7 vittorie di fila per l’Italia che si prepara ad Euro 2020

7 vittorie di fila per l’Italia che si prepara ad Euro 2020

Con gli anticipi di sabato riprenderà questo weekend la Serie A e tutte le squadre saranno pronte a dimostrare il loro valore nella terza giornata di campionato. Lo stop durato due settimane è servito per potere permettere alle squadre nazionali di svolgere i loro impegni. Le formazioni delle nazioni europee hanno proseguito il loro cammino nel girone verso la qualificazione ad Euro 2020.

È toccato anche agli azzurri di Mancini farsi strada nel gruppo J. L’Italia guidata dal commissario tecnico di Jesi è riuscita ad imporsi sia nella sfida con l’Armenia, sia in quella con la Finlandia. La nazionale detiene, così, il primato all’interno del girone: quota 18 punti su 6 partite, punteggio pieno, con un +6 dalla seconda, la formazione scandinava sconfitta a Tampere.

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Quella manifestata dalla nazionale allenata da Mancini è una condizione mentale positiva. L’Italia è ben messa in campo, a tratti ha qualche spiraglio di gran calcio, ma ciò che stupisce di più è la forza del gruppo, un gruppo ritrovato e rinvigorito dopo il crollo con l’esclusione agli scorsi mondiali. Da maggio dello scorso anno, quando l’ex City ed Inter è arrivato a Coverciano, la nazionale ha avuto un rendimento notevole. Dal successo in amichevole con gli Stati Uniti nel Novembre 2018, poi, gli azzurri hanno sempre vinto. 7 vittorie di fila significano che il gruppo funziona e ha trovato continuità.

E’ interessante guardare anche i numeri. Innanzitutto, negli scontri con le squadre del gruppo J, l’Italia ha segnato 18 gol, subendone soltanto 3 cioè il corrispettivo di gol in media segnati in uno scontro dagli uomini di Mancini. Mai più di un gol subito con l’ex calciatore blucerchiato in panchina, tranne contro la Francia, che, poco prima di laurearsi campione del mondo, ci ha rifilato tre reti nell’amichevole di Nizza. Tutti dati che confermano un’inversione di marcia significativa realizzata dal commissario tecnico e dal suo staff.

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Emblema della sua rivoluzione sono stati i volti giovani di questa nazionale, specie un centrocampo rifondato e ricco di talento. È la mentalità che è cambiato. Lo scorso anno Mancini convocò Zaniolo prima ancora che esordisse con la Roma. L’ex City ha saputo costruire un gruppo giovane e determinato. Bisogna dar ragione alle parole del commissario tecnico che ha elogiato le prestazioni dei suoi in due scontri non proprio facili. Il carattere dimostrato dall’Italia è sicuramente una nota più che positiva in vista di Euro 2020.

Sotto altri aspetti è impossibile, però, non evidenziare il gap con altre nazionali, ricche di giocatori che vestono le maglie delle migliori squadre d’Europa, calcando i palcoscenici più importanti. Manca del talento in questa Italia, manca un giocatore capace di rompere gli schemi; è inutile girarci intorno, non abbiamo in squadra Sterling, Sancho, Mbappè o il tedesco Gnabry che in ha segnato 9 gol nelle ultime 10 partite. Sicuramente, non abbiamo neanche la qualità della Spagna. Mancheranno, quindi, i fenomeni, ma la nostra nazionale può distinguersi per la sua solidità e organizzazione tattica.

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E’ ancora presto, però, per capire quale sarà l’assetto della nazionale ad Euro 2020, certo è che il modulo è un 4-3-3, in cui si cerca il dominio sul piano del possesso palla e in fase difensiva si tende a pressare alti. Ci sono degli elementi di cui Mancini si fida particolarmente per applicare questo sistema.

 

Oltre la coppia dei centrali, che quando tornerà Chiellini, sarà quella juventina, il tecnico di Jesi sembra aver trovato ormai un titolare inamovibile per la fascia sinistra: Emerson Palmieri. Costretto ad uscire per infortunio con la Finlandia, aveva giocato anche la partita con l’Armenia, in cui si  è messo in luce con un assist al bacio per la zampata di Belotti. Altro elemento al centro dei meccanismi della squadra è Jorginho. Mancini, appunto, cercando il dominio del possesso palla, ha bisogno di un giocatore come l’ex Napoli, capace di abbassarsi tra due centrali, capire se girare o verticalizzare: è il play ideale per il suo 4-3-3. Diciamo che l’Italia di Mancini ha un doppio play, però, perché spesso il gioco si definisce sulla trequarti avversaria con una mezz’ala tecnica e di visione come Verratti, sostituito per squalifica contro la Finlandia da un ottimo Stefano Sensi, che, nonostante l’ingenuità del rigore, ha giocato una partita degna di nota. Rispetto alle statistiche di Verratti con l’Armenia, Sensi ha saltato l’uomo 3 volte in più del giocatore parigino e ha tirato in porta 5 volte, rendendosi pericoloso in più di un occasione. Il centrocampo italiano è forse il reparto più forbito, ai possibili titolari si aggiungono, per ora, Barella e Lorenzo Pellegrini, che contro l’Armenia ha portato gli azzurri in vantaggio. Il primo è quello con più caratteristiche d’interdizione, il secondo quello più offensivo. Per questa ragione Mancini l’ha provato a sinistra nel 4-3-3, causa anche l’infortunio del titolarissimo Insigne e la bocciatura di Bernardeschi. Ecco, nella partita con l’Armenia, lo juventino è stato richiamato più volte dal c.t. Sull’esterno destro,  per ora, il titolare sembra essere Chiesa. Davanti funziona la staffetta tra Immobile e Belotti, il primo segna con la Finlandia dopo due anni, il secondo sigla una doppietta con l’Armenia. Bene, quindi, entrambi i bomber, ma attenzione a Balotelli, il figliol prodigo che è tornato per essere convocato. Tra le note positive di questo turno c’è la prestazione di Francesco Acerbi, che, forse, merita, almeno fino a quando Chiellini sarà nei box, una maglia da titolare.

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Definite le possibili gerarchie e gli ipotetici uomini chiave di questa nazionale non ci resta che concentrarci su Euro 2020. Altre 4 partite da giocare nel gruppo J. Prossimo impegno all’Olimpico il 12 ottobre con la Grecia, poi il 15 fuori casa con il Liechstein; potrebbe arrivare già la qualificazione matematica. Non è importante, però, perché gli azzurri possono dirsi al sicuro. Quello che conta, senz’altro, è continuare a dimostrare di essere una squadra compatta e cercare di essere sempre più pericolosi. Se ad oggi bisogna fare un confronto con le migliori nazionali europee, certamente l’Italia ha qualcosa in meno. Non sono solo i nomi roboanti in attacco, ma un atteggiamento che ci rende poco pericolosi.

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