In viaggio con Penelope

di Daniela Ariano

“Odissea Penelope”
Liberamente ispirato all’Odissea di Omero
Regia e drammaturgia di Giuseppe Argirò
Con Iaia Forte
Al pianoforte Sara Dominici
Produzione e distribuzione Donne D’Itaca LAB

La serata è quella di mercoledì 27 Aprile. Una pioggia sottile lastrica le vie di una delle zone più belle e residenziali di Roma.

Qui, a pochi passi da Villa Torlonia, nei locali di un ex-cinema nato negli anni ’30 e sopravvissuto ad alterne vicende, nel 2002 è stato inaugurato il Teatro Arcobaleno, sede stabile della Compagnia Castalia fondata nel 1992 dal regista Vincenzo Zingaro, distintasi negli anni per il suo cammino di ricerca nell’ambito del Teatro Classico. Un cammino che comprende anche episodi di drammaturgia contemporanea capaci di fare da ponte tra l’uomo moderno e il suo importante passato.
In quest’ottica di arricchimento interiore e di confronto rientra sicuramente anche l’opera che questa sera ci accingiamo a vedere – anzi, ad ascoltare – dal titolo suggestivo di “Odissea Penelope”. Scritta e diretta da Giuseppe Argirò, drammaturgo e regista particolarmente sensibile al teatro di matrice classica rivisitato in chiave moderna, “Odissea Penelope” sbarca all’Arcobaleno dopo il suo debutto nel 2009 ai Giardini della Filarmonica e dopo una tournée attraverso i siti archeologici più prestigiosi d’Italia, anche grazie alla volontà di Adriana Palmisano e delle sue Donne D’Itaca LAB.
La storia è quella dell’Odisseo omerico ma vista e raccontata attraverso gli occhi e le parole della solida Penelope, sposa fedele e molto paziente di colui che “ebbe a divenir del mondo esperto”. A prestare la sua splendida voce al personaggio della nobile figlia di Icario e al suo racconto antico quasi quanto il mondo, è la brava Iaia Forte, attrice di razza che nella sua carriera ha lavorato con registi del calibro di Luca Ronconi, Emma Dante, Federico Tiezzi, Maurizio Nichetti, Marco Risi e Mario Martone, tanto per citarne alcuni. E poiché questo è uno spettacolo tutto da ascoltare, ad affiancarla sulla scena c’è la concertista Sara Dominici, la voce musicale di Penelope e la sua anima colorata.
La sala è ampia, accogliente. Ci accomodiamo sulle poltroncine rigorosamente di velluto rosso e la storia ha inizio. Penelope, la sua voce intensa e pacata, inizia a narrare con malinconia il suo rapporto con l’uomo che ha segnato tutta la sua vita. Parole e voce si fondono in immagini, e lo spettatore è catturato nella rete sempre più inestricabile del racconto che da antico diventa di un’attualità disarmante. Penelope è una donna ferita, vittima di una guerra subita come si subiscono tutte le guerre; Penelope è una sposa in  attesa, eterna e struggente, di un uomo – il suo – che forse non tornerà mai; Penelope è la madre di un figlio – il fragile Telemaco – privato del padre a cui ha dovuto fare da madre e da padre, prendendo su di sé il peso di quella mancanza.
E di peso in peso, di mancanza in mancanza, l’istrionica Iaia ci conduce per terra e per mare, dando voce, di volta in volta e di avventura in avventura, a tutte le voci da cui è contrappunto il grande viaggio di Odisseo e che diviene, immancabilmente, il suo viaggio. Ed ecco emergere dalle profondità della storia la voce angosciata di Andromaca e quella sensuale di Circe, la voce astuta di Ulisse e quella cavernosa di Polifemo, le tante voci delle sirene, infide e ammalianti, e la voce roboante della tempesta che squassa coi suoi marosi la fragile barchetta dell’indomito Odisseo. E ancora giù giù fino all’Ade abitato dalla voce tremula di Tiresia e da quella delicata di Anticlea, colma di nostalgia e di materna pietà. Tutto questo mentre dal pianoforte e dalle dita di Sara Dominici si librano e si rincorrono brani musicali che spaziano da Yann Tiersen ad Allevi, da Schumann a Debussy,  da Chopin ad Albéniz, fino all’invenzione registica del rossiniano “Barbiere di Siviglia” adattato, non proprio felicemente, all’esuberanza ciclopica di Polifemo.
Infine, mentre le note ardenti di “The heart asks pleasure first” di Nymann volano via dal pianoforte e l’applauso del pubblico è già pronto nel palmo delle mani, tutte le voci ritornano ad essere quella di Penelope. Una Penelope cambiata fin nelle viscere e tragicamente moderna, come se quel viaggio vissuto dentro la sua pelle l’avesse resa finalmente consapevole del suo essere donna senza più confini.
E sull’ultima frase di questa Odissea tutta al femminile che cala forte dall’alto a recidere ogni rimpianto, calano anche le luci sul palco e calano gli applausi del pubblico sui protagonisti della magica serata.
Persa nel rosso del velluto applaudo anch’io la bravura di Iaia Forte che nonostante la regia a volte timida e l’uso un po’ troppo frammentario dei brani musicali – a mio avviso molto avrebbe giovato l’utilizzo di una colonna sonora costruita ad hoc per lo spettacolo – è riuscita a dare anima e corpo a un testo di sicuro impatto emotivo, ricco di momenti lirici e dotato di una parola che diventa immagine recuperando ed esaltando la forza espressiva del racconto.  

“Odissea Penelope” è in scena al Teatro Arcobaleno di Roma fino a domenica 1 Maggio 2011
Via F. Redi 1/a – 06 44248154
Produzione e distribuzione: [email protected]
Ufficio Stampa: [email protected]
www.teatroarcobaleno.it

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