La Birra è una bevanda da poveri

La Birra è una bevanda da poveri
Papanero interessante esperimento di Ritual Lab e Voodoo Brewery

Un’affermazione forte, me ne rendo conto, ma che ha l’intento di provocare e far riflettere sulla considerazione che ha la birra per la maggior parte di noi, soprattutto in Italia. La birra è una perfetta compagna per brindare con gli amici, per mandar giù la pizza davanti ad una partita di calcio, per fare un aperitivo veloce e poco impegnativo.

D’estate la situazione raggiunge l’apice e in ogni borgo d’Italia si dà il via a feste della birra, con fritti e arrosticini, in una cornice di musica e di allegria. Qualcuno dirà subito: anche per il vino succede questo e, basti pensare alla scena romana, le tante fraschette sparse nel territorio ne sono l’emblema. Vino di medio-bassa qualità per accompagnare e non tanto per degustare.

Eppure tutti noi sappiamo che il vino, quello “vero”, senza nulla togliere a quello più popolare ed economico, ha una controparte pregiata e costosa, che per molti di noi equivale a comprendere il cirillico, ma che non proviamo neanche vagamente a sminuire.

Non ci stupisce dunque vedere persone che spendono 30 o 40 euro per una bottiglia di vino, e solo quando si superano i 50 iniziamo a storcere un po’ il naso. Eppure alziamo le spalle e pensiamo che chi le ordina ha soldi da spendere, e che noi non siamo in grado di capirli.

Poi una sera passeggi in centro a Roma e guardando la taplist vedi che una birra costa 10 euro e qualcuno vicino a te esclama: una birra 10 euro!?!? quasi fosse un crimine contro l’umanità. Perché accade questo, almeno in Italia?

Italia Paese di vino. Non si conoscono proprio gli stili. Non c’è il concetto di invecchiamento, bott per la birra. La birra è la lager con la pizza. Gli abbinamenti culinari con la birra sono rari, con il vino invece è obbligatorio, anche nella ristorazione

Che differenza c’è tra il vino e la birra?

Prima di procedere voglio fare una premessa: non sono un esperto, ma amo profondamente il vino e sono orgoglioso del mio paese nel sapere che è tra i primi, se non il primo, al mondo per prestigio. Mi è capitato di bere all’estero il vino e di rimpiangere il più scadente dei vini della casa che ti portano nei ristoranti italiani, perché il nostro è un livello davvero alto.

Questo però non deve portarci a snobbare le altre cose, soprattutto perché l’Italia sta facendo enormi passi in avanti per quanto riguarda la produzione artigianale della birra, ottenendo dei risultati davvero incredibili nonostante la cultura ad essa legata sia ancora a livelli, a mio parere, bassissimi, scoraggiando, di fatto, un consumo consapevole.

Perché di questo si tratta: consapevolezza. Non siamo obbligati ad essere degustatori e sommelier, ma dobbiamo rispettare chi dietro le quinte si impegna per sperimentare e tirare fuori dal cilindro lavori interessanti ed estremi, alcune volte.

https://www.cronachedibirra.it/birre/24950/nuove-birre-da-brasseria-della-fonte-ofelia-gambolo-birra-madama-e-gilac/

C’è una grande differenza tra il vino e la birra, una differenza che forse rende questo divario ancora più pronunciato: il territorio. Il vino è legato alla sua terra, al microclima e non soltanto ai processi di produzione o alle materie prime utilizzate. La città nella quale vivo fa crescere degli ottimi ortaggi, ma se provassi a coltivare la vite otterrei qualcosa più simile all’acetone. Ecco allora che la Terra, con la t maiuscola, diventa prestigio e ricchezza. E la birra? come si produce?

La birra non ha bisogno di un terreno specifico, le materie prime possono essere acquistate e lavorate in qualsiasi luogo; l’acqua, elemento fondamentale per la scelta stilistica, può essere trasportata. La birra non suscita il fascino della Terra, del clima, nonostante la produzione del malto e dei luppoli, ad esempio, richieda ugualmente sforzi e grandi capacità.

Piccola curiosità prima di procedere: nel caso delle Lambic del Belgio è fondamentale invece il territorio, perché, per ridurre all’osso, nell’aria è presente un batterio che permette alla birra di fermentare spontaneamente, senza inocularlo come per le altre.

La birra, da questo punto di vista, è la bevanda dei poveri, perché tutti possono permettersi di produrla, in qualsiasi condizione, il vino no.

Che significa birra prestigiosa?

Prima ho parlato di vini prestigiosi, quelli che hanno un costo generalmente maggiore (ma il costo non fa sempre la qualità!), e che sono legati ad annate che difficilmente possono ripetersi. Ma per la birra? Che significa berne una di prestigio?

Chiaramente non c’è una definizione, e neanche il costo riesce ad identificarla, ma tantissimi fattori possono fungere da spia per rendercene conto. Il birrificio, ma soprattutto il mastro birraio possono essere una garanzia per un’ottima birra, le materie prime utilizzate, e a volte anche lo stile. Una Stout o una Porter ottenuta da diversi blend di birre invecchiate in certe botti di Bourbon sono già per definizione qualcosa di particolare (non necessariamente buono e ben fatto).

Posso altresì bere una semplicissima Pils e rendermi conto di avere una birra pura, limpida, conservata alla perfezione e che giunge nel mio bicchiere al massimo della forma. Ancora una volta la figura del mastro birraio sarà fondamentale per saperne di più sulla produzione, sulle materie scelte e sul risultato finale. E’ un po’ come fidarsi di un chef.

papanero
Papanero interessante esperimento di Ritual Lab e Voodoo Brewery

Una birra quindi non è un semplice bevanda, ma qualcosa che può raccontarci una storia vera e propria e prestargli l’orecchio, di tanto in tanto, sarà entusiasmante!

Abbinamenti culinari

Con la carne il rosso e con il pesce il bianco. Di nuovo chiamiamo in causa il vino e, oltre a voler sottolineare che non è sempre così (poveri vini rosati!), voglio farvi notare quanto la birra sia relegata più a qualche snack, o alla pizza, o a qualche panino; insomma a cibi più “semplici”.

La grigliata anche si accompagna spesso con della buona birra, ma guai a voi a berla con una fiorentina, con gli spaghetti con le vongole, o con i dolci, vero? sbagliato! Ci sono diversi stili che si sposano alla perfezione con le pietanze elencate (provate una Blanche con gli spaghetti con le vongole, o una Imperial Stout con i dolci).

Nessuno però si sogna di farlo, almeno in Italia, e non è un caso se la maggior parte dei ristoranti sia piena di vini ed altri alcolici pregiati e mai di ottime birre. Lo spumante di benvenuto, il vino ed il vino da dessert, magari anche un buon rum, whiskey o grappa, ma mai una birra artigianale di alta qualità. Non è forse il caso di mettersi in discussione e di allargare i propri orizzonti?

Conclusioni

La mia non voleva essere una crociata contro le altre bevande, piuttosto un modo per sottolineare quanto la birra sia, di fatto, snobbata ingiustamente. Credo che la birra possa dare davvero una ventata di novità in qualsiasi ambito e che non sia affatto la bevanda dei poveri. E a voi? E’ mai capitato di dovervi accontentare per l’assenza di una birra di livello?

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