Il modello di successo urbanistico e sociale di Bilbao: intervista a Juan Baliño Gangoiti, responsabile della promozione di Bilbao Turismo.
Bilbao rappresenta un esempio unico al mondo in tema di rigenerazione urbana e riconversione culturale. Quella che fino agli anni ’90 era considerata il “brutto anatroccolo” di Spagna e città industriale in crisi, ad oggi attira annualmente oltre un milione di turisti. Ma cosa ha reso possibile tutto ciò? E cosa rende Bilbao una città green, all’avanguardia e culturalmente accattivante? Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Juan Baliño Gangoiti, responsabile della promozione di Bilbao Turismo (Ente municipale del Turismo di Bilbao).
Ciao Juan, benvenuto su 2duerighe, è un piacere conoscerti.
Piacere mio, grazie.
Cosa ha reso possibile il grande processo di rigenerazione urbana che ha interessato la città di Bilbao?
Spesso, anche in ambito accademico, si parla di ciò che è avvenuto a Bilbao come se fosse un miracolo. Non è del tutto vero. Ci sono tanti motivi dietro la rigenerazione urbana di Bilbao. La ragione più importane di questo miracolo è l’auto fiscalità dei paesi baschi, non solo nell’insieme delle tre province basche (Alava, Biscaglia e Guipuzcoa) ma anche nell’individualità della singola provincia. Nel nostro caso, il governo regionale della Biscaglia ha le proprie politiche fiscali con grandi incentivi mirati a promuovere il territorio e possiede una grande capacità di indirizzare questi investimenti. Un’altra ragione fondamentale risiede nell’orgoglio del popolo basco: siamo orgogliosi della nostra tradizione, della nostra cultura e della nostra lingua. L’orgoglio basco è la bandiera del nostro popolo. La trasformazione urbana, la cultura dell’avanguardia, l’arte contemporanea sono state la nostra nuova bandiera dopo un momento di profonda crisi sociale. Mia madre, ad esempio, non era mai stata in un museo di arte contemporanea e adesso, ad 80 anni, quando viaggia con le amiche visita sempre i musei. È completamente cambiato il DNA della nostra società. È per questo che è improprio parlare del miracolo di Bilbao, si deve parlare di un processo di trasformazione non solo economica e di modello produttivo ma, soprattutto, di un cambiamento radicale della psicologia sociale.
Bilbao è anche un esempio eccellente del funzionamento del partenariato pubblico e privato, giusto?
Esatto. Il museo Guggenheim, tra tutti, è un partenariato pubblico privato tra il governo regionale, il comune di Bilbao, il governo basco e la Fondazione Guggenheim di New York.
Bilbao è diventata una meta turistica di grande attrattiva, soprattutto per i più giovani. Recenti sono le nuove rotte di Volotea dall’Italia. Quanto ha inciso il turismo sulla rinascita della città basca?
In un senso estremamente positivo, il turismo è stato il motore della trasformazione urbana e culturale di Bilbao: inizia il processo di rigenerazione ed arrivano i primi turisti. Quando prima ti parlavo della bandiera dell’orgoglio basco mi riferivo anche all’orgoglio cittadino: vedere un flusso di turismo in una città come la nostra, considerata per decenni il brutto anatroccolo della Spagna, è stato motivo di grande orgoglio. Sentire che siamo una meta attrattiva per gente di ogni parte del mondo è una motivazione in più per credere fermamente nel processo di trasformazione che stiamo già vivendo. È per questo che il fenomeno del turismo altro non fa che confermare la scommessa che era stata fatta su Bilbao. Nel 1997 quando è stato inaugurato il museo Guggenheim il turismo era prettamente un turismo di business, delle grandi corporations. In questo momento, invece, il turismo è per tutti e rappresenta quasi il 7% del PIL della città.
Da qualche anno, dal 2018, circa il 90% delle strade di Bilbao sono state sottoposte al limite dei 30 km/h. Nonostante non ci fosse una radicata cultura bike friendly come in altre città nord europee, Bilbao è la prima al mondo ad aver esteso un criterio così stringente. Ad oggi, quali sono stati i risultati raggiunti?
Il risultato è stato ottimo. Inizialmente il limite di velocità ha avuto difficoltà ad attuarsi tra i cittadini. Se guidi una macchina sai bene che è faticoso mantenere 30 km orari. All’inizio c’è stato un momento di protesta, soprattutto tra i tassisti e i trasportisti. Tuttavia, dopo i primi mesi, con la riduzione del rumore, dell’inquinamento e degli incidenti stradali le cose sono cambiate. Io direi che questo è il futuro delle grandi città. Noi non siamo una grande città, non abbiamo mai avuto in passato problemi di abuso di auto in città ma possiamo certamente essere un modello esportabile per il resto delle città d’Europa.
In Spagna, mettendo da parte il discorso di Franco e di quella parte di storia, ci sono regioni abbastanza “calde”, come la Catalogna che rivendica la sua indipendenza. Naturalmente, anche i Paesi Baschi hanno un’importante storia di indipendenza e di fede. In questo momento, nel 2023, la questione indipendenza dei Paesi Baschi è ancora viva?
A titolo di opinione personale, mi viene da dirti che, politicamente, questa società ha da più di 100 anni delle richieste di reclamazione non risolte: dopo la dittatura di Franco, queste domande si sono risolte con il processo della transizione spagnola. In questo caso, la negoziazione girava intorno all’autogoverno dei Paesi Baschi. L’autogoverno è stato la chiave per sondare l’architettura istituzionale basca con quella spagnola. In questo processo, una parte della società basca non si sente ancora rappresentata e chiede di più. Se parliamo di percentuali, storicamente i partiti che difendono una nuova regolazione tra l’indipendenza o una più profonda forma di autogoverno sono sempre in maggioranza nel parlamento basco. Io non mi sentirei di dire che il processo politico di autogoverno si sia chiuso: la maggioranza della popolazione non lo considera chiuso.
Sapresti indicarmi tre elementi attrattivi dei Paesi Baschi?
Non voglio parlare di città, di monumenti o di infrastrutture. Voglio parlarti dell’elemento dell’unicità: quando ti trovi nei Paesi Baschi hai la sensazione di trovarti in un mondo diverso dal resto dell’Europa. Anche se siamo contenti di fare parte dell’universo europeo, qui sentirete che le cose sono diverse rispetto che a 50 km a nord o a 100 km a sud. Questo, in termini di turismo, direi che è fantastico.
Come secondo elemento attrattivo mi viene in mente la gastronomia. Come ho detto alla conferenza di Volotea “L’Italia vola nei Paesi Baschi” a Roma, la gastronomia è trasversale, per noi è una religione, non è cibo per noi, non è solo alimentarsi. Noi parliamo di gastronomia, giovani e anziani ne parlano: è per questo che è un nucleo duro del nostro DNA. Sarà per questo che siamo una delle destinazioni gastronomiche più importanti del mondo: siamo al primo posto per quantità di stelle Michelin per abitanti, sopra la Francia. Ma questo discorso non riguarda solo la gastronomia d’avanguardia, anche quella tradizionale qui è importante. Non è insolito vedere per le strade dei Paesi Baschi la gente che si ferma a vedere una vetrina di una pescheria, quasi come se stessero ammirando le vetrine di una gioielleria. Per noi la gastronomia è una religione ed un aspetto importante della nostra vita.




