima creatosi intorno al suo nome descrive un contesto cambiato, lasciare l’incarico è per lui «l’unico modo per rimanere se stesso». «La mia unica bussola in questi anni è stata il rispetto per le leggi e per il mandato che mi è stato affidato, perché il senso più profondo dello Stato è questo: essere al di sopra delle parti, servire il bene comune», ha aggiunto, nel spiegare le sue dimissioni al Corriere.
Le polemiche nei giorni precedenti
Nei giorni scorsi, dopo alcuni articoli di stampa su un suo possibile ruolo in politica, Ruffini era stato oggetto di diverse critiche. La sua figura era emersa infatti come nuovo potenziale leader del centrosinistra. In quasi dieci anni, confermato dai governi di tutti i colori politici, Ruffini ha notevolmente rivoluzionato la macchina fiscale, modernizzandola con la digitalizzazione, rendendo sempre più efficace la lotta all’evasione fiscale. Proprio delle critiche su quest’ultimo aspetto, Ruffini si rammarica: «È stata fatta persino una descrizione caricaturale del ruolo di Direttore dell’Agenzia, come se combattere l’evasione fosse una scelta di parte e addirittura qualcosa di cui vergognarsi». «Non mi era mai capitato di vedere pubblici funzionari essere additati come estorsori di un pizzo di Stato – continua Ruffini – Oppure di sentir dire che l’Agenzia delle Entrate tiene in ostaggio le famiglie, come fosse un sequestratore. Ho taciuto sinora, per senso dello Stato. Attenzione però: se il fisco in sé è demonizzato, si colpisce il cuore dello Stato». Nei giorni precedenti, in una nota, il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, lo aveva non troppo velatamente invitato a lasciare il suo incarico. Ruffini – aveva detto Gasparri – potrebbe intraprendere il suo percorso politico lasciando l’Agenzia delle Entrate, «anche perché non credo che le sue impostazioni e i suoi indirizzi non siano coincidenti con quelli dell’attuale maggioranza ». Il passo indietro è arrivato, ma non la sua candidatura.




