Rugby: mini guida accessibile alla Coppa del Mondo 2015

Rugby: mini guida accessibile alla Coppa del Mondo 2015

Stasera partirà la Rugby World Cup 2015, ottava edizione del più prestigioso torneo della palla ovale. Piccola guida all’evento che vedrà confrontarsi 20 squadre e oltre 600 giocatori con un solo obiettivo: vincere.

L’attesa è finita: è tempo di rugby. Da stasera fino alla finale londinese del 31 ottobre, l’Inghilterra sarà lo scenario del trofeo rugbistico più conteso di sempre. La Coppa del Mondo 2015 si apre con i soliti favoriti in tenuta nera, quegli eccezionale All Blacks di Richie McCaw campioni del mondo nella scorsa edizione. I neozelandesi sono infatti sono dati per favoriti, ma sono molte le soprese che potrebbero arrivare dalle sorelle dell’emisfero sud e da alcune nazionali europee. Fra queste ci sono senz’altro Australia e Sud Africa, che hanno dimostrato nello scorso Rugby Championship di poter competere con la nazionale dei Maori. Dal vecchio continente è forte la voce di Irlanda – detentrice delle ultime due edizioni del Sei Nazioni – e dei padroni di casa dell’Inghilterra che hanno investito tutto in vista del mondiale casalingo.

Le cifre

Allo sport, le cifre appaiono come dati record. Secondo le stime comunicate dagli organizzatori, sono stati venduti il 95% dei biglietti per oltre 3 milioni di appassionati pronti ad incitare i loro colossali beniamini sugli spalti della terra d’Albione: numeri che infrangono il precedente primato di vendite registrato col mondiale di Francia 2007. 16 gli stadi a disposizione per i 48 match fra cui spiccano il leggendario Twickenham (la casa del rugby inglese), Wembley, il Millennium di Cardiff, l’Etihad e il St. James Park rispettivamente dimore calcistiche di Manchester City e Newcastle. 1 miliardo saranno i telespettatori complessivi incollati ai televisori; il tutto per un giro d’affari di oltre 3 miliardi di sterline e 41mila nuovi posti di lavoro creati in vista della manifestazione.

Le squadre e gli osservati speciali per girone

  • Gruppo A

Australia. A contrastare il dominio di McCaw e compari c’è una giovane e brillante Australia. Durante lo scorso Rugby Championship, i Wallabies hanno dimostrato di giocare a viso aperto e con grandi risultati contro qualunque avversario. Sono stati proprio loro ad arrivare in semifinale contro i cugini neozelandesi nel mondiale 2011 e sono stati sempre loro a batterli, lo scorso agosto, nell’incontro che è valso ai canguri il quarto titolo nel Rugby Championship. Ma il mondiale è un’altra cosa e alla freschezza del parco giocatori australiano si insidia una frettolosità tattica che, specie in fase di mischia, puo’ costare caro in competizioni d’alto livello. Capitan Moore e la terza linea Pocock saranno quindi chiamati a mantenere gli equilibri, dal quale potrebbe scatenarsi Israel Folau, ex giocatore di rugby a 13 naturalizzato centro, che attraverso le sue doti veloci potrebbe portare l’Australia a scardinare i rivali maori.

Inghilterra. Sul versante europeo è fortissima l’aurea che avvolge i padroni di casa inglesi. Reduci da un secondo posto nel torneo del Sei Nazioni, l’Inghilterra ha dalla sua il fattore campo e un ottima rosa di giocatori. Gli uomini del c.t. Lancaster sono chiamati all’appuntamento con la storia e questo è sicuramente il fattore che puo’ orientare negativamente o positivamente l’ago della bilancia delle sorti inglesi. La tensione è alle stelle e tutti, dalla stampa ai tifosi, sperano di rievocare i fasti del vittorioso mondiale australiano del 2003, quando l’Inghilterra di Johnny Wilkinson raggiunse il tetto del mondo battendo il Sudafrica. Ma da quell’occasione la patria del rugby non è più riuscita a ripetere l’impresa con una finale persa nel 2007 proprio contro il Sudafrica e uno stop firmato Francia ai quarti di finale nel 2011. I giocatori da osservare attentamente, in prospettiva di una vittoria in casa dal gusto dolcissimo, sono molti. Fra questi spiccano Il capitano Chris Robshaw che si conferma come il giocatore più rappresentativo di questa franchigia. Attesissimo il centro Burgees. Con lui, sotto i riflettori, soprattutto il mediano di apertura George Ford, da molti considerato l’erede di Wilkinson e chiamato alla consacrazione.

