112, unica via?

112, unica via?

Una ragazza viene bruciata viva da un ex fidanzato crudele nel bel mezzo di una strada e nessuno l’ha soccorsa. Gli stupri se ne contano ogni giorno in una città grande come Roma, ma a quanto pare è più facile seppellire tutto sotto un manto di terra piuttosto che indignarsi, forse, sotto la stessa terra che potrebbe aver ospitato corpi innocenti seviziati da esseri che non meritano la vita. Ma quanti si sono mai domandati chi fosse l’effettivo carnefice di tutto questo massacro?

Un attentato ha più eco di un piccolo sopruso domestico, a meno che non si viva in paese, lì allora si che se ne parla, nessuno può passarla liscia sotto il grande fratello del gossip di strada, ma attenzione, in questo caso non è notizia, è pura curiosità personale alimentata da una perversa dovizia di particolari, a volte raccapriccianti, a volte inutili a cui però tutti sembrano alla fine alzare le mani. La conclusione è sempre la stessa, che si viva in paese o che si viva in una capitale, l’individualismo della società di oggi ha portato l’essere umano a non curarsi più del prossimo, abbandonandolo in qualsiasi stato esso si trovi, perché guai a disturbare un poliziotto in pattuglia in cerca di Pokemon.

Ieri sera erano circa le 21:00 quando Clara e Jenny (le chiameremo così) si accorgono di non avere più i loro zaini. Tornate al posteggio di Villa Pamphili, setacciano a fondo la zona in cerca di qualche traccia che possa aver lasciato il ladro nella fuga. Ormai il sole è tramontato da un pezzo quando notano nel parcheggio un furgone sospetto, Jenny chiama subito il numero unico per le emergenze, solo che il call center la mette in attesa per ben dieci minuti durante i quali poteva succedere di tutto, ma dall’altra parte del telefono un disco registrato la pregava di attendere. Un impiegato notturno le risponde e la mette nuovamente in attesa prima di passarle l’ufficio preposto. Infine un agente di polizia dal tono scocciato la invita ad esporgli i fatti. Non era successo nulla, aveva solo subito un furto e per dei semplici sospetti il poliziotto non poteva inviare nessuna pattuglia, a quel punto Jenny interrompe la comunicazione e si reca di persona dal proprietario del furgone nel parcheggio che, circondato da zaini, borse e valigie di ogni tipo, mentre sorseggia la sua Heineken fa spallucce.

Le due ragazze dopo aver bloccato tempestivamente le carte di credito si recano negli uffici preposti per rilasciare una denuncia contro ignoti. La stazione della polizia municipale in zona Aurelia è il primo posto che incontrano. Gli uffici sono tutti illuminati, le serrande alzate e sembra esserci gente all’interno. Dopo un girovagare indisturbate per i locali dell’edificio, un agente della polizia municipale le accompagna all’uscita non essendo un ufficio preposto.

Nel frattempo ad entrambe le ragazze si scaricano i cellulari e la benzina nella macchina sta per terminare. Sulla via Aurelia c’è una caserma di carabinieri, le ragazze si recano li, suonano il citofono e un agente, con voce assonnata  gli risponde dicendogli che non si potevano fare denunce passate le 20:00. Sono ormai le 22:30 e le ragazze raggiungono un’altra stazione di polizia in zona Primavalle. Jenny spiega l’accaduto e la necessità di fare una denuncia, l’agente risponde che sarebbe stato meglio tornare il giorno seguente, Jenny controbatte e spiega che la denuncia le serviva quella sera stessa perché sarebbe dovuta partire da lì a due giorni e avrebbe dovuto impiegare il tempo nel migliore dei modi per poter subito provvedere al rilascio dei nuovi documenti. L’agente di polizia la invita a ripassare quando avrebbe avuto i documenti. Inutili le parole che Jenny ha dovuto spendere per far capire al poliziotto che patente, carta d’identità, codice fiscale e carte di credito erano andate perdute con lo zaino. Inoltre Clara non aveva più le chiavi di casa che aveva lasciato nello zaino all’interno del portabagagli della sua vecchia Fiat Panda ormai scassinata. Per fortuna la sorella era in città quella sera e poteva darle le chiavi di scorta, ma come sarebbe potuta andare a letto tranquilla cosciente che il ladro ormai sapeva dove viveva e avrebbe potuto far irruzione nell’appartamento in qualsiasi momento della notte? Jenny prova a spiegare l’angoscia a coloro che avrebbero dovuto garantirle protezione col risultato di essere minacciata di arresto da un tizio in canotta fuxia e pantaloni bianchi che si spacciava per boss della questura.

Indignate le ragazze si recano ad un’altra stazione di carabinieri nei pressi di Via Madonna del Riposo. Suonano il citofono per ben 10 minuti di fila e un disco registrato, sempre lo stesso, le mette in attesa anche lì. Al limite tra l’indignazione e lo stupore di vivere in una città con servizi così carenti, entrambe si recano ad un’altra questura nei pressi della stazione San Pietro. Il carabiniere non si fa attendere molto, forse è la volta buona per il rilascio della denuncia, purtroppo però la delusione arriva subito dopo perché la caserma è in ristrutturazione come sottolinea il ragazzo in divisa: “eh, se venivate un mese fa non c’era problema, potevate farla tranquillamente”. Sempre più stanche e schifate le ragazze si recano ad una stazione di polizia in zona Cavour, scortate dalla volante dei carabinieri che “gentilmente” si sono prestati al servizio. Purtroppo i poliziotti della questura non potevano fare denunce e rispediscono le ragazze ad un’altra questura, dandogli un ventaglio di possibilità. L’orario dei turni ormai sarebbe cambiato di li a poco e ritentano nella questura di Primavalle. I nuovi poliziotti del turno notturno sono più disponibili e accondiscendenti, fanno accomodare le ragazze in una stanzetta dove di li a breve avrebbero rilasciato la denuncia. Finalmente le ragazze escono dalla caserma alle 3:30 del mattino, se solo avessero trovato questi agenti alle 22:30, è solo una questione di fortuna?

 

Jessica Donadio

 

23/07/2016WhatsApp-Image-20160723

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