Riscaldamento globale: entro 2080 estinzione per metà degli animali e 2/3 delle piante
L’importanza della biodiversità è fondamentale per far si che una determinata specie possa sopravvivere nel suo habitat. Per questo motivo l’ennesimo allarme, lanciato questa volta da uno studio della University of East Anglia pubblicato su Nature Climate Change, sugli effetti che il riscaldamento globale può comportare da qui ai prossimi sessant’anni lascia ben riflettere.
In sostanza dallo studio emerge che da qui al 2080, se non vi sarà un’inversione di tendenza, almeno i due terzi delle piante comuni e circa la metà delle specie animali potrebbero subire un grave declino fino ad arrivare all’estinzione. Fra le aree più a rischio figurano l’Africa subsahariana, l’America centrale, l’Amazzonia e l’Australia che potrebbero perdere la maggior parte delle loro specie di piante e animali.
La causa di questo possibile declino sta, come detto, nel riscaldamento globale che entro fine secolo potrebbe raggiungere livelli altissimi portando ad una sensibile riduzione, e alla scomparsa, degli habitat naturali dove le specie vegetali ed animali vivono e si riproducono. La soluzione è intervenire subito attuando politiche di riduzione dell’emissione di gas serra per far si che nel 2080 la temperatura non arrivi a superare 4 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale.
Rachel Warren, scienziato del dipartimento di studi ambientali dell’Università dell’East Anglia e responsabile della ricerca ha precisato: «Quello che differenzia il nostro studio rispetto ai molti effettuati finora, è che mentre di solito l’attenzione si è focalizzata sulla scomparsa delle specie più rare o su quelle a già rischio estinzione, noi abbiamo investigato l’effetto dei cambiamenti climatici sulle specie più comuni. La nostra ricerca mostra come il cambiamento del clima ridurrà la biodiversità anche a danno delle specie più comuni e diffuse al mondo. E la loro potenziale scomparsa è un problema enorme, se consideriamo che anche la loro semplice diminuzione porterebbe al collasso dell’ecosistema».
Dalla ricerca (che ha analizzato le possibili reazioni del cambiamento climatico di oltre 50mila specie) emerge inoltre che solo il 4% delle specie animali (e nessuna pianta) beneficerebbero dell’aumento della temperatura mentre il 34% degli animali e il 57% delle piante vedrebbero ridurre l’estensione o scomparire del tutto il loro habitat naturale.
Per quanto riguarda l’uomo: «La popolazione umana – afferma Rachel Warren – dipende totalmente dall’ecosistema in cui vive, e una perdita così diffusa su scala globale della biodiversità è destinata a impoverire i servizi dell’ecosistema su cui si fonda la vita umana. Queste specie comuni di piante e animali sono fondamentali per la purificazione dell’acqua e dell’aria, prevengono le inondazioni, fungono da nutrimento per il suolo che noi destiniamo all’agricoltura e ne garantiscono i cicli. Tutte cose che noi consideriamo scontate, ma che non lo sono affatto. E che noi stiamo facendo sparire».
Energia. Questa muove i nostri sforzi ogni giorno, la ricerchiamo nei posti più impensabili, bruciando oli, petroli e carboni ma spesso dimentichiamo di usare quella più pulita, a più basso impatto ambientale e che giova alla nostra salute ed a quella dell’ecosistema in cui viviamo: quella scaturita dal nostro corpo. Usare meno le macchine e più le membra. Forse questo potrebbe esser un primo passo per evitare che scenari devastanti, come quelli descritti in questo studio, possano divenire realtà.
Enrico Ferdinandi
(Twitter @FerdinandiE)
14 maggio 2013