Galles. I dragoni vengono dalla delusione del mondiale nel 2011 quando, nonostante un quindici di livello che valse lo slam nel Sei Nazioni l’anno successivo, non riuscirono a raggiungere la finale sconfitti dalla Francia per un punto. L’ottima rosa selezionata da c.t. Gatlans è stata tuttavia privata di due importanti giocatore del calibro di Legh Halfpenny e Rhys Webb, entrambi infortunatosi contro l’Italia in test match, e rispettivamente ala-jolly e pilastro dell’intenso gioco gallese . Il sempreverde Lee e il capitano Warburton saranno quindi chiamati a prendersi sulle spalle un Galles che parte sicuramente con importanti deficit rispetto alla scorsa edizione iridata.

Fiji. I Flying infatti sono reduci dalla conquista della Pacific Nations Cup grazie all’importante vittoria su Samoa. Questo risultato pone la squadra come la più forte fra le squadre ‘povere’ del torneo e certamente come possibile mina vagante all’interno del girone. Giocatori cresciuti rugbisticamente in Inghilterra come il capitano Qera insieme alla velocità dell’ala Matavasi e agli uomini-punto Nadolo e Goneva, possono giocare brutti scherzi alle favorite.

Uruguay. Gli uruguagi, alla loro terza partecipazione mondiale, sono considerati come una fra le squadre meno competitive del torneo. Eppure la franchigia sudamericana, inserita nelle 20 migliori squadre del mondo, puo’ contare su giocatori d’esperienza internazionale come Barchesi e Ormaeche, entrambi militanti nel campionato francese e possibili protagonisti di una sorpresa Los Teros.

  • Gruppo B

Sud Africa. Al duopolio d’Oceania c’è il Sudafrica che esce da un Rugby Championship disastroso: ultimo posto nel “Sei Nazioni del sud” e peggior prestazione di sempre nel torneo. Agli scarsi risultati, gli Springbok sono stati anche al centro di aspre critiche a ridosso della rassegna iridata che hanno coinvolto l’allenatore Meyer, accusato di scelte razziste e reo di avere scarsa considerazione dei giocatori di colore. Nonostante i fantasmi dell’Apartheid, il richiamo primordiale del trofeo più atteso potrebbe far tirar fuori alla franchigia sudafricana quella fame che pare sia mancata negli ultimi anni. Giocatori come Willie Le Roux e Duane Vermeulen, rispettivamente tre quarti ala e terza linea, candidati come migliori giocatori dello scorso anno e possibili protagonisti del riscatto sudafricano.

Samoa. I Manu sono l’unica squadra ‘debole’ del girone che puo’ ambire al passaggio del turno. Per farlo occorre battere la Scozia attraverso il gioco frizzante espresso in Pacific Cup. Attraverso i rocciosi Treviranus e Fotuali’i, giocatori come l’ex All Blacks Nanai-Williams e il trequarti Tuilagi possono portare Samoa a tale risultato.

U.S.A. Una delle squadre emergenti ma la strada è ancora lunga da fare. Senza Todd Clever, allontanato dal ritiro a stelle e strisce per motivi disciplinari, la responsabilità della squadra è nelle mani di Wyles. C.t. Talkin puo’ far affidamento anche al veloce e pericoloso trequarti Ngwenya per l’attacco e alla terza linea Samu Manoa, brillante nei test match degli Hawks.

Giappone. I loti giapponesi hanno partecipato sempre alla Coppa del Mondo eppure non sono mai sbocciati. Difficilmente i Cherry passeranno il turno ma, a fronte di una squadra fisica e di una qualità ottenuta attraverso il fermento del movimento rugbistico nazionale, la squadra di Eddie Jones – che lascerà alla fine del mondiale – potrebbe dare filo da torcere attraverso le azioni dell’estremo Goromaru e del carismatico Leicht.

Scozia. La più ‘debole’ delle britanniche, ma solo sulla carta. Vera e propria outsider, i cardi sono chiamati a riscattare il mancato passaggio del girone durante la scorsa Coppa del mondo. Per riuscirci dovranno schiacciare Samoa e non fallire con U.S.A. e Giappone. Il capitano Laidlaw dovrà dare il meglio nell’impostazione di gioco come dimostrato in molti confronti. Da tenere d’occhio anche Gray e l’esplosivo Visser.

  • Gruppo C

Nuova Zelanda. A rigor di logica è la Nuova Zelanda la squadra da battere. Statistiche, qualità, tattica: tutto è dalla loro parte. Campioni del mondo nel torneo giocato in casa nel 2011, dalla coppa alzata in quel di Auckland gli All Blacks hanno dimostrato di poter continuare a imporre un gioco brillante e un proficuo percorso di investimento tattico sulla rosa di giocatori. Fra le fila nere tutti i convocati sono all’interno degli schemi di gioco ed è stata proprio questa l’arma vincente che, unita alla sensazionale prestazione dei singoli, li ha portati a infrangere ogni record di imbattibilità nel corso degli ultimi quattro anni. Insieme al flanker McCaw saranno Dan Carter e Kierano Read i punti fermi della squadra per cercare di bissare il successo del 2011, impresa mai riuscita a nessuna nazionale di rugby.

