Il bombardamento israeliano in Libano

Da lunedì 23 settembre, ancora una volta, non c’è più pace in Libano. Nella sola giornata di lunedì sono state uccise 558 persone. Il New York Times riferisce che sia stato uno dei bombardamenti più distruttivi degli ultimi decenni, e dunque, del secolo. Israele ha bombardato il Libano da Sud a Nord, colpendo anche la capitale Beirut, illesa dal 2006.
La parte più consistente dei bombardamenti ha avuto luogo nel sud del Libano, dove Hezbollah è più forte e dove, da mesi, si scontra con l’esercito israeliano a suon di razzi e missili. Nella zona, sia israeliani che libanesi sono stati costretti a fuggire dalle proprie abitazioni a causa dei violenti scontri. Si contano decine di migliaia di sfollati, soprattutto sul versante libanese. Tuttavia, questa volta il premier israeliano Netanyahu si è spinto oltre: Tiro, Sidone e Nabatieh sono città che non erano ancora state colpite durante questi mesi di guerra. A nord sono state colpite anche le città di Baalbek, nella valle della Beqāʿ, roccaforte di Hezbollah, ed Hermel. Questa volta Israele ha colpito anche la capitale, in particolare nella parte sud, controllata da Hezbollah. Il titolo che ha fatto più notizia questa settimana è stato infatti: «Israele ha ucciso il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah». L’uccisione è avvenuta a seguito di un bombardamento venerdì 27 settembre, in un’operazione a Danieh, quartiere a sud di Beirut.
Un duro colpo per il Libano
Il grande leader del “Partito di Dio”, Hassan Nasrallah, al comando dal 1992, è morto. E con lui, altri capi dell’organizzazione sciita. Ciononostante, troppo spesso dimentichiamo il prezzo non solo economico di queste operazioni. Il numero dei morti è stimato a 700, migliaia sono i feriti e gli sfollati ammontano a 250.000 persone solo negli ultimi giorni. Si parla della possibilità che Israele invada il paese (sarebbe la terza volta negli ultimi 50 anni). Con l’attuale situazione politica, profondamente instabile, un’economia fragile e in crisi da decenni, oltre che una profonda crisi sociale (il Libano ospita 1 milione di rifugiati siriani e centinaia di migliaia palestinesi), ci si domanda se il paese potrà reggere anche quest’altro duro colpo. La popolazione libanese è esausta. Gli ultimi anni sono stati i più duri, per via del Covid, dello shock finanziario del 2019-2020 e per la sempre crescente crisi di rifugiati. Dal 7 ottobre il numero dei morti si stima in decine di migliaia, così come quello dei feriti. Il numero degli sfollati è ancora più alto. Una catastrofe umanitaria che sembra non avere precedenti. La guerra non sembra arrestarsi e nessuna delle parti sembra cedere, quanto piuttosto irrigidirsi. Il governo israeliano resta fermo e intransigente, nonostante le flebili richieste di cessate il fuoco dai principali attori internazionali, tra cui gli Stati Uniti di Biden e la Francia di Macron. L’apparato bellico israeliano e l’IDF non arrestano le proprie operazioni e continuano imperterriti a fare tabula rasa del Levante. A conti fatti, ciò che resta è un governo israeliano impunito, una risposta internazionale debole e l’ennesimo eco delle bombe tra le strade di Beirut.
Articolo a cura di Ilaria Giangaspero



