Viktor Orbàn porta l’Ungheria al centro del dibattito: dai rapporti UE al “Caso Salis”
Il Premier ungherese, Viktor Orbàn, è tornato a far parlare di sé ed in particolare dell’Ungheria nell’ultimo periodo, specialmente per l’arresto della militante antifascista italiana, Ilaria Salis, nel febbraio dello scorso anno: rea di aver aggredito due militanti nazionalisti ungheresi, insieme ad un gruppo di sinistra radicale.
Ultimamente – sebbene la vicenda non avesse destato grande scalpore all’epoca dei fatti- l’opposizione della sinistra italiana e buona parte dei media italiani, sono tornati sull’argomento, dopo aver constatato le pessime condizioni carcerarie, in cui si troverebbe la Salis.
Multipolari le opinioni sul caso: se da un lato i progressisti chiedono di fare luce sul caso per riportarla in Italia quanto prima, dall’altro c’è chi li ammonisce, concordando sull’estradizione ma rammentando la portata del reato commesso.
Evidentemente, il rifiuto del patteggiamento ad 11 anni da parte dell’imputata, ha spostato l’attenzione sulla responsabilità di Orbàn in merito alla vicenda, riaprendo l’irrisolta questione nazionalista e severamente autoritaria che coinvolgerebbe il governo ungherese.
E’ chiaro che il Premier ungherese non abbia in simpatia le azioni antifasciste e tanto meno le violenze perpetrate dagli ultimi nel proprio territorio, ma la giunta partitica ora in carica non sembra voler istituire il mito di una “Religione laica” in ambito politico, parafrasando George Mosse.
Dopo la candidatura di Charles Michel alle europee, si è paventata la possibilità che la Presidenza del Consiglio europeo, passi direttamente nelle mani dell’Ungheria il prossimo 30 Novembre, a meno che i Leader dell’UE non riescano a trovare un sostituto nei tempi prestabiliti.
Quest’ultima, è una possibilità che fa tremare di paura le fazioni liberal-progressiste, ormai consce del risveglio identitario europeo, il quale porterebbe grandi cambiamenti all’interno dell’organizzazione: stavolta l’Ungheria potrebbe essere un Co-protagonista piuttosto rilevante nelle politiche continentali.
Nonostante i pregiudizi del Summit 27 in UE, il Presidente Orbàn ha deciso di firmare l’accordo che prevede un aiuto economico di 50 miliardi di euro all’Ucraina, dimostrando di non essere poi così lontano dalle altre democrazie liberali e dalle loro scelte di supporto.
Il Premier ungherese, ha dimostrato di avere una personalità politica piuttosto peculiare: la sua pluralità tra etica nazionalista , conservatrice ed al contempo liberale, lo rende un ibrido piuttosto raro.
La figura di Orbàn rimane in gran parte un’ enigma per molti stati membri, che vedono in lui un flagello ed un alleato allo stesso tempo; Sicuramente, nell’area socialdemocratica continentale ed occidentale, la visione del Primo ministro ungherse è quella di un plausibile demiurgo: in stasi tra posizioni che potrebbero minare il campo delle istituzioni europee, con il timore che possa diventare un ago della bilancia, in un momento storico così delicato a livello internazionale.
La certezza è che senza collaborazione politica e confronto, il pregiudizio potrebbe attecchire in profondità, creando forzatamente un nemico per i propri interessi: sarà opportuno scegliere la via del dialogo con Orbàn, magari sarà uno dei primi passi per garantire intese generali e condivise anche da posizioni differenti.
In conclusione, se costruire il “il mostro” a priori è controproducente, tanto vale collaborare per conoscere la vera natura del proprio interlocutore.
Articolo a cura di Gabriele Caramelli