Argentina. I Pumas hanno un’importante occasione per definirsi. Sicuramente la squadra di c.t. Hourcade non è fra le favorite al titolo ma puo’ raggiungere ottimi risultati. Dalla partecipazione al Rugby Championship la squadra ha preso sicurezza e consapevolezza, battendo Sudafrica e disputando ottime prestazioni. La rosa vanta giocatori di esperienza nei maggiori campionati europei, fra questi Creevy e Lobbe alimentano con malizia il gioco argentino. Attenzione alle giocate di Hernandez, quasi sempre pretesto tattico per il letale Bosch.

Tonga. Le aquile di mare sono chiamate al passaggio del turno, risultato mai ottenuto dalla squadra d’Oceania e difficilmente raggiungibile. A fronte dell’esperienza del flanker di Newcaslte Latu, giocatori come Lokotui e Lutui potrebbero portare la squadra a un risultato storico.

Georgia. I Lelos di Milton Haig sono chiamati a confermare i recenti progressi che li ha visti esprimere un buon rugby. Il capitano Gorgodze ha dichiarato che questa nazionale è “orgogliosamente georgiana”. E come dargli torto. Con le giocate del trequarti Kolelishvili e la tenuta difensiva di gente come il compagno di squadra a Clermont Zirakashvili e Kubriashvili, magari questa squadra potrà essere ancora più orgogliosa di se stessa.

Namibia. I Welwitschias sono al loro quinto mondiale consecutivo. La prima vittoria però sembra un miraggio per la squadra allenata dal gallese Davies. Giocatori come il capitano Burger – flanker nei Saracens – e Kotze alla regia possono tuttavia contribuire alla conquista della prima storica vittoria in un mondiale.

 

  • Gruppo D

Francia. Attenzione: l’apparenza inganna. Mai il famoso detto poteva plasmarsi meglio che addosso alla franchigia d’oltralpe. La Francia mondiale non è assolutamente quella vista nelle edizioni del torneo Sei Nazioni. Non va dimenticato che i galletti dal 1995 hanno sempre raggiunto i primi quattro posti al mondiale, mancando tale risultato solo nel 1991. Tuttavia non hanno mai vinto una finale e, nella precedente edizione, hanno sfiorato l’impresa di un soffio sconfitti dagli All Blacks. Ma la magia potrebbe non arrivare perché l’impressione che si è avuta è quella di una squadra in cerca di identità. Le scelte del c-t. Saint-Andrè le hanno capite in pochi, tanto che la stampa francese è perennemente scagliata contro il selezionatore reo di aver trasformato il gioco spumeggiante della franchigia in un duello prettamente fisico e scontroso. Giocatori veloci come Fofana e Huget potrebbero invertire la rotta magari unendosi alla potenziale fioritura di Dusautoir.

Irlanda. L’Irlanda gioca il primo mondiale senza l’icona Brian O’Driscoll, ritiratosi lo scorso anno. La franchigia verde però ha risposto molto bene al cambio epocale. I trifogli infatti vantano la conquista delle ultime due edizioni del Sei Nazioni e una forma fisica impressionante negli ultimi due anni, dove sono riusciti a battere Sudafrica, Australia e All Black con partita superbe. Nonostante il fermo di Henshaw la squadra puo’ contare su giocatori eccezionali come O’Brien e O’Connell. La loro forma è la migliore a livello continentale e possono auspicare a giungere al massimo risultato se riusciranno a replicare le prestazioni degli ultimi mesi.

Italia. Gli azzurri sono messi male. In molti la pensano così ed è inutile girarci intorno. Non basterebbe certo una mini guida per raccontare la condizione della nostra nazionale di rugby, un gruppo dove purtroppo i dubbi sono gli stessi da molti anni. Le recenti discussioni fra giocatori e federazioni hanno avvelenato un’ambiente che certamente aveva bisogno di un altro clima in attesa del mondiale. Perso Luca Morisi sulla trequarti, con l’infortunio di capitan Parisse la rosa ha perso smalto e qualità nel quindici titolare ma il c.t. Brunel – sul quale pende la spada di Damocle – puo’ contare su validi giocatori che tuttavia devono dimostrare molto; da giovane Allan a McLee passando per Furno tutti sono chiamati alla concretezza e a risultati positivi almeno contro Cananda e Romania.

Canada. I Canucks sono considerati un po’ come la Cenerentola delle americhe di fede ovale. Attraverso un gioco concreto e l’azione di giocatori veterani come Cudmore o il giovane capitano McRorie, il Canada potrebbe offrire bocconi amari agli azzurri e difficili partite alle favorite. Occhio a Van der Merwe sulla trequarti.

Romania. Tanta quantità e poca qualità. La Romania puo’ contare su un ottimo pacchetto di mischia e su una forza singolare fuori dal comune. Molti i giocatori impegnati in campionati di prima fascia come Ursache. Manca un’idea di gioco e questo puo’ essere il fianco debole ma forse, attraverso il carisma di capitan Macovei, i romeni potrebbero invertire tendenza.

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