Il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo Allargato: dal G7 alla promozione del dialogo
Il rapporto tra Italia e Mediterraneo è di cruciale importanza per lo sviluppo nazionale. La regione mediterranea, nelle ultime decadi, ha subito un profondo mutamento e ha iniziato progressivamente ad espandersi. Spesso l’espansione concettuale di Mar Mediterraneo non è coincisa con un’ulteriore inclusione tra le varie sue regioni: ad oggi, l’area è senz’altro frammentata. Ciò nonostante, nella sua duplice convulsione tra espansione e frammentazione, il Mediterraneo moderno si è riconquistato una nuova centralità internazionale. Complesso, poliedrico e multicentrico, nonostante le ridotte dimensioni, il Mediterraneo interessa attualmente circa il 30% delle rotte commerciali internazionali. Il concetto di Mediterraneo Allargato è stato inizialmente coniato dalla Marina Militare Italiana, per poi essere ripreso dal documento programmatico della difesa per il triennio 2020-2022, prodotto dal MAECI e dal Ministero della Difesa. Degna di menzione, la Strategia di sicurezza e difesa per il mar Mediterraneo è stata emanata dal ministero della Difesa, con l’obiettivo di dettare linee direzionali e di intervento nella regione. Necessario, sicuramente, un supporto logistico. L’espansione del Mediterraneo, ad oggi, comprende tutta la fascia africana del Maghreb e del Sahel, il Medio Oriente, il Corno d’Africa, il Mar Nero, Mar Caspio e l’Artico. La Direzione Centrale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente modera le relazioni con 19 Paesi dell’area, coprendo una regione che include anche Marocco e Afghanistan.
La vera sfida, non solo per l’Italia, è quella di promuovere un approccio inclusivo che abbia come priorità il dialogo e la sicurezza del Mediterraneo. Ma oggi, a che punto siamo? Sicuramente stiamo vivendo una fase estremamente delicata tra la gestione dei flussi migratori e le tensioni politiche che interessano le aree più sensibili del Mediterraneo. La guerra in Ucraina ha posto la lente di ingrandimento sull’area est della cartina dell’Europa, facendo emergere complesse dinamiche ed equilibri di cristallo. A settembre, in occasione del G7 di Hiroshima, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, commentando gli sviluppi del conflitto Russia-Ucraina, ha ribadito, con preoccupazione: “(…) la guerra fra Russia e Ucraina non si combatte solo all’interno di quei confini”. Il presidente Fontana, nel corso del suo intervento, ha precisato anche dei punti importanti sulla questione del Mediterraneo e dell’Africa: “il prossimo G7 sarà nel nostro Paese e quindi sarà l’occasione per affrontare degli argomenti a livello internazionale, ma anche con un focus particolare su quelli che sono i nostri interessi. Io ritengo che l’Italia debba ritrovare il proprio ruolo centrale nel Mediterraneo, con una politica attiva sul Mediterraneo, non solo sul fronte delle migrazioni, ma anche da un punto di vista economico e sociale”. Il conflitto in Ucraina ha riportato alla luce il dibattito sul ruolo e sull’utilità della Nato nel nostro continente. Il peso dell’appoggio di Washington sicuramente ha giocato un ruolo importante sulla paventata uscita dall’accordo italiano con la Cina sulle vie della seta.
L’Italia è un attore principale della sicurezza europea in qualità di membro della Nato e dell’Unione Europea e potrebbe ricalcare la sua rilevanza da protagonista della governance delle nuove dinamiche del Mediteranno. Il prossimo G7, per il quale si giocherà in casa, non a caso sarà svolto in Puglia, terra al centro del Mediterraneo. La Meloni ha commentato questa scelta dichiarando che “In un vertice nel quale il Sud del mondo sarà centrale, porteremo i grandi della terra nel Sud d’Italia e abbiamo scelto la Puglia perché ha, da questo punto di vista, un significato simbolico che è legato alla sua posizione geografica. La Puglia nel corso dei secoli ha svolto la funzione di ponte tra Oriente e Occidente”. Queste parole lasciano ben sperare. Il prossimo G7 diventa così una preziosa occasione per coordinare e promuovere una strategia aperta al dialogo e alla costruzione di rapporti stabili con gli attori fondamentali della regione Mediterranea, delineando un futuro in cui l’Italia possa ritrovare e consolidare la propria posizione in questa importante e unica cornice geopolitica.




