Omicidio di Cenerente, l’autopsia conferma la morte per asfissia di Sergio Scoscia

Asfissia dovuta a un possibile soffocamento. Il risultato dell’autopsia condotta ieri al Santa Maria della Misericordia di Perugia sul corpo di Sergio Scoscia parla chiaro: ad uccidere il 52enne, vittima insieme alla madre del duplice omicidio che si è consumato a Cenerente nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 aprile, non sono state le dodici martellate inflittegli inizialmente dagli assassini ma un probabile strangolamento, al termine di quella che risulterebbe essere stata una vera e propria tortura.

Le indagini sul caso, condotte congiuntamente dal pm Claudio Cicchella e dal capo della squadra mobile di Perugia Marco Chiacchiera, attendono in giornata il reperto degli esami istologici e i risultati della seconda autopsia che i medici stanno eseguendo su Maria Raffaelli, la mamma 72enne di Sergio.
Nonostante gli ultimi accertamenti, le piste da seguire per rintracciare i colpevoli rimangono ancora tutte percorribili.
In primo luogo, perché la cassaforte dell’abitazione in cui sono stati ritrovati i cadaveri non è stata violata. È stato Sergio Scoscia a resistere coraggiosamente alle sevizie oppure sono stati gli stessi aggressori a disinteressarsi volutamente della rapina? L’ipotesi del furto, quindi, sembra non essere più salda come poteva esserlo al principio.
In secondo luogo perché la serie di colpi di martello che ha tramortito Sergio Scoscia non ha interessato anche la madre. Ciò lascia presumere che la morte di Maria Raffaelli non rientrasse nei piani degli aguzzini e che, invece, fosse suo figlio il loro primo obiettivo.
I dilemmi irrisolti restano ancora molti e, per il momento, gli inquirenti preferiscono non sbilanciarsi sul movente dell’omicidio.

Marco Menchinella

11 aprile 2012

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