I conti della serva

I conti della serva

Anche questanno il Governo si fa – e ci fa – i conti in tasca andando preventivamente a fare un bilancio di quelli che saranno le cifre – con  eventuali sconti – per lanno a venire.

Ieri in conferenza stampa l’esecutivo guidato dal premier Renzi ha delineato il contenuto della legge di stabilita. Discussa in seno al consiglio dei ministri, la normativa è già al vaglio degli organi europei i quali, come noto, hanno l’ultima parola nell’analizzare e approvare tale manovra.

La legge finanziaria, conosciuta come legge di stabilita o manovra economica, in poche parole è il bilancio preventivo attraverso il quale il Governo controllerà l’impiego di fondi per l’anno prossimo. La bozza varata questi giorni prevede una manovra fiscale da 27-30 miliardi di euro; tale valore è legato alla possibilità da parte del Governo di sfruttare il margine di flessibilità dello 0,2%, valore necessario alla luce della crisi dei migranti che attanaglia lo stivale. La nuova legge di stabilita andrà al vaglio parlamentare e agli organi dell’Ue concedendo interventi per l’abolizione della tassa sulla prima casa. Compresa anche una rivalutazione del part time per i lavoratori che hanno più di 63 anni e sette mesi di anzianità oltre che a un doppio intervento fiscale che interessa le imprese, i cosiddetti “super- ammortamenti” cui segue il taglio dell Ires, la tassa sul reddito delle società.

Matteo Renzi anche stavolta ha utilizzato il suo linguaggio semplice, pseudo politicamente friendly, attraverso l’impiego di locuzioni nelle quali sono racchiusi i contenuti della legge di stabilita delineati in quattro punti o aree che dir si voglia. “Italia forte, Italia semplice, Italia giusta e Italia orgogliosa”  ha sloganato il premier componendo il calderone di stabilita. Andava aggiunto anche un “Italia delle diapositive su Twitter”. Secondo il Governo, la forza di questa legge sarebbe racchiusa nell’abolizione della tassa sulla prima casa oltre che dell’Imu agricola e della tassa sugli imbullonati. Rientrano fra i punti salienti anche i suddetti super-ammortamenti per gli investimenti alle imprese, fissati al 140%; la riduzione delle tasse per le imprese e la libertà per i comuni di spendere l’avanzo di amministrazione e soldi in cassa per lavori conclusi, restante superficie di quell’iceberg di autonomismo di cui il ddl Boschi è stato anteprima. A riguardo il Governo ha tenuto a precisare che, attraverso la manovra fiscale, avverrà il rimborso dei 5 miliardi mancanti a seguito del taglio della tassa sulla prima casa senza costringere i comuni ad aumentare le varie aliquote delle altre imposte. A questo va aggiunto come a partire dal 2016 sia prevista una disponibilità di 670 milioni di disavanzo da ridistribuire ai comuni stessi.

I punti più discussi

Abolizione tassa sulla prima casa – La mossa effettuata da Renzi, a dir poco audace poiché zoccolo duro in sede elettorale, ci costerà come detto 5 miliardi di euro. Sulla prima casa sarà cancellata la Tasi mentre su ville e case di lusso, oltre alla Tasi sparirà anche l’Imu.

Taglio Ires – La tassa sui redditi delle imprese passerà dal 27,5 al 24%. Anche in questo caso però se Bruxelles dovesse approvare la clausola per gli eventi eccezionali, si potrebbe usufruire dello 0,2% di deficit e quindi anticipare tale sgravio già dal 2016.

Super-ammortamenti – Attraverso i super-ammortamenti inseriti nella legge di stabilita, le imprese avranno la possibilità di dedurre dalle tasse gli acquisti di macchinari effettuati tra l’ottobre del 2015 e la fine del 2016 per un valore pari al 140% dei macchinari stessi.

L’Iva – Nella precedente legge di stabilità furono inserite delle clausole di salvaguardia le quali prevedevano l’eventuale innalzamento dell’aliquota fino al 25%. Nel documento di legge presentato ieri il Governo ha sottolineato l’azzeramento delle clausole scongiurando possibili aumenti di altre accise.

Canone Rai – C’è spazio anche per la tassa sulla tv nella legge di stabilità. Da sempre mal compresa e odiata, il canone è evaso dal 47% degli italiani con una perdita di introiti di mezzo miliardo annui. La tassa verrà inserita automaticamente nella bolletta elettrica e costerà 100 euro anziché 113: possibile un abbassamento nel 2017 a 95 euro.

Incentivi assunzioni – A oggi per chi assume a tempo indeterminato – o comunque porta a conversione un contratto precario – godrà dello sgravio totale dei contributi. Attraverso questa misura lo sgravio non sarà più totale ma calerà del 40% nei prossimi anni, una agevolazione decrescente che, salvo cambiamenti, è destinata ancora a calare.

Contanti – Uno dei punti più discussi dell’intera legge, soprattutto dalla minoranza interna al Pd. Fra i gridi di agevolazione agli evasori, il Governo rialza il tetto massimo consentito per i pagamenti in contanti da mille a 3mila euro. Monti abbassò tali cifre per diminuire l’evasione fiscale non senza critiche. In entrambi i casi va ricordato che l’Italia è il paese europeo con la maggior circolazione di contante per cui la legge di stabilità è un lancio dei dadi con conseguenze relative: con l’aumento del tetto di contante possono festeggiare le piccole e medie imprese ma perire la lotta al lavoro in nero.

Fondo povertà C’è spazio anche per i poveri nella finanziaria, dopo tutto Renzi si è ricordato che in Italia 7 milioni di persone sono al di sotto della soglia di povertà. Il Governo ha assicurato l’incremento del fondo povertà con ulteriori 600 milioni che si aggiungono alle somme già stanziate portando il totale a 1,4 miliardi. Soldi sì, magari mangiati, ma una riforma del welfare no?

Fondo pensioni –  Il Governo ha disposto che i lavoratori con 63 anni di età e sette mesi possono usufruire del lavoro part-time. Allo stesso modo, le lavoratrici che hanno raggiunto i 35 anni di contributi versati e i 57 di età ,potranno optare per il pre-pensionamento.

 

 

 

 

 

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