Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano

Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano
Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano

Come si può raccontare la condizione passata, odierna e futura della donna attraverso un fumetto? Si può e lo si può fare con ironia, come accade all’interno del libro “Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano” scritto da Emma e edito da Editori Laterza.

Bastava (davvero) solo chiedere

La presente autrice del libro è una blogger, classe 1981, ma anche fumettista e ingegnera informatica francese. La storia che ha deciso di raccontare viene pubblicata per la prima volta nel 2016 sul suo blog e appena online scatena milioni di condivisioni.

E provare a capire i segreti del successo di una tematica così semplice e allo stesso tempo così malamente chiacchierata è presto detto: perché non si fa molto per cambiare la condizione della donna, oggi, nel XXI secolo.

Tutti noi nasciamo e da lì cominciamo a svilupparci: come individui prima di tutto e poi successivamente come appartenenti al genere femminile o maschile. Dunque, una bimba deve giocare con le bambole e a sua volta fingere di essere la mamma di quel bambolotto, ma questo solo perché il suo destino è già stato disegnato?

No, più semplicemente perché guarda al primo esempio che (spesso) ha in casa: una mamma che si occupa delle faccende, della spesa, delle pulizie e dei propri figli. Insieme a lei un papà che lavora, sta fuori casa tutto il giorno, rientra nel tardo pomeriggio e si gode la fine della giornata con la propria famiglia.

Oggi nel 2020 per fortuna il significato stesso della “famiglia tradizionale” (che poi davvero qualcuno mi deve spiegare cosa cavolo significhi…assolutamente nulla) è stato cambiato: ci sono le famiglie allargate, le famiglie con due mamme o due papà, le famiglie dove i figli sono stati adottati.

Finalmente ci sono anche quei nuclei in cui la mamma e il papà lavorano entrambi, sono diventante figure intercambiabili quasi al 100% perché dove è stato scritto che un uomo non possa stirare? E che non possa svolgere le pulizie di casa? Da nessuna parte e il mondo si sta muovendo verso un allineamento della figura maschile e femminile, perlomeno all’interno del concetto casa.

Dopo l’introduzione di Michela Murgia, l’autrice suddivide questo suo lavoro fumettistico in capitoli, che già di per sé stessi hanno dei titoli molto evocativi.

Rilassati, ma impara anche a conoscerti e a far rispettare il tuo ruolo

Si parla di quella strana sensazione che pervade spesso l’animo di una qualunque donna: devo riuscire a fare tutto da sola, devo riuscire a non chiedere, devo riuscire a cavarmela senza dovermi per forza appoggiare a qualcuno. Chi ci ha messo addosso questa sensazione di voler essere a tutti i costi una moderna wonder woman? La storia, da sola, ha indubbiamente fatto il grosso, ma è anche vero che noi per prime vestiamo quel ruolo da sole, ci facciamo portatrici di un carico mentale sfiancante ed invisibile agli occhi del nostro compagno.

Allora bisogna fermarsi, chiudere gli occhi, e CHIEDERE. Basta davvero solo chiedere per capire che la divisione dei compiti (e questo indipendentemente che si abbiano figli oppure no) è e deve essere la normalità.

Nell’ambiente lavorativo questa concezione del rilassarsi assume però un’accezione negativa: se una donna perde la pazienza e alza la voce le viene spesso suggerito di “darsi una calmata” perché magari “ha il ciclo ed è nel pieno dominio ormonale”. Ecco, chiunque decida ancora di azzardare una risposta di questo tipo rischia la stessa decapitazione che è toccata a Ned Stark nel Trono di Spade.

Le donne si possono arrabbiare sul lavoro per gli stessi motivi per i quali si arrabbiano gli uomini: le motivazioni possono essere le medesime e dunque questi sfoghi di rabbia sono legittimi per chiunque e NON sono legati a delle crisi ormonali.

Il sesso e quello che no, non va bene

Anche quando si parla di sesso, Emma lo fa con estrema delicatezza e ironia: ad esempio racconta di come il clitoride della donna, il centro del suo piacere, venga ancora così poco considerato e poco conosciuto dagli uomini, perché spesso per prime le donne non conoscono bene il proprio corpo e dunque anche il sesso viene vissuto in maniera distorta.

Quando è consensuale e quando non lo è: purtroppo non esiste soltanto questa distinzione. Le vittime di abusi sessuali soprattutto all’interno delle mura domestiche sono in aumento e la pandemia vissuta quest’anno non ha fatto che peggiorare questo dato.

Se in una coppia la compagna non dimostra particolare entusiasmo per la possibilità di avere un rapporto fisico con il proprio compagno, ecco che allora scatta il luogo comune “voi donne tanto non ne avreste mai voglia”. SBAGLIATO. Le donne ne hanno voglia, provano desiderio fisico, carnale, ma forse lo scarso entusiasmo deriva proprio dal fatto che non si sentano appagate dall’altra parte (in alcuni casi, ma per fortuna non sempre) o perché possono avere il sacrosanto diritto di non averne voglia in quel momento.

L’autrice tenta di distruggere tutti quei luoghi comuni che purtroppo colpiscono non solo la figura della donna, ma spesso e volentieri anche quella dell’uomo, andando a ledere entrambi i sessi e non aiutando a raggiungere un equilibrio come semplici individui.

Parlarne? Quello serve sempre, perché dalle parole si può partire e ci si può far sentire. In questo modo la situazione diventa tutt’altro che ineluttabile, ma anzi assolutamente modificabile.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook