L’Iran torna alle urne: prevista ondata di astensioni
Oggi in Iran si vota per il rinnovo del parlamento e dell’Assemblea degli Esperti. È la prima volta dal 2022, anno della tragedia di Mahsa Amini.
L’ayatollah Khamenei spinge affinché il popolo partecipi, ma non sono previsti grandi cambiamenti elettorali: la maggioranza conservatrice regna, l’elettorato under 30 si astiene.
Un quadro sul parlamento in Iran
Oggi potranno votare 61 milioni di persone su 85 milioni di abitanti.
In Iran il suffragio è universale ed è prevista l’elezione popolare di 285 seggi sui 290 del parlamento. Gli altri 5 spettano alle minoranze.
Il Parlamento iraniano ha una natura monocamerale e non sono previsti sconvolgimenti in termini di maggioranza. I risultati finali si avranno comunque tra il 3 e 4 marzo.

Questo perché i candidati provenienti dal centro, i moderati ed i riformisti sono stati esclusi in partenza.
Un altro escluso è stato Hassan Rouhani, ex Presidente della Repubblica, una figura moderatamente dialogante con l’Occidente e con il discorso dei diritti umani e del nucleare.
La piaga dell’astensionismo
È dalla nascita della Repubblica nel 1979 che l’astensionismo in Iran ha raggiunto livelli record.
La ragione è il progressivo calo dei consensi per il governo.
Ciò che si critica di più è la gestione della pandemia, la decisione di sostenere la Russia nel conflitto contro l’Ucraina, così come la disastrosa situazione economica. Non dobbiamo dimenticare infatti che l’inflazione in Iran ha superato il 32%.

L’astio proviene soprattutto dagli under 30, severamente colpiti dalla disoccupazione, che in molte occasioni hanno addirittura espresso il desiderio di lasciare il paese.
Per l’ayatollah Khamenei, la partecipazione è cruciale per dimostrare ai vari nemici esteri (gli USA, i sionisti, i capitalisti) che l’Iran resta unito nonostante tutto.
Molti attivisti hanno tuttavia continuato a incoraggiare l’astensionismo, finendo però in prigione. Esempio lampante è Narges Mohammadi (premio Nobel per la pace), che dal carcere continua a definire il boicottaggio un obbligo morale.
L’elezione del clero sciita
Oggi l’Iran voterà anche per l’elezione della nuova Assemblea degli Esperti. Composta da 88 membri e rinnovata ogni 8 anni, questa costituisce il clero sciita ed ha il fondamentale compito di nominare o revocare la Guida spirituale della repubblica islamica.
L’Ayatollah Ali Khamenei è in carica dal 1989 ed attualmente non sembrerebbero figurare nuovi candidati.

Eletto inizialmente per ragioni prettamente politiche, non è considerato Marjaʿiyat, ovvero non ha la facoltà di fornire un’interpretazione critica del Corano, perché non si colloca al vertice della piramide giuridica islamica.
Non si può proprio affermare che Khamenei sia universalmente apprezzato in Iran.
Sono infatti aumentate le manifestazioni che urlano “morte a Khamenei” a partire dal 2009, per via della politica anti-occidentale e anti-diritti condotta dall’ayatollah.
Il paradosso più grande? I giovani e le donne, che costituiscono la principale opposizione sia nei confronti del governo che dell’élite spirituale, saranno i primi a tirarsi fuori dalle elezioni.




