Recensione del film: “Faccio un salto all’Avana”…

di Enrico Ferdinandi

Enrico Brignano è riuscito nel corso degli anni ad entrare nel cuore degli italiani con le sue gag e le sue battute frizzanti, realistiche e talvolta sarcasticamente acute, ma con il film “Faccio un salto all’Avana” ha decisamente perso dei punti a suo favore.

Il film si presenta bene sia nel trailer che nelle sponsorizzazione ma quando si entra in sala già dai primi minuti si rimane delusi della pochezza della pellicola proiettata. La trama sa’ di visto e rivisto: due fratelli romani Fedele (Enrico Brignano) e Vittorio (Francesco Pannofino) sono agli caratterialmente agli antipodi fin da bambini.
Vittorio si finge morto e scappa a Cuba. Solo dopo 6 anni i famigliari si accorgono che è ancora vivo grazie ad un video di salsa nel quale Vittorio fa da comparsa. Fedele coglie la palla al balzo lascia a casa la moglie “acida” (nel film vi è una vera e propria sagra dei luoghi comuni) e vola all’Avana per riportare il fratello a casa.
Qui incomincia ancor di più il lento ma inesorabile declino del film. Maschilismo a non finire, nella Cuba di Fidel non si vede l’ombra di un bell’uomo, solo belle cubane mezze nude pronte a far felici, o a fregare, i turisti. Naturalmente l’immagine che si da di Cuba è riduttiva e non rende giustizia a chi vi abita.
Lì Fedele troverà Vittorio, che nel corso degli anni grazie a piccole truffe viveva spensierato, ed Alma socia del fratello e come avrebbe detto Brignano “manco a fallo apposta” destinata a diventare la nuova fiamma di fedele.
Non vi diremo nel dettaglio cosa accade nel film non per farvi venir voglia di andarlo a vedere ma solo perché non ne vale veramente la pena. La trama è veramente banale, minimalista e non trasmette bei valori, soprattutto tenendo conto che il film è visto in prevalenza da famiglie con bambini piccoli. Basterà dire che l’immagine delle donna che emerge è mediocre, ma lo è ancor di più il film in toto. Fedele/Brignano non punge, non fa ridere neanche per sbaglio, nemmeno quando a tavola a pranzo con gli “amici cubani” si alza in piedi e, francamente a sproposito, se ne esce con una gag sulle diete della moglie, forse in quel momento pensava di essere sul palco di Zelig, peccato che qui la performance (fatta di battute vecchie e scontate) non abbia suscitato le stesse risate a cui siamo abituati.
Per il resto del film si assiste alla conquista di Alma, conquista che ricorda più le fantasie di un adolescente brufoloso che sogna di mettersi con la ragazza che gli piace: come poteva la donna/immagine di turno non cadere tra le braccia del protagonista e lasciare allo spettatore un’ultima “Romantica” scena d’amore?

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