Basket NBA: l’ultima notte di Bryant a Boston

Basket NBA: l’ultima notte di Bryant a Boston

La sconfitta della notte dei Lakers in casa dei Celtics per 100 – 107 è stata l’ultima volta di Kobe Bryant nella “tana del nemico”, il TD Garden, la casa dei rivali di sempre.

Ovviamente non può essere stata una partita come le altre anche se la regular season di Los Angeles abbia ormai ben poco da dire.
I derby tra giallo-viola e bianco-verdi non possono essere banali, mai, anche se la posta in palio è misera. Anche se la partita si trasforma in un conto alla rovescia verso la fine del tempo regolamentare. Tutto questo per poter dare il giusto, e dovuto, saluto all’agguerrito avversario degli ultimi 20 anni di NBA. Troppo intensa la rivalità che da decenni lega le due franchigie,da West e Russel a Magic e Bird fino ad arrivare alle due finali del 2008 e 2010.
Cosi, mentre i “nuovi” Lakers occupano il loro tempo a riempire i rotocalchi del gossip, il numero 24 ha omaggiato il pubblico “verde” con una prestazione da VERO Kobe Bryant. Una partita giocata al massimo nonostante i numerosi acciacchi ed i lancinanti dolori, che durante la stagione ne hanno impedito più volte la permanenza sul terreno di gioco, e che per sua stessa ammissione ( riferimento alla lettera che scrisse in occasione dell’annuncio del suo ritiro) sono causa del suo prossimo e definitivo stop.
Trentaquattro punti in trentatrè minuti giocati.

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Solo Randle a seguire il tracciato battuto da Kobe, fino ad un sofferto meno 4 a pochi minuti dalla fine. Il piccolo Thomas ed i suoi compagni non hanno però voluto regalare questa ultima gioia a Bryant. Un ultimo sgambetto Celtics alla sua leggendaria carriera.
Forse non tutti ricorderanno la bellissima lettera scritta da un tifoso di Boston indirizzata proprio al Black Mamba. L’autore racconta di aver odiato il fenomeno nato a Philadelphia, di averlo detestato in tutte quelle partite all’ultimo sangue nel quale fronteggiava i suoi Boston Celtics. Aggiunge però di nutrire un profondo rispetto verso il campione che tante volte lo ha fatto cestisticamente soffrire.
Questa prestazione è stata quindi la risposta di Kobe alle parole del romantico tifoso.
Ha voluto regalare al nemico più odiato, ed al contempo più rispettato, una ultima scintilla del suo immenso talento. Ha voluto dimostrare a tutta Boston che sotto quella maglia gialla e viola c’è ancora un poco di Kobe, quello degli 81 punti, quello dei titoli NBA.
Un giocatore che non ha mai avuto rimostranze a mostrare il suo lato più duro ed abrasivo, e che ha sempre detto tutto in faccia ( vedi la sopportazione forzata con il suo compagno Shaquille O’Neil). Uno cosi non poteva che stringere idealmente la mano in questo modo alla franchigia con cui ha rivaleggiato per tanti anni.
Sarà sicuramente ancora vivo il ricordo di quel 17 giugno, proprio al TD Garden, della memorabile sconfitta in finale ( 92-131 Boston). Lo stesso avversario, dopo averlo messo in ginocchio, gli ha dato gli stimoli necessari ad arrivare alla vetta della NBA per altre due volte.

Sull’onda dell’odio e del rispetto in questi anni Bryant ha sfidato alcuni dei più grandi Celtics di tutti i tempi come Pierce, Allen, Garnett. Assieme hanno ridato vita alla rivalità che negli anni 80 aveva fatto innamorare del basket mezzo mondo. Il bello delle rivalità sportive è proprio questo, c’è odio ma anche profondo rispetto. Questo perché entrambi i contendenti sanno bene che senza “l’altro” la battaglia che amano tanto non potrebbe avere luogo.

bos

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