Caso Stellantis: parabola di una crisi annunciata
Un inizio di dicembre da dimenticare per l’industria dell’automotive italiana ed europea, che vede Carlos
Tavares rassegnare le proprie dimissioni ed abbandonare la guida di Stellantis nella sua traversata più
burrascosa. È bene intendersi sulle intricate dinamiche che hanno portato la holding dal toccare il valore
massimo delle proprie azioni a marzo 2024 con un picco di 27,16 euro, a fronte dell’utile netto
incrementato dell’11% con i 6,6 miliardi in dividendi per gli azionisti, precipitando poi in un crollo verticale che ha portato l’ormai ex amministratore delegato ad alzare bandiera bianca e rimettere la guida -ad interim- al presidente Jhon Elkann.
Stellantis
La società nasce nel 2021 dalla fusione di FCA (ex fiat) e PSA, di cui fu protagonista Carlos Tavares, poi
amministratore delegato. Stellantis diviene allora il quarto produttore mondiale di auto, con i suoi 14
marchi che esportano l’industria dell’automotive italo-francese ben oltre i confini europei, arrivando a
conquistare importanti fette di mercato negli States e riservando sempre attenzione agli sviluppi orientali.
Le intemperie che oggi scuotono testate giornalistiche e politici indignati dall’affronto al diritto al lavoro, si pongono in realtà in coerenza con un quadro visto da lontano, come se Stellantis fosse manifesto dell’impressionismo e fino ad ora la politica lo avesse visto troppo da vicino. I risultati incoraggianti
dell’immediato passato, il fatturato in crescita, le quote di mercato in espansione…null’altro che frutto di
una strategia a breve termine di cui Carlos Tavares si è macchiato, troppo legato ad un insano servilismo
verso il gruppo Exor e la famiglia che ne fa le veci -come fatto presente da Luca Cordero di
Montezemolo.
Potremmo ricercare la causa del declino in ogni pertugio del sistema economico, dall’espansione del mercato cinese alla -possibile- politica sulle importazioni di Trump; dall’utopistico programma Dare Forward 2030 alla contrazione del mercato automobilistico…ma in situazioni del genere non si pone mai un unico problema e ancor di più una isolata situazione. Legittimo invece attendere una risposta pronta e concreta da una società che ha visto lo stato contribuire in misura smodata allo sviluppo economico di un gruppo i cui interessi si rivolgono ad utili interni e prospettive a breve raggio.
Società e politica
Appare in questa sede opportuno ricordare come, sulla scia di una eredità assistenzialista lasciata dal gruppo Fiat, Stellantis abbia ottenuto dallo stato oltre 700 milioni di euro in ammortizzatori sociali in soli 3 anni, oltre al miliardo di incentivi accordati dallo stato italiano lo scorso giugno, a fronte della promessa di produzione nostrana di un milione di veicoli…facile sottolineare come la realtà si ponga al di sotto della
metà di detta prospettiva. Eppure da sempre siamo abituati a sentire patroni e amministratori riconoscere
una destinazione unitaria che lega il padrone e l’operaio, l’azionista e il sindacalista, verso l’espansione
aziendale, premi di produttività, nuove assunzioni…il quadro stride invece con la realtà dei fatti, posto
che le prospettive occupazionali ad oggi per il gruppo Stellantis si pongono decrementate di circa 1\4
rispetto alla situazione pre-fusione. A fronte dei 52.740 dipendenti del 2021 se ne contano oggi 42.700,
senza contare le oltre 3000 uscite da compiersi per il 2025. Una situazione “difficile per tutti” come
sottolineato dall’ex ad di Stellantis, ma le cose si mostrano diversamente nella realtà dei fatti se si
considera che il gruppo, mentre tagliava occupazione e produzione, ha distribuito dividendi per 16,4
miliardi di euro, di cui 2,7 al gruppo Exor.
Non fa che strappare un sorriso amaro allora il ribaltamento dei rapporti all’interno delle fabbriche, che
vede la destra di governo battagliare sul tavolo delle trattative, ed una sinistra timida nei confronti di colui
che, acquistando Repubblica, si è assicurato la possibilità di lasciare l’Italia tutelato dall’ala sinistra del
parlamento. Ciò che preme allo stato degli atti è sicuramente un intervento lampo a tutela delle prime vittime di una economia dall’aspetto sempre più prioritariamente finanziario, incentrato sulla mobilitazione dei grandi capitali in termini di redditività azionaria, piuttosto che su una visione di lunga durata che ponga l’accento sull’economia reale e la forza lavoro che con essa si lega a doppio filo. Si attende ora l’incontro al Mimit tra Stellantis e il ministro Urso, già forte del confronto con i presidenti di regione maggiormente interessati dalla produzione nostrana del gruppo automobilistico, e convinto di un accordo che ponga al sicuro operai e famiglie dallo spettro dei licenziamenti collettivi già serpeggianti tra le società collegate.




