La Roma adesso ha due settimane per capire chi è
Nulla da dire. Il Genoa ha meritato i tre punti: per cattiveria, intensità, fame di vincere. La Roma, forse ancora frastornata dal 3-3 con la Juventus della settimana precedente e già con la testa alla sfida di giovedì contro il Bologna, era immobile. Ferma. Una squadra senza gambe né testa, incapace di imporre il proprio gioco su un campo che, a Marassi, diventa una trappola per chi non ha voglia di sporcarsi.
De Rossi non esulta a fine partita, ma non nasconde, e fa bene, la soddisfazione per tre punti fondamentali nella lotta salvezza. Quando si va a Marassi, con quel rettangolo che sembra un campo di rugby, bisogna correre, lottare ed essere lucidi. Bisogna volerlo, prima di tutto. Niente di tutto questo si è visto dalla parte giallorossa. Male il centrocampo schierato dal primo minuto: Pellegrini ormai è l’ombra del giocatore che fu, o che avrebbe potuto essere, Venturino mai pervenuto, e la fascia Celik/Tsimikas qualitativamente inferiore a quella dei padroni di casa, il che la dice lunga sullo stato di salute di una rosa ancora incompleta.
Inutile ripassare la cronaca: il pareggio di Ndicka, terzo gol consecutivo, o il rigore non fischiato per l’evidente mani di Malinovsky in area. Episodi che, in una giornata storta, sembrano sempre andare nella direzione sbagliata. Il Genoa ha meritato, e la festa a fine gara lo conferma: un intero popolo rossoblù in estasi.
E a proposito di Genoa: ma che bella squadra è? Ha giocatori giovani, interessanti, con margini di crescita evidenti, e soprattutto ne ha praticamente due per ogni ruolo. Una profondità di rosa che in questa fase della stagione fa la differenza. Ora che ha sistemato anche il portiere con quel pazzo di Bilow, capace di battere punizioni a metà campo con la naturalezza di un trequartista, credo sia serena nel conquistarsi una salvezza più che tranquilla. Meritatissima.
Detto ciò, torniamo a noi. La Roma ha vinto tanto questa stagione, forse anche più di quanto avrebbe meritato. Queste sconfitte capitano, in una squadra ancora in costruzione e con tanti elementi che a giugno andranno cambiati o valutati con criteri diversi. La squadra di Gasperini, che è il primo a predicare calma, è quarta in classifica. Non è poco, considerando tutto.
Domenica ci sarà una partita importante, ma non decisiva, contro il Como, con le due gare europee a fare da cornice a quello che si preannuncia come un periodo intensissimo. Due settimane che diranno molto sul valore reale di questi giocatori e di questa rosa. Perché nel frattempo Dybala, Ferguson e Dovbyk sono diventati fantasmi che si aggirano per Trigoria, senza una meta né una data fissa di rientro. Tre assenze pesanti, pesantissime, che restringono le scelte e mettono a nudo i limiti di un organico che, nei momenti di emergenza, mostra tutta la sua fragilità.
In tutte queste difficoltà, però, sei ancora lì. In corsa per obiettivi che forse non erano neanche nei piani di inizio stagione. Bisognerà stringere i denti, avere l’aiuto di tutti — tranne dei tifosi, che continuano a non poter seguire la squadra in trasferta per motivi che nessuno sa spiegare davvero — e sperare di arrivare alla sosta di marzo con ancora le carte in mano.
SI deve giocare fino all’ultimo respiro, come direbbe Godard…




