Billie Joe: the american idol
La nostra storia ha inizio in Italia, in una piccola cittadina della Basilicata, dove Pietro Marsicano e Teresa Nigro, stanchi e abbattuti dalle evidenti difficoltà economiche in cui versava il Mezzogiorno italiano durante la metà dell’Ottocento, decidono di emigrare a Berkeley, negli Stati Uniti.
Sembra una vicenda come le altre, una classica storia di emigrazione italiana, ma una coincidenza colpisce: il primo figlio dei coniugi, tale Andrew Marsicano, ebbe una figlia di nome Frances Myrtle Marsicano che dette alla luce Andrew Marsicano Armstrong, padre di… Billie Joe Armstrong.

Origini del mito
Proprio lui, il frontman dei Green Day, che, oggi, compie cinquant’anni.
Billie Joe Armstrong, nato nel 1972, perciò, ha origini italiane ed è il più giovane di sei fratelli. Da subito, si dimostra appassionato al mondo della musica: già all’età di cinque anni registra il suo primo brano, intitolato Look for Love, che successivamente esce come singolo in edizione limitata di ottocento copie. Il brano, scritto da James J. Fiatarone e Marie Louise Fiatarone, oggi introvabile, si trova in edizione fisica estremamente limitata sui siti di rivendita a prezzi esorbitanti.
Inoltre, a quest’età, si recava spesso all’ospedale della sua città a cantare canzoncine per rallegrare i pazienti. Infatti, il padre, Andy, al quale è dedicata la ben più nota Wake Me Up When September Ends contenuta nel capolavoro American Idiot, era un camionista e musicista jazz part-time, che morì di cancro all’esofago il 16 settembre 1982, quando Billie Joe aveva soltanto 10 anni. Fu questa terribile perdita che agitò interiormente Billie Joe e causò in lui un vuoto emotivo incolmabile: fu cresciuto dalla madre, Ollie, una cameriera al Rod’s Hickory Pit e dalla sorella Anna in condizioni molto modeste.
La sua vita aveva bisogno di una svolta e questo turning point arriva in quinta elementare, quando conosce Michael Ryan Pritchard, forse più famoso con lo pseudonimo di Mike Dirnt, con il quale, all’età di 15 anni, fonda il gruppo Sweet Children. La prima vera canzone scritta fu Why Do You Want Him?, indirizzata a sua madre che, dopo la morte di Andy, aveva trovato un nuovo compagno.
Questo brano è celebre, perché è il primo ad essere stato suonato con la chitarra Blue: la famosissima elettrica del cantante dei Green Day, con le iniziali “BJ” rosse, oggi iconica, un culto tra i fan e non del gruppo punk americano.
Quando vedi quella chitarra, stai sicuro che c’è sempre Billie Joe a poca distanza da lei.
Vento di cambiamento
Nel 1994, a 22 anni, si sposa con Adrienne Nesser, sua fidanzata di lunga data, che lo ha sostenuto e accompagnato nel periodo più buio della sua vita, quello del rehab.
Nel 2012, infatti, Billie Joe, dopo aver disertato il concerto degli I-Days a Bologna lasciando di stucco tutti i fan, entra in una clinica riabilitativa per disintossicarsi: il suo utilizzo di sonniferi misti ad alcool era divenuto incontrollato.
Quel giorno, a Bologna, fu uno dei più difficili per i fan: spaesati, con il leader del loro gruppo preferito in grave difficoltà, si pensò ad un iniziale scioglimento dei Green Day. Billie Joe recuperò, invece, in tempo record, regalando al grande pubblico tre album a strettissimo giro: una trilogia: Uno, Dos e Tré. Un dono indiretto di Billie, come a voler ringraziare quelle persone che, nonostante tutto, gli sono state accanto.

Ricordi d’infanzia
Un artista emotivo, dalle mille sfaccettature, a tratti controverso.
Amante della libertà d’opinione e d’espressione, sul palco, durante i concerti, racconta sempre sé stesso. Con le canzoni o con discorsi d’intermezzo tra un brano e l’altro. È un animale da palcoscenico nato, controlla il pubblico come pochi e un esempio di questo è evidente nel momento di massima popolarità raggiunta con i Green Day: il concerto al Milton Keynes di Londra nel 2005.
Un live, poi divenuto film-concerto, che, tramite la scaletta delle canzoni, racconta la tormentata storia di Billie Joe mediante uno pseudonimo: Jimmy. Uno dei momenti più belli ed emozionanti della sua intera carriera, che ricorda ancora oggi molto nitidamente e con un enorme sorriso sul viso in ricordo dei tempi che furono.
La sua tendenza a dire sempre ciò che gli passa per la testa ha destato non poche critiche (si veda il Festival iHeart, ad esempio, in cui interruppe l’esibizione poiché aveva sforato di un minuto la performance e non era in regola con gli standard televisivi americani) ma questo non lo ha mai fatto indietreggiare di un centimetro.
Billie Joe è, quindi, unico nel suo genere: uno dei pochissimi ad essere riuscito nell’intento di far unire ed appassionare giovani adolescenti alla cultura e al revival della musica pop-punk, con una miscela di suoni subito riconoscibili.
Ricordo ancora nitidamente che all’età di cinque anni, il sottoscritto si fece comprare dai genitori il suo primo CD: era proprio American Idiot, uscito da poco tempo. Quel disco, assieme al suo sequel ideale, 21st Century Breakdown, hanno segnato un cambiamento epocale nel mio modo di fruire la musica. I Green Day hanno permesso a me e a tantissime altre persone di capire che un modo inedito ed innovativo di fare musica poteva e aveva senso di esistere anche all’inizio del ventunesimo secolo. L’idea, latente, di andare contro l’establishment per rovesciarla e instaurare un regime dell’amore e della fratellanza musicale era ben presente in ogni giovane fan che si affacciava alla musica dei Green Day, perché il carisma di Billie Joe, ha permesso di forgiare e formare dei ragazzi e delle ragazze più attenti e consapevoli alle dinamiche della vita e anche il sottoscritto ne è un profondo debitore.
Cosa ha lasciato (e potrà lasciare in futuro) al mondo della musica
E poi quella chitarra. La chitarra. Ha quel suono lì, da sempre. Chi ha ascoltato, da bambino, almeno una volta, Boulevard of Broken Dreams, sa che quella melodia appartiene all’immaginario di ognuno di noi perché è il chitarrista dei Green Day ad essersi aperto col pubblico mediante quella chitarra. Un oggetto-simbolo, assieme alla cravatta rossa e alla giacca nera, che hanno permesso a Billie Joe di creare un’aura quasi onnipotente e inarrivabile: un guru da seguire, un modello a cui ispirarsi, perché differente dagli altri ma che riesce ad entrare in comunicazione direttamente con te, con la sua musica, con i suoi testi, con le sue parole.
A cinquant’anni suonati, si prepara per un nuovo tour mondiale con i suoi due amici-soci di una vita: Mike e Tré, che, anche nei momenti più difficili, non lo hanno mai abbandonato. L’Hella Mega Tour sarà spaziale e noi non vediamo l’ora di tornare a cantare sottopalco Holiday con Billie Joe e la sua fidata Blue, che è un po’ la metafora dell’eterna anima del padre che sale, ad ogni concerto, sul palco, con lui, per non farlo sentire mai solo.
Happy birthday, Billie Joe.
Icona di bei momenti di vita passati assieme.




