Vertigo. Ritorno o inizio
Le vertigini, in medicina, sono sintomatologia di un malessere solitamente riconducibile a un problema del sistema vestibolare, ovvero dell’orecchio interno. Nei casi più gravi può indicare un malfunzionamento a livello cerebellare. È dunque esternazione di un male primario, un effetto, mai una causa. No, non avete sbagliato rubrica, non siete su Medicina33, è solo che, a forza di sentire musica strana, ci siamo fatti prendere da una sorta di sindrome vertiginosa e quindi ci chiedevamo: cos’è allora la vertigine, qui al singolare, nella sua accezione monolitica? Perché in arte, come in musica, è spesso rappresentata sotto mentite spoglie, anche qui sempre causa mai effetto?
Vertere
La lingua ancora una volta ci aiuta, in latino, difatti, il termine vertigo origina dal verbo vertere con significato di volgere, girare; ed ecco dunque la prima più semplice accezione: la vertigine come capogiro, giramento di testa. In greco antico, il termine ἴλιγγος andrebbe invece reso con l’italiano vortice. Restiamo in Grecia, dunque, patria del sirtaki e del souvlaki; qui, Teofrasto di Efeso, allievo di Aristotele, intorno al IV secolo a.C, scriveva nel suo Sulla vertigine come quest’ultima fosse, a suo dire, generata da una “sostanza aerea estranea”, un flusso di “vapori degli umori” che in prossimità del cranio creano un vortice. Ecco ancora il vortice che a breve indagheremo. Prima però, soffermiamoci un attimo sulla sensazione che la vertigine regala. Ci auguriamo che il lettore non abbia mai provato simile esperienza perché a detta di molti è tra le peggiori che si possano provare a causa soprattutto dell’immobilismo, non solo fisico, che essa determina.
Pavor
La vertigine è legata a doppia corda a una paura molto vivida, soprattutto quando si verificano i primi episodi. Una paura dettata da un horror vacui che la condizione stessa impone. La quasi totale assenza di controllo delle proprie facoltà intellettive, dovuta a un obnubilamento dei sensi, ci lascia inermi al mondo esterno, incapaci e incerti nell’interagire, in conclusione, ci lascia soli. Confusione, sensazione di instabilità, visione distorta, chiederà un medico, impressione che noi o il mondo ci giri intorno. Ci ritroveremo a vedere muoversi gli oggetti o noi con loro. Lanciati dentro un quadro di Escher. Riflessi nello specchio ovale di Poe. Un vortice ci prende, ci solleva e ci schiaccia, ci immobilizza e ci scuote.

Il movimento nella stasi
Un’irrequietezza perenne che solo il sonno placa. Naufraghi senza appiglio possiamo solo attendere. Non sappiamo se Pieter Mulier, detto il Tempesta, soffrisse di vertigini, ma andate a Palazzo Doria Pamphilij a Roma a vedere le sue opere, se non i capogiri, proverete di certo la nausea.

Il maelstrom per i norreni, Cariddi per i naviganti del Mare Nostrum, essere divorati in un vortice di acque, sprofondare nelle viscere; è questo l’incubo ricorrente di chi viaggia per mare.
Fissare il vortice e vedere la spirale letale. Perdiamoci dunque anche noi nella vertigine della lista – Eco ci perdonerà l’abuso – e da questa spira di acqua potremo vedere il serpente del mondo, naturale e mistica spirale che esiste dalla notte dei tempi. Prima della rilettura simbolica dovuta alla venuta del cristianesimo, il serpente aveva sempre rappresentato il sapere, il confine infinito del mondo, il ciclico rigenerarsi della vita.

L’uroboro, caro a Nietzsche per il suo richiamo al concetto di eterno ritorno, ci aiuta a uscire da questa empasse, ci siete? Vi gira almeno un po’ la testa? Mettete su una fuga di Bach adesso, così (non) vi calmate, poi, passate all’elettronica di Mace.
L’eterno ritorno dell’uguale
Il tempo ciclico dicevamo. Il vortice ci risucchia e ci fa sprofondare, ci annienta e ci annichilisce, quindi il movimento e la stasi, infine, la trasformazione. Perché “vertere” (il latino, ricordate?) non è solo girare, secoli fa significava volgere, quindi anche tornare – Volver cantava Estrella Morente nell’omonimo film di Pedro Almodóvar. Tornare, mai uguali, sempre gli stessi. Lasciarsi cadere per trasformarsi.
Questo delirio vertiginoso termina qui, se avete giramenti di testa, nausea o vomito, contattate immediatamente un medico. Il giornale declina ogni responsabilità da malesseri dovuti alla lettura impropria del presente articolo.




