Nuova frontiera nel sociale, arriva il “Cohousing”
Iniziativa nata nel lontano 1964 in Danimarca quando l’architetto Jan Godmand Hoyer diede forma alla sua rivoluzionaria idea di “abitare”.
In sostanza, si parla più esattamente di cohousing sociale, definendo il termine con la traduzione italiana di coabitazione solidale. In effetti il progetto cohousing si può paragonare ad una sorta di condominio che è costituito da un gruppo di vicini che partecipano alle stesse finalità.
Queste persone hanno delle loro singole abitazioni, ma rientrano anche all’interno di una condivisione di spazi, di tempi, di servizi e di valori. A livello pratico il cohousing è organizzato sulla base di abitazioni private che hanno tutti i servizi che servono per lo svolgimento della vita quotidiana. A questi ambienti si aggiungono degli spazi comuni esterni ed interni.
Questi possono essere molto differenti, infatti comprendono delle sale per mangiare tutti insieme o per portare avanti dei laboratori basati sul fai da te. Ci possono essere orti comunitari, servizi comuni per la lavanderia, spazi dedicati ai bambini o al car sharing, a seconda delle esigenze degli stessi cohousers.
Il cohousing si configura come un progetto di partecipazione sociale. Infatti non a caso viene definito come un progetto partecipato, perché gli abitanti che andranno ad abitare in questi spazi intervengono direttamente nella progettazione e possono scegliere come condividere i servizi e come gestirli.
A livello pratico le comunità di cohousing favoriscono l’aggregazione e promuovono la coabitazione. Si basano su una gestione diretta e su una manutenzione degli spazi comuni.
Non sono regolate da principi ideologici, religiosi o sociali di alcun tipo.
Inoltre non ci sono vincoli specifici per quanto riguarda l’eventuale decisione di uscire dalla comunità e vige un principio di parità delle decisioni, perché vengono definiti e ripartiti in maniera equa i ruoli di gestione e di responsabilità. Non esiste però una gerarchia, perché le decisioni si prendono insieme in maniera compartecipata. Alcune comunità tendono a ricorrere spesso alla votazione ma quest’ultimo può risultare un sistema volto a minare la tranquillità e la soddisfazione della minoranza. Per questo motivo tante persone che hanno scelto di aderire a questo progetto sostengono che la soluzione più efficace sia, laddove possibile, il compromesso.
Si ha la possibilità di beneficiare di servizi ad alto valore aggiunto e in generale il cohousing costituisce un ambiente sicuro anche per i soggetti più fragili, come i bambini e gli anziani.
Si tratta, come già specificato, di abitazioni private, con servizi in comune e spazi condivisi che permettono di trovare un profondo equilibrio tra il rispetto della privacy e la possibilità di svolgere la vita sociale e comunitaria.
In ogni caso non bisogna pensare che proprio attraverso lo svolgimento degli spazi condivisi i cohousers devono cambiare i loro ritmi personali e di vita.
Si ha semplicemente un’opportunità in più, perché è possibile accedere a più servizi dedicati alle esigenze di ciascuno.
Inoltre il cohousing appare particolarmente importante, perché proprio queste sue particolari regole e la strutturazione degli spazi su cui si basa possono favorire i rapporti di amicizia e di vicinato.
Lo si vede anche dal punto di vista dell’architettura e del design, che sono progettati e realizzati appositamente per rafforzare il senso di appartenenza ad una vera e propria comunità.
Inoltre c’è un particolare aspetto che dobbiamo considerare, che consiste nell’opportunità del risparmio economico. La condivisione di beni e servizi dà la possibilità di risparmiare sul costo della vita, riducendo gli sprechi, non dovendo ricorrere a servizi esterni a pagamento e potendo acquistare i beni più comuni a livello collettivo.
Quindi il cohousing possiamo dire che ha anche una finalità di sostenibilità.
Chissà che questo progetto che sta iniziando a diventare sempre più serio non possa diventare un giorno una soluzione per tante persone che affrontano la propria vita in solitudine e che davvero possa essere un microcosmo di società che abitui gli aderenti a valori come la fratellanza ed il senso di comunità che ad oggi sembrano essere quanto mai nascosti.




