Arte imita arte. La sottile coincidenza dei plagi musicali
Agli albori della civiltà occidentale, celebre è il confronto avvenuto tra Greci e Romani in tutti i campi delle arti. In un rapporto di imitazione prima e di emulazione in seguito, il mondo classico è il panorama ideale per comprendere come il poeta – etimologicamente parlando “colui che crea” – nell’atto che precede la realizzazione di un’opera si guardi intorno alla ricerca dell’agognata ispirazione. Alle volte la natura, altre la vita, molte volte l’arte stessa è oggetto di imitazione in un sottile gioco di furti e coincidenze.
In musica, le note sono solo dodici, e anche se la matematica non ci aiuta, ci piace credere che le combinazioni siano infinite. Ad ogni modo, l’accusa di plagio resta la più turpe che un artista possa ricevere.
Led Zeppelin vs Spirit
Chi non conosce Stairway to Heaven? Canzone simbolo di un’intera generazione e bandiera dei Led Zeppelin. Forse in pochi sanno che il celebre intro è stato, pochi anni fa, oggetto di acceso confronto quando Mark Andes, membro degli Spirit, dichiarò che era stato copiato da Taurus, brano uscito nel 1968, ben prima della più famosa Scala per il Paradiso. La disputa è finita in tribunale e noi attendendo l’esito, nel frattempo, rispolveriamo Taurus.
Quella volta che Albano Carrisi…
Ma non bisogna per forza attraversare la Manica per sentire parlare di plagio. In molti ricorderanno il 1996 come l’anno in cui l’arrivo di Michael Jackson a Roma non era dovuto a uno dei suoi imponenti concerti ma all’obbligo di apparire alla Pretura di Roma per l’accusa di plagio mossa dal nostro Albano nazionale che, imperterrito e ostinato, riuscì a ottenere un risarcimento da The King of Pop. Sosteneva infatti che Will you be there si rifacesse alla sua I cigni di Balaka, canzone conosciuta più per questo caso mediatico che per altro. Sentenza o no, ancora adesso facciamo fatica a disdegnare il brano del numero 1 dei Jackson 5ive.
Beach Boys vs Chuck Berry
Per ritrovare una pietra miliare nella storia dei plagi musicali è necessario andare oltreoceano. Più di 50 anni fa, mentre gli USA si scatenavano a suon di rock ‘n roll, i Beach Boys pubblicavano Surfin’ USA rifacendosi in modo evidente e senza troppo nascondersi a Sweet Little Sixteen di Chuck Berry. La band più volte ammise che la canzone era liberamente ispirata al brano di Berry, diversamente la pensò il tribunale che costrinse i primi a vendere tutti i diritti della canzone. Arte imita arte, ma si sa, gli americani non scherzano quando si parla di dollari.
Zucchero vs Pecora
Ma torniamo in Italia, chi di voi si ricorda di Michele Pecora? Avete mai sentito Era lei? L’accusa stavolta fu dovuta a un pubblico affezionato alla canzone, così Pecora decise di portare in tribunale Zucchero e la sua Blu. Anche se ancora oggi c’è chi storce il naso a sentire il brano di Forniciari, niente toglie che Pecora perse la causa ed Era lei è tornata nel dimenticatoio.
Bitter Sweet Symphony – The Verve
Ma terminiamo adesso riascoltando una canzone con una storia molto più controversa. Indubbio capolavoro degli anni ‘90 che in molti ricordano e ogni tanto riascoltano, così, per sbloccare qualche ricordo.
Bitter Sweet Symphony dei Verve era nata a seguito di un accordo mai rispettato in cui la band di Wigan avrebbe dovuto riutilizzare una riproposizione, eseguita dalla Andrew Oldham Orchestra, di The Last Time dei Rolling Stones. Ma Richard Ashcroft, frontman dei Verve, usò più note del dovuto e questo scherzetto gli costò tutti i proventi della canzone. Oltre il danno, dunque anche la beffa.
Non importa, almeno a noi che la riascoltiamo rivedendo il videoclip. Questo, perlomeno, non è stato accusato di plagio, anche se, osservando bene Unfinished Sympathy dei Massive Attack… il dubbio sorge.




