Nubi all’Orizzonte per l’area euro, la BCE avverte sul rallentamento della crescita dell’Eurozona
Si prevedono nubi all’orizzonte per l’Eurozona, come riportato nel prospetto semestrale della Banca centrale europea (BCE) che, dati alla mano, ha segnalato le potenziali minacce per la stabilità della zona euro provenienti dalla frenata della crescita dell’economia europea. Le deboli prospettive di crescita delle tre grandi economie dell’Eurozona, Francia, Italia e Germania, nonché gli incombenti dazi statunitensi che potrebbero abbattersi sulle importazioni europee rappresentano, ammoniscono da Francoforte, un campanello d’allarme capace di riaccendere le preoccupazioni sulla sostenibilità del sistema bancario europeo e sulla solvibilità dei paesi europei nel sostenere il loro debito pubblico.
“Gli elevati livelli di debito e gli elevati deficit di bilancio, insieme alla debole prospettiva di crescita a lungo termine e all’incertezza politica, aumentano il rischio che possano ripresentarsi potenziali speculazioni finanziarie del mercato sulla sostenibilità del debito sovrano”, è stato affermato dai membri del comitato esecutivo della BCE durante la revisione semestrale sulla stabilità finanziaria.
La debole crescita dell’eurozona e le minacce provenienti dall’alleato Statunitense
La debole crescita è una questione particolarmente spinosa per i paesi dell’Eurozona, in special modo per paesi come la Francia e l’Italia, dove le finanze pubbliche e rispettivi debiti pubblici espongono i paesi al gioco infernale delle speculazioni finanziarie. Con il rialzo dei tassi di interesse, i “costi” da sostenere per il ripagamento dei debiti pubblici stanno aumentando.
Le obbligazioni che i paesi dell’Eurozona hanno emesso a bassi tassi di interesse negli anni del Quantitive easing di Draghi scadono di anno in anno e vengono sostituite con nuove obbligazioni che, tuttavia, pagano tassi di interesse più alti per proseguire il finanziamento delle spese e delle riforme strutturali, provocando per i governi dell’Eurozona, frugali e non, un onere maggiore in termini di tassazione pubblica per mantenere sostenibili i loro debiti pubblici, aumentati soprattutto a seguito dell’emergenza pandemica e successivamente a seguito della guerra russo-ucraina.
La BCE ha osservato che la combinazione di bassa crescita e alti tassi di interesse è un problema anche per l’economia reale, con un numero crescente di PMI europee fallite in aumento in vari settori e paesi. Il risultato delle elezioni americane e gli annunci della nuova Trumpecomomics hanno altresì complicato le prospettive già cupe per l’economia europea, che stime della BCE vedono crescere di un 0,8% quest’anno, e dell’1,3%per il 2025.
I rischi di una potenziale recessione della zona euro sono aumentati con l’elezione di Donald Trump come 47° presidente degli Stati Uniti. Con la sua Trumpeconomics, ovvero con la ricetta dei dazi da applicare per accedere al mercato nordamericano, è tutto da vedere come si evolveranno le relazioni economico-commerciali tra USA e UE e quali saranno gli effetti “reali” e “propagandistici” di questa nuova linea economico-commerciale che l’Amministrazione Trump metterà in campo da gennaio 2025.
Durante la campagna elettorale, il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre tariffe del 20% su tutte le merci europee esportate negli Stati Uniti. La BCE teme che una tale mossa, qualora venisse effettivamente adottata come intervento economico, possa far precipitare l’eurozona in un periodo prolungato di rallentamento economico, anche se gli economisti del settore privato hanno suggerito che il tasso di cambio potrebbe facilmente aggiustarsi per attutire il colpo.
“Le prospettive per la stabilità finanziaria sono offuscate dall’accresciuta incertezza macrofinanziaria e geopolitica e dalla crescente incertezza della politica commerciale“, ha dichiarato il vicepresidente della BCE Luis de Guindos.
In questo scenario di elevati livelli di debito e alti deficit, con una crescita debole e con le incertezze politiche, nazionali e comunitarie, la BCE ammonisce che potrebbero aumentare i rischi che possano riaccendersi i timori dei mercati finanziari per la sostenibilità del debito, in particolar modo per quegli Stati membri che hanno insite e strutturali debolezze nei propri bilanci. La Bce in tal senso si è soffermata in particolare sulla fragilità dei Paesi più soggetti allo scrutinio dei mercati quali Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Slovacchia dove i tassi d’interessi sul debito tendono a salire significativamente e ad essere particolarmente volatili di fronte a eventi inattesi come una pandemia o l’esito di un voto elettorale.
Il pericolo di un nuovo circolo infernale Crisi del debito-crisi del settore bancario mai sopito
Nella relazione della BCE è contenuta altresì una sezione dedicata al settore bancario e al credito, con particolare attenzione ad alcune vulnerabilità strutturali che rendono l’accesso ai mercati azionari e del credito alle PMI complicato per via delle eccessive volatilità a cui sono inclini i mercati azionari.
Secondo Francoforte gli elevati costi di finanziamento, complici tassi di interesse che tendono ad aumentare, e le deboli prospettive di crescita continuano a pesare sui bilanci delle PMI con un accento sul settore immobiliare commerciale. Le piccole e medie imprese, in particolare, così come le famiglie nelle fasce di reddito più basse, potrebbero fronteggiare difficoltà se la crescita rallenta più delle attese, subendo impatti negativi sulla qualità degli attivi in bilancio. Le perdite sul credito immobiliare commerciale sono a rischio di ulteriori rialzi e potrebbero diventare significative per i bilanci dei gruppi bancari e per i fondi d’investimento, nonostante attualmente il settore bancario europeo abbia dato dimostrazione di essere complessivamente in grado di assorbire un peggioramento della qualità dei crediti grazie a una forte capitalizzazione e agli elevati livelli di generazione di utili avvenuti in questi anni.
La Bce su questo punto ha, pertanto, consigliato alle autorità di vigilanza macro prudenziale di mantenere gli attuali standard di capitale assieme a misure a livello del singolo istituto per assicurare solide tutele nella concessione di credito. Chissà quindi cosa effettivamente il 2025 ci porterà in dote a livello finanziario e a livello commerciale, di certo le prospettive attuali non sembrano far presagire nulla di positivo all’orizzonte per l’eurozona, anche se è bene ricordalo, dopo ogni tempesta esce un arcobaleno, e dopo le tempeste Crisi economica del 2008, Covid-19 e Guerra Russo-Ucraina l’Europa e la zona Euro hanno saputo reagire e con forza e spirito di “collaborazione europea




