Scugnizze sospese, Napule è…

“Scugnizze Sospese” è uno spettacolo di danza e clownerie diretto da Alice Bellantoni.
L’attrice protagonista è Maria Sofia Palmieri, che già abbiamo avuto modo di apprezzare in “Molly” e “Ride di me signorina?”. Ad accompagnarla, la ballerina Denise Agostini e l’harpguitar di Paolo Rasile.
Al termine dell’esibizione, avvenuta presso il teatro Furio Camillo, la regista ha spiegato al pubblico come la suddetta esibizione fosse in realtà una versione rivisitata dello spettacolo originario, e che verrà in seguito riproposta al pubblico ulteriormente rivisitata.
Non avendo visto la precedente versione, ci è difficile capire quanto sia cambiato e quanto sia rimasto intatto rispetto ad essa, tuttavia i potenziali margini di miglioramento sono ben visibili, a partire dalla location.
Siamo infatti dell’idea che il teatro Furio Camillo non fosse esattamente il luogo ideale per la messa in scena di uno spettacolo che (come suggerito dal titolo) si basa su coreografie aeree e acrobazie. Questo fattore, decisamente non indifferente per la riuscita dello spettacolo, incide profondamente sulle performance di Palmieri e Agostini. Le protagoniste si ritrovano costrette a eseguire coreografie certamente apprezzabili, ma chiaramente più contenute rispetto a come dovevano essere state inizialmente concepite.
Vedi Napoli e poi applaudi
Ma cosa c’è da dire riguardo al testo in sé per sé?
Escludendo le esibizioni di musica dal vivo e le coreografie, “Scugnizze sospese” si presenta come una serie di monologhi in dialetto partenopeo. Questi celebrano la città, la cultura e i simboli maggiormente associati alla città di Napoli.
E fin qui nulla da dire.
Maria Sofia Palmieri fa tutto ciò che può per rendere tali monologhi coinvolgenti e accessibili. Il problema sta nel fatto che tali monologhi, per loro natura non lo sono. Chiunque non abbia familiarità con la cultura napoletana ne esce inevitabilmente disorientato e confuso. Con poche idee sia su ciò che ha appena visto, sia su ciò che gli attori e gli autori volessero comunicargli.
Se davvero l’idea è di ripensare lo spettacolo e rielaborarlo, forse la cosa migliore è trovare un modo per renderlo accessibile a chi quel mondo non lo conosce poi così bene. Questo, insieme a una location più adatta per le sue interpreti sarebbe un’ottimo modo per tirare fuori tutto il potenziale dello spettacolo. Un potenziale che, per il momento, ci sentiamo di dire non sia stato ancora sfruttato al meglio.




