Riscoprire il significato del viaggio con Luigi Malerba
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22 Dicembre 2023

Riscoprire il significato del viaggio con Luigi Malerba

La letteratura di viaggio europea, inaugurata dall'opera "Il Milione", è in fase di riscoperta, al riparo dall'ossessione algoritmica dell'era digitale. Luigi Malerba potrebbe essere il nostro nuovo Marco Polo e insegnarci non la geografia o la storia, bensì il gusto del viaggio in sé.

di Jasmine Gheorghe

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Pubblicato per la prima volta nel 1993, Il viaggiatore sedentario di Luigi Malerba si dà un volto nuovo, edito da Exorma. Puntando il dito contro i tempi odierni, in cui “si viaggia per arrivare”, l’autore raccoglie in un unico volumetto tutte le esperienze ed osservazioni di viaggio fatte tra il 1980 ed il 1991. La meta? L’Oriente, o meglio, quello che per un italiano è l’Oriente.

Il viaggio in quanto tale

Non si viaggia più “a zig zag”, non si rinuncia alle strade principali, non si rischia. Nelle primissime pagine del suo diario di bordo, Luigi Malerba tenta di conferire dignità al piacere di perdersi e abbandonare le comodità. Solo così si può smettere di essere un viaggiatore sedentario

Per rafforzare questo voluto cambio di rotta, l’autore sceglie di spingersi verso quello che per lui è sempre stato l’Oriente. Fin da subito giunge ad una realizzazione: Nord, Sud, Est e Ovest non sono concetti assoluti, e questo può già stravolgere il come si viaggia.

Vi è infatti una profonda differenza tra il viaggio basato su categorie preimpostate e fisse (quasi colonizzanti) ed il viaggio fluido, che cambia costantemente punti di riferimento. Quest’ultimo è l’unico viaggio in grado di arricchire sul serio chi lo compie.

La prima e seconda tappa: Cina

Nell’arco di dieci anni, Malerba incontra ben otto realtà diverse, che vanno a costituire i capitoli del libro. Due di questi si concentrano sulla Cina, aspetto che potrebbe sembrare una cacofonia. Ma l’autore ci tiene a sottolineare quanto il volto di questo paese sia cambiato tra gli anni Ottanta e Novanta. 

Si rivela quindi non solo il bisogno del viaggio in quanto tale, ma anche della ripetizione del viaggio, volta a studiare ancora più a fondo un contesto, alla luce dei mutamenti storici.

Nell’era del viaggio low cost e della dipendenza cronica da dopamina, quante volte siamo tornati nello stesso paese, invece di cercare sempre nuovi angoli che colorassero il nostro feed di Instagram?

Fonte: Opera di Pechino

Ciò che più stupisce l’autore della Cina è la metafora, vista come modo di interpretare la realtà, che giunge fino alla quotidianità e che allontana la filosofia cinese dalla nostra, figlia di Platone e Aristotele. 

Malerba si sofferma molto anche sulla parentesi della Rivoluzione Culturale di Mao e sui suoi effetti: la povertà estrema e la caccia agli intellettuali.

Altri taccuini e insegnamenti

Dopo aver tentato, spesso senza successo, di svelare i grandi misteri della Cina, l’autore prosegue oltre.

Si ripercorrono così le leggende di Samarcanda, le case basse bulgare, le tracce del genocidio in Armenia, le allusioni degli haiku ed il paradosso del bonsai in Giappone. Ma non solo, Malerba va ad Hong Kong e Macao, per finire in Thailandia.

Samarcanda, da Wikipedia

L’approccio rimane più o meno lo stesso: apertura totale alle sorprese di ogni contesto, riflessione sulla lingua locale, ascolto, osservazione attenta di ciò che lo circonda.

Tutti questi sono valori che oggi si perdono dietro alla freddezza di uno schermo. Qual è dunque la principale lezione de Il viaggiatore sedentario? Il fatto che immortalare passivamente non è vivere davvero, perciò neanche viaggiare, che è da sempre una tendenza naturale dell’essere umano.