Com’è andata la conferenza stampa di inizio anno di Giorgia Meloni
«Abbiamo dato vita a una tradizione nuova», esordisce la premier Giorgia Meloni nella annuale conferenza con la stampa tenutasi oggi 9 gennaio 2026. Effettivamente, l’attesissimo appuntamento con i giornalisti dei quotidiani e delle televisioni nazionali ha visto proprio negli ultimi due anni di governo Meloni uno slittamento, che ha mutato l’evento che di consueto si teneva alla fine dell’anno ad un incontro di inizio anno. La conferenza stampa, ormai, di inizio anno è organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare ed è una tradizione radicata nei rapporti tra la stampa e il potere politico. Questa serve da ricognizione su quella che è stata l’azione del governo durante l’anno trascorso e le prospettive sull’anno che verrà.
Durante l’incontro di oggi tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la stampa italiana i dossier di interesse sono stati molteplici e variegati. La politica estera con il Venezuela, la Groenlandia, l’Ucraina e Gaza in primo luogo. Arrivando poi a questioni prettamente interne, come il referendum sulla Giustizia, la legge elettorale, le baby-gang, i rapporti con il Quirinale e la magistratura. Una protesta della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) ha dato il via alle danze, con una polemica alla FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) affidata a dei cartelli che recitavano: «Giornalisti da 10 anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari».
Le prime domande hanno riguardato la situazione geopolitica internazionale e le posizioni del governo sui recenti fatti in Venezuela e le insistenti dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump di invadere o comprare la Groenlandia. L’attesa per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante detenuto da più di un anno a Caracas, per la quale Meloni ha affermato di occuparsene «fino a quando la madre non lo riabbraccerà»; e l’attacco alla sinistra che, secondo la premier si trova sempre «dalla parte sbagliata della storia», in relazione alle proteste dei sindacati sull’attacco di Trump al regime di Maduro. Sulla situazione in Ucraina, Giorgia Meloni ha ribadito la sua posizione politica. Secondo il presidente del Consiglio, «l’unico modo di garantire pace è la deterrenza», ossia: «serve la forza per mantenere la pace». Sulle minacce trumpiane in Groenlandia appare sicura: afferma di non condividere la sua posizione e sottolinea di escludere completamente un invasione dell’isola dell’Artico con la forza militare, non ritenendola realistica. La premier ha anche annunciato la volontà di presentare al più presto una strategia italiana sulla questione. Meloni ha poi sottolineato che l’Europa deve riaprire il dialogo con la Russia per avere un ruolo più efficace nei negoziati di pace sulla guerra in Ucraina, pur giudicando prematura la discussione sul ritorno di Mosca al G8.
Sul fronte interno gli animi si sono scaldati un po’ di più, tra domande sulle tasse in aumento non tanto gradite dalla premier e le dibattute questioni sull’ingerenza dei sistemi di controllo sui giornalisti, come il caso Paragon. Proprio su questo caso ha posto l’ultima domanda della conferenza uno dei diretti interessati, il direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato, per la quale la premier ha detto di star «offrendo tutta la disponibilità per arrivare alla verità» e portando la questione su di sé: «I fatti personali non di Cancellato, ma di Giorgia Meloni, sono finiti su tutti i giornali», ha detto la premier. Sulla nuova legge elettorale, Meloni ha dichiarato poi che il referendum sulla riforma della giustizia potrebbe tenersi il 23 marzo. Le questioni economiche, sociali e i casi internazionali recenti hanno completato il quadro di un incontro durato tre ore.




