Ezra Pound e i canti della detenzione pisana
Nel corso dei suoi giorni Ezra Pound ha conosciuto varie forme di dolore, estenuanti prove di coraggio nel buio di una gabbia arrugginita: priva di quel calore confortevole che soltanto la patria, una casa oppure una donna possano offrirci. Luca Gallesi, nel libro “Ezra Pound a Pisa edito per Ares – un poeta in prigione” racconta il significato dei Canti composti dal vecchio Ezra nella prigione dell’esercito statunitense nella provincia pisana, in cui quest’ultimo finì dopo essere stato catturato dai partigiani. Lo scrittore americano, nei racconti dell’autore si presenta come un difensore della Costituzione americana, che ritiene totalmente lontana dai piani bellici di Franklin D. Roosevelt. Pound auspicava la pace, ma questa era irraggiungibile: un inguaribile ottimista che finirà per scontare una quantità esorbitante di anni in prigione, senza poter sostenere un processo in quanto dichiarato “infermo” a livello psichico. I riferimenti culturali dei canti pisani sono molteplici e riescono a connettere la civiltà occidentale con quella orientale, la storia antica con quella contemporanea. Nel racconto di Gallesi, gli spostamenti del poeta vanno di pari passo con la spiegazione delle sue inclinazioni stilistiche e delle sue scelte, la fascinazione per quello che un tempo fu l’Impero celeste si fa sentire, così come il senso di malinconia e fiducia che Ezra riponeva in un mondo sordo e privo di comprensione nei suoi confronti. La lettura del testo di Luca Gallesi è precisa nei dettagli, specialmente quando si parla degli interrogatori, tanto che sembra di rivedere davanti ai propri occhi la scena in cui Ezra Pound e il suo interlocutore discutono dei capi d’imputazione verso l’intellettuale statunitense: il lettore può proiettarsi nell’anticamera delle mura adibite per l’inquisizione, dall’altra parte del vetro, mentre ascolta le convinzioni di un cittadino americano che non ha mai desiderato nient’altro che l’equilibrio. “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”, questa è una delle frasi iconiche pronunciate da Pound che egli stesso riuscirà a consegnare nelle mani della storia, Nelle pagine finali Gallesi riporta la testimonianza del poeta americano Karl Shapiro su Pound: “Eppure malgrado tutto ciò non si può fare a meno di sentire un afflato di comprensione, di gentilezza e di dolore per Pound. E’ un americano da manuale, uno stereotipo, e un capro espiatorio, certamente. E quando gli si va veramente vicino, si scopre che c’è qualcosa di simpatico, in questo vecchio”. Nei Canti pisani di Ezra affiorano le sue memorie, il suo affetto per le persone più care e la sicurezza di essere nel giusto perché contro la guerra.




