AfD a un passo dalla vittoria in Sassonia

In Sassonia l’AfD non conquista formalmente il primo posto, ma arriva a un soffio dalla CDU e porta a casa un risultato che, per la politica tedesca, ha un peso molto più grande di quello suggerito dalla semplice classifica dei partiti. Il voto del 1° settembre 2024 consegna infatti alla destra radicale il 30,6% delle preferenze, appena 1,3 punti sotto la CDU, ferma al 31,9%. Un distacco minimo, soprattutto se confrontato con la distanza che separava i due partiti cinque anni prima.
È una fotografia difficile da ignorare. Quasi un elettore sassone su tre ha scelto l’AfD, mentre i partiti della coalizione di governo a Berlino continuano a perdere terreno. La SPD si ferma al 7,3%, i Verdi al 5,1%. In mezzo, con l’11,8%, compare il nuovo partito di Sahra Wagenknecht, il BSW, capace di intercettare una parte significativa del malcontento proveniente soprattutto dall’Est.
Il dato più significativo, però, è forse un altro: l’AfD non appare più come un fenomeno marginale della politica tedesca. In Sassonia è diventata una forza politica di massa, strutturata e competitiva. Ottiene 40 seggi nel Landtag, soltanto uno in meno della CDU, che ne conquista 41. La distanza numerica tra i due partiti è dunque quasi inesistente.
E qui arriva il problema per i partiti tradizionali. La CDU può festeggiare perché ha conservato il primo posto e perché il suo governatore, Michael Kretschmer, può ancora rivendicare la guida del Land. Ma è una vittoria che assomiglia più a una resistenza che a un trionfo. La CDU perde infatti lo 0,2% rispetto al 2019, mentre l’AfD guadagna 3,1 punti.
La questione diventa ancora più delicata se si guarda all’altro Land chiamato al voto nello stesso giorno. In Turingia l’AfD è arrivata prima, superando il 32% e ottenendo quella che è stata descritta come una vittoria storica: per la prima volta dal dopoguerra un partito di estrema destra si è imposto in un’elezione regionale tedesca.
La combinazione dei due risultati racconta qualcosa che va oltre i confini amministrativi dei due Länder. La Germania orientale sta diventando il laboratorio politico della nuova destra tedesca. Qui l’AfD ha trovato un terreno particolarmente fertile per costruire il proprio consenso, alimentato dal malcontento verso l’establishment politico, dalla questione migratoria, dalle difficoltà economiche e dalla percezione di essere rimasti ai margini della Germania riunificata.
È una frattura che affonda le proprie radici nella storia. La Sassonia e la Turingia facevano parte della Germania Est e, dopo la riunificazione del 1990, hanno attraversato trasformazioni economiche e sociali profonde. La crescita dell’AfD non può essere spiegata soltanto attraverso la protesta contro il governo di Olaf Scholz. C’è una componente territoriale e identitaria, oltre che politica, che rende il voto dell’Est diverso da quello di molte aree occidentali del Paese.
L’AfD ha saputo trasformare questo sentimento in una proposta politica riconoscibile: meno immigrazione, maggiore sicurezza, critica alle politiche climatiche, euroscetticismo e opposizione al sostegno militare all’Ucraina. Sono temi che, soprattutto nei Länder orientali, hanno trovato un pubblico disposto ad ascoltarli. Anche il successo del BSW di Wagenknecht dimostra quanto sia forte la domanda di una politica più critica nei confronti dell’attuale impostazione tedesca ed europea.
Il paradosso è che vincere le elezioni non significa necessariamente poter governare. In Sassonia l’AfD ha ottenuto 40 seggi, ma la maggioranza assoluta del Landtag è fissata a 61. E gli altri partiti hanno escluso l’ipotesi di una coalizione con la destra radicale. La CDU, quindi, resta il perno inevitabile della formazione del governo.
È qui che emerge il vero dilemma della politica tedesca. Da una parte c’è il cosiddetto “cordone sanitario”, cioè il rifiuto di collaborare con l’AfD. Dall’altra c’è un partito che, elezione dopo elezione, raccoglie una quota sempre più consistente dell’elettorato. Tenerlo fuori dalle istituzioni di governo può impedire all’AfD di trasformare il consenso elettorale in potere esecutivo, ma non può cancellare quel consenso.
E soprattutto non può cancellare le ragioni per cui milioni di tedeschi la votano.
Il risultato della Sassonia dovrebbe quindi essere letto con attenzione. La notizia non è soltanto che l’AfD non ha vinto. La notizia è che ha quasi vinto. E che, insieme al risultato della Turingia, ha dimostrato di essere ormai una componente strutturale della politica tedesca.
La CDU può tirare un sospiro di sollievo. I Verdi possono guardare con preoccupazione ai loro numeri. La SPD può interrogarsi sull’ennesimo risultato deludente. Ma nessuno può più permettersi di considerare l’AfD come una parentesi destinata a esaurirsi.
La Germania dell’Est ha mandato un messaggio molto chiaro. Ignorarlo sarebbe probabilmente il modo più semplice per permettere all’AfD di trasformare la prossima quasi-vittoria in una vittoria vera.



