Verso una nuova riforma elettorale?
Il prossimo 26 giugno approderà alla Camera la proposta di legge del governo Meloni per ridefinire le regole del sistema di voto. Il testo, depositato in Parlamento a fine febbraio e ora aggiornato dopo la mediazione tra i partiti di maggioranza, se approvato, diventerebbe applicabile già dalle prossime elezioni governative, previste nel 2027.
La riforma elettorale, il cosiddetto Melonellum, andrebbe a soppiantare la disciplina del Rosatellum, in vigore dal 2017. Ma cosa cambierebbe?
La novità più sostanziale riguarda la distribuzione dei seggi. L’attuale legge elettorale prevede un sistema misto, con attribuzione di un terzo dei seggi con sistema uninominale e due terzi con quello proporzionale. La riforma guarda invece a un impianto meramente proporzionale: ogni partito otterrà tanti seggi solo in proporzione ai voti presi.
La riforma prevede l’introduzione di un premio di governabilità, ovvero una quota di seggi aggiuntiva spettante alla lista o coalizione che otterrà almeno il 42% dei voti. Con il premio si otterranno 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato: questo verrà assegnato solo nel caso in cui la coalizione raggiunga il risultato in entrambi i rami del Parlamento. Per evitare un’eccessiva concentrazione di potere, è stato fissato un tetto massimo di seggi attribuibili, pari al 55% del totale, dunque 220 per la Camera e 113 per il Senato. Se nessuna delle liste dovesse superare la soglia del 42%, i seggi attribuibili con il premio saranno ridistribuiti in maniera proporzionale tra tutte le liste che supereranno la soglia del 3% dei voti a livello nazionale.
Punto fondamentale della riforma, che guarda simbolicamente al premierato tanto desiderato dalla destra meloniana, è l’obbligo di indicazione di un candidato premier al momento della presentazione delle liste, pena l’inammissibilità della stessa. La nomina del presidente del Consiglio rimarrà comunque prerogativa del capo dello Stato.
La riforma introduce infine un sistema di “liste bloccate”: gli elettori saranno chiamati a votare solamente il partito, abolendo il sistema delle preferenze. I candidati entreranno in Parlamento seguendo l’ordine stabilito direttamente dalle segreterie partitiche. Sulla questione, la maggioranza si è detta aperta a possibili modifiche in Aula in fase di dibattimento.
Nodo da sciogliere rimane il voto all’estero: la nuova legge affiderebbe al governo il compito di aggiornare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il regolamento per il voto degli italiani all’estero, al fine di apportarvi le modifiche necessarie a garantire la libertà, la sicurezza e la segretezza.
Per il centrodestra, l’approvazione al più presto di una nuova legge elettorale rappresenta una priorità, legata alla necessità di garantire ai cittadini governi più stabili. L’opposizione giudica invece l’accelerazione dell’iter una “forzatura istituzionale” incompatibile con il normale lavoro parlamentare. La capogruppo del Pd Chiara Braga ha rivolto un appello al presidente della Camera Lorenzo Fontana per rinviare l’approdo in aula, in modo da avere il tempo di studiare quello che viene definito “un testo completamene ridisegnato”.
Rimane inoltre tra i partiti del campo largo il sospetto che la maggioranza voglia approvare rapidamente le nuove regole per preparare un eventuale ritorno alle urne. Un’ipotesi che il centrodestra continua a smentire, parlando di “scadenza naturale della legislatura nel 2027”.




