Moby Dick: l’umano, tragico, incomprensibile non sapere

Moby Dick: l’umano, tragico, incomprensibile non sapere

Non crediate che Moby Dick abiti solo immense cavità marine. La grande balena, bianca più bianca della neve che ha dato il titolo al capolavoro di Melville, può essere vicina a voi. ovunque voi siate. Per esempio ora è al Teatro Litta di Milano sino al 17 giugno 2017, portata da Corrado D’Elia, in un monologo da non perdere da lui ideato, diretto e recitato.

“Chiamatemi Ismaele” è l’incipit del romanzo di Melville che sceglie di far raccontare la storia dell’inseguimento di Moby Dick da parte di Achab, all’unico marinaio superstite dopo che la baleniera Pequod viene affondata con capitano e marinai in un vortice di morte. Melville attraversa gli oceani per avvicinarsi con circospezione agli abissi dell’anima di Achab.

Corrado D’Elia  invece parte da qui, dalle ossessioni che alimentano e restano anche quando tutto intorno è finito, e il cuore e la mente sono incendiati. Le ossessioni che spingono Achab ad andare oltre, oltre l’umano dove niente può confortarlo, né la bellezza, né, come in un Ulisse errante, l’affetto del figlio, la pietà per il vecchio padre, l’amore per la moglie.

É Achab che parla in prima persona, il capitano diventato un po’ mostro dopo che Moby Dick gli ha strappato un gamba. Da allora la balena è diventata la sua ossessione, perchè quel mostro marino, quasi un diavolo, ha mortificato la sua voglia di conoscenza, di assoluto, quel miraggio di verità e grandezza;  ha anche mutilato il suo corpo ed ora lui vuole vendetta.

Il pubblico segue incantato Corrado D’Elia, aedo moderno, la sua voce, i suoi gesti sapienti. L’attore resta seduto su uno sgabello, al centro di una scena evocativa ideata da Chiara Salvucci, con “alberi” sospesi che ricordano quelli della baleniera Pequod che si muove su un mare antico, un mare di solitudine.

La stessa che alberga in Achab, dannato perchè arriva ad intuire il sublime, l’assoluto, la grandezza ma, accecato dall’ossessione, non vede la bellezza, non trova conforto in nulla. Per questo continua a maledire il cielo, il sole, Dio che gli ha imposto limiti e non gli ha concesso di conoscere il mistero della vita, le leggi della natura.

Per quaranta anni Achab percorre gli abissi in solitudine, alla ricerca del mostro marino, per combattere questo umano, tragico, incomprensibile non sapere. Per poi capire che è Moby Dick a cercare lui, a sfidarlo. Lui che credeva di agire, scopre di essere agito dalla vita e la sua ossessione gli rivela la sua miserabile e intollerabile finitezza umana. É troppo tardi. Achab e Moby Dick sono ormai una cosa sola, riuniti in un vortice di morte che suggella le loro solitudini e che il rullare del mare, ricopre beffardo.

Lo spettacolo, carico di emozioni per questo taglio introspettivo che dà D’Elia, è da non perdere. Adatto a tutti, anche ai più giovani spettatori.

IO, MOBY DICK
liberamente ispirato a Moby Dick di Herman Melville
progetto e regia di Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia
ideazione scenica e grafica Chiara Salvucci
luci Marco Meola
collaborazione alle ricerche Alessandro Sgamma
Mtm Teatro Litta, Corso Magenta, 24, 20123 Milano

Telefono: 02 8645 4545

Durata: 1 ora e 30 minuti
Biglietti: Intero 24€ – Under35 16€ – Over65 e Under18 12€
Abbonamento: 10 Identità, 5 Identità, UNIdentità, IDono
Spettacolo inserito in Invito a Teatro tagliando Compagnia Corrado d’Elia

dal 5 al 17 giugno 2017

dal lunedì al sabato ore 20:30, domenica riposo

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