Bianzino: continua la lotta del comitato “Verità per Aldo”

Due iniziative per supportare spese legali e tenere alta l’attenzione
Ci sono storie che passano sotto silenzio, vuoi per scarso appeal mediatico, vuoi per disillusione di chi lotta per la verità, vuoi perché la giustizia italiana ti toglie forze ed energie con i suoi processi infiniti: ma dietro quelle storie ci sono vite spezzate, vite sconvolte, verità e falsità che devono comunque essere accertate. Tenere alta l’attenzione non è una questione di marketing o di mercato pubblicitario, ma un semplice atto dovuto, nel nome di chi non c’è più e nel nome di chi lotta per la verità.

Sono passati più di 4 anni dal giorno della morte di Aldo Bianzino e ancora il processo va avanti, mentre, fuori e dentro l’aula di tribunale, si lotta per sapere il come e il perché di questa triste storia. Il comitato “Verità e Giustizia per Aldo” è sempre attivo e vigile sull’evolversi della situazione e anche nei mesi scorsi ha organizzato incontri e dibattiti caduti un po’ troppo sotto silenzio. Ora, sul finire dell’anno, tenta di ridestare la memoria di quanti, subito dopo la morte di Bianzino, manifestavano e sfilavano compatti tra le vie di Perugia, per chiedere una sola cosa: verità.
Era il 14 ottobre 2007 quando Aldo Bianzino viene trovato morto nella sua cella di detenzione nel carcere di Capanne, nel quale era stato condotto, a seguito dell’arresto avvenuto nel suo casale due giorni prima, per coltivazione di marijuana.
Il 18 novembre 2011 avrà luogo la quarta udienza del processo per “Omissione di soccorso e falsificazione di registro” a carico di una della guardie carcerarie, nel corso della quale verranno ascoltati i medici legali che hanno effettuato l’autopsia e le successive perizie sul corpo di Aldo e sarà quella l’occasione, secondo il Comitato, per ricompattare le fila e richiamare l’attenzione della popolazione su una storia tanto triste, eppur tanto sottaciuta. La stessa popolazione, ricordiamo, che si era autonomamente riunita davanti allo stesso tribunale nella sera della sentenza per Amanda e Raffaele e che tanto fervore aveva messo nella sua reazione indignata: il dubbio che l’interesse civile non sia altro che un sottoprodotto dell’appeal mediatico risulta, allora, più che fondato.

Riportiamo, di seguito, una breve cronistoria dei fatti processuali relativi alle versioni fornite dai medici legali fino all’ultima udienza del settembre 2011:

– 16/10/2007 Il Dr. Lalli (nominato dal PM Petrazzini) in presenza del legale Patumi (nominato da alcuni familiari) esegue l’autopsia. Il Dr. Patumi riferisce agli avvocati di parte e ai familiari che sul corpo erano presenti lesioni al fegato, milza e cervello, dichiarando inoltre che le stesse erano state causate da colpi mirati a danneggiare gli organi vitali senza lasciare tracce esterne visibili.
– 23/10/2007 La Dott.ssa Anna Aprile effettua esami specifici su fegato e cervello.
– 10/11/2007 Il medico legale Fortuni con il dott. Patumi dopo un’ulteriore perizia, cambiano completamente l’esito dell’esame rispetto ai precedenti. Parlano per la prima volta di aneurisma come causa della morte.
– 31/01/2008 Dalla relazione fatta dai medici legali nominati dal PM Petrazzini, viene confermata come causa della morte l’aneurisma cerebrale.
– 10/01/2008 Il PM Petrazzini chiede l’archiviazione per l’accusa di omicidio volontario.
– 16/12/2009 La richiesta di archiviazione viene accettata.
– 8/02/2011 Viene aperto un nuovo processo per omissione di soccorso e falsificazione di registro a carico di Cantoro, guardia carceraria incaricata della sorveglianza la notte del decesso di Aldo. Durante l’udienza il COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA PER ALDO viene ammesso al processo come parte civile.
– 21/03/2011 Il comitato viene escluso poiché costituitosi in data successiva alla morte di Aldo. Viene rifiutata  l’ammissione al processo come parte civile dell’associazione “A buon diritto” (impegnata nella salvaguardia dei diritti sanciti costituzionalmente). L’ Avvocato Anselmo Fabio (lo stesso di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi) è il nuovo legale di una parte dei familiari e viene chiamato a testimoniare l’ex direttore del carcere.
– 19/05/2011 Ascoltati i testimoni del PM Petrazzini (l’infermiera e le due dott.sse che hanno eseguito le operazioni di rianimazione e parte degli agenti/assistenti). Dalla ricostruzione dei fatti emerge un disordine routinario delle normali attività di un’istituzione carceraria, oltre ai diversi “vuoti di memoria” manifestati dagli stessi.
– 28/09/2011 I medici legali convocati per l’udienza non si presentano. Vengono ascoltati Gioia (prima moglie di Aldo) e Rudra (figlio di Aldo) i quali confermano la prima versione comunicatagli dal medico legale Patumi, riguardo le cause della morte.

di Luca Bolli

9 novembre 2011

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