Elezioni Uk: stravince Boris Johnson con il 43%

Elezioni Uk: stravince Boris Johnson con il 43%

Il secondo governo di Boris Johnson

L’esito delle elezioni in Gran Bretagna tenutesi lo scorso giovedì è stato schiacciante. Il Partito Conservatore guidato da Boris Johnson ha ottenuto il 43,6% di voti. 365 seggi consentono all’ex premier di riconfermarsi con una maggioranza ancora più ampia.

Era stata una decisione dello scorso ottobre, quella di sciogliere le camere e proclamare nuove elezioni. A causa della mancanza di un accordo sulla Brexit con l’Ue, Johnson si è trovato costretto a chiedere alle istituzioni europee di rinviare la data fissata al 31 ottobre per l’uscita del Regno Unito.

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D’altra parte era stata la stessa Camera dei Comuni a chiedere tempo per esaminare l’accordo raggiunto il 17 ottobre, tra Juncker e Johnson. 13 giorni per analizzare il testo che attuava la Brexit sono stati ritenuti insufficienti; sebbene Johnson da un lato fosse cosciente di questo e attraverso una lettera non firmata chiedesse all’Ue di rallentare il processo di uscita, dall’altro la Brexit restava la priorità assoluta della sua agenda politica.

Boris Johnson in agosto aveva chiesto alla regina di sospendere i lavori del parlamento per 5 settimane, al fine di evitare la Brexit senza un reale accordo. Il volgere delle situazioni ha portato ad un inasprimento dello scontro politico con conseguente rinvio dell’uscita del Regno Unito. Il leader conservatore ha fatto pressione sull’opposizione laburista per indire nuove elezioni. Queste avrebbero potuto permettere a Johnson di allargare la propria maggioranza e lavorare con più autonomia sulla Brexit.

Elezioni Uk: la vittoria schiacciante del partito conservatore

La mossa di Johnson ha portato i suoi risultati. Il primo ministro ha ottenuto una maggioranza tanto elevata che non si raggiungeva dai tempi della Thatcher. Da queste elezioni poi è riuscito a ridimensionare l’opposizione laburista, limitata a 205 seggi.

Il terzo partito è quello Nazionale Scozzese che ha conquistato 48 seggi. Anche questo è un risultato storico, soltanto una volta la forza indipendentista ha ottenuto un numero di poltrone superiore. E’ interessante notare come si evolverà la posizione di questo partito, che chiede l’indipendenza della Scozia ed è fedele ai principi della socialdemocrazia europea.

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Qualcuno ha scritto che in Scozia si potrebbe aprire uno scenario simile a quello catalano; sembra prematuro e avventato fare affermazioni del genere. Quel che è certo per ora è soltanto che Boris Johnson è uscito dalle elezioni del 12 dicembre come vincitore assoluto e come colui che condurrà, finalmente, il Regno Unito fuori dall’Unione Europea.

Dopo che in questi mesi gli attriti parlamentari avevano messo in difficoltà il Regno Unito su vari livelli, fra tutti una decrescita della sterlina, oggi la situazione sembra radicalmente cambiata. Come si dice proverbialmente i mercati sono stati rassicurati dalle elezioni e la sterlina ha ripreso a volare.

Boris Johnson è deciso ora delle proprie possibilità e ha affermato con sicurezza che il 31 Gennaio la gran Bretagna sarà fuori dalla Unione Europea. Il premier brexiteer ha vinto anche nei muri rossi nei quartieri storici laburisti inglesi e in Galles. Cose che non accadevano da cento anni.

Come agirà Boris Johnson?

Il sovranismo di Boris Johnson e del suo partito conservatore si esprime soprattutto attraverso l’uscita dall’Ue. Per tale ragione già sembra definito una bozza di itinerario che guiderà il governo fino al 31 gennaio.

Lunedi sarà riunita la Camera dei Comuni perché proseguano le consultazioni sull’accordo; giovedì il governo consegnerà una nuova lettura dell’accordo alla regina. In seguito secondo gli step parlamentari non ci dovrebbe essere nessun intoppo fino al 31 gennaio, visti i numeri parlamentari di cui godono i brexiteer.

Tutto ciò che non è ancora pronosticabile è quello che accadrà dopo l’uscita dall’Unione; ovvero come Boris Johnson e il suo secondo governo gestiranno i rapporti con gli altri 27 stati membri che al Regno Unito più o meno sono tutti legati. Questo è il dossier più delicato da gestire.

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Complicato e non poco; più che altro perché, dopo la data di uscita, il governo avrà tempo fino alla fine del 2020 per instaurare nuovi accordi con i 27 paesi. Sarà veramente difficile arrivare a stipulare trattati di libero scambio con tutti i paesi dell’Unione.

Boris dovrà gestire quindi le relazioni con i 27 e contemporaneamente i malumori che queste trattative susciteranno. D’altra parte, però, tutti i capi di governo europei sembrano tendere la mano a Boris Johnson, per ora. Non si può sapere cosa accadrà dopo, quando l’Uk diventerà una concorrente dell’Ue.

Boris Johnson nelle sue parole dopo la vittoria sembra come se già stia attenuando la sua retorica. Ha dichiarato, infatti, la volontà di riconciliare il paese, gli animi tra gli europeisti e i non europeisti. Questa missione di riassestamento dell’opinione pubblica passerà per investimenti sulla sanità, sull’istruzione, sulla sicurezza; ma soprattutto sarà segnata anche dalla benedizione di Donald Trump, che auspica già un forte patto angloamericano.

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