L’Italia chiamò: a Tokyo 2021 ci saranno tricolore e inno di Mameli

L’Italia chiamò: a Tokyo 2021 ci saranno tricolore e inno di Mameli
"Fonte: pagina FB Italia Team"

E voi sareste stati capaci di immaginare le Olimpiadi senza bandiera tricolore e inno di Mameli? La domanda per fortuna ha un finale a lieto fine visto che ieri è arrivata la notizia che questo rischio per la nostra nazionale non esiste più, dal momento che in extremis è arrivato il decreto legge che da due anni Giovanni Malagò, presidente del CONI (Comitato Olimpico Italiano), stava richiedendo affinché si potesse chiudere questo caso.

Così, viene messo un punto ad una delle questioni che da qualche giorno occupava le principali pagine sportive dei giornali nazionali. Sarà da accertare se realmente le Olimpiadi di Tokyo, già rimandate di un anno a causa della pandemia, riusciranno a svolgersi regolarmente, ma nel frattempo, qualsiasi cosa succeda, l’Italia potrà dirsi in regola con le regole dettate dal CIO, il Comitato Olimpico Internazionale.

Cosa rischiava l’Italia

Facendo un passo indietro, il rischio a cui è andata incontro la nostra nazione è stato appunto quello di vedere i propri atleti gareggiare senza simboli nazionali come il tricolore e l’inno, a causa di una sanzione che il CIO avrebbe potuto dare mercoledì 27 al nostro Paese per aver violato alcune regole contenute nella Carta Olimpica.

Questo problema ha a che fare con la Riforma dello Sport approvata durante il primo governo Conte, dove il CONI era stato reso parte integrante del governo, cosa che secondo quanto stabilito dal CIO è vietata. Di fatto era stata cancellata l’indipendenza dalla politica che fino a quel momento era appartenuta al Comitato Olimpico Italiano. Per due anni Malagò e i suoi collaboratori hanno provato a esortare il governo a porre rimedio alla questione con l’emanazione di un decreto legge che avrebbe potuto scongiurare questo pericolo, ma mese dopo mese la questione è stata più volte rimandata.

Perché tutto si è risolto

Ieri, quasi all’ultimo minuto, è avvenuto il colpo di scena: il Consiglio dei Ministri riunitosi in questo momento di crisi di governo, ha approvato il decreto – che il Parlamento dovrà trasformare in legge entro 60 giorni – dove si dichiara che, come in seguito ribadito da Malagò “[…] il CONI è un ente pubblico del tutto indipendente.

In questi giorni ovviamente si è mobilitato con grande preoccupazione tutto il mondo sportivo e anche tanti atleti tanto che il presidente del Coni ha dichiarato “[…] Non c’è un atleta importante che non mi ha chiamato nelle ultime 48 ore. Non mi sono mai sentito solo. Ogni giorno dirigenti, atleti e tecnici mi sono stati vicini, il mondo dello sport non è mai stato così compatto. Voglio ringraziare tutti loro per la vicinanza.

A chi gli ha chiesto se ora tutto possa dirsi risolto, ha risposto: “Tutto sistemato con il decreto? No, ma lasciateci qualche minuto di serenità e da domani con la giusta dignità che la storia del Coni richiedeva, faremo tutti gli approfondimenti necessari con una posizione psicologica e normativa diversa. Noi ora abbiamo il nostro confine”. Con questo decreto infatti, la gestione dei diversi centri di preparazione nazionale ritorna di fatto al CONI così come la gestione dei dipendenti, ma rimangono da risolvere ancora molti nodi. Fino a ieri infatti tutti questi settori erano stati sotto il braccio operativo di Sport e Salute del governo.

Se non si fosse trovata una soluzione, a rischio sarebbe stato anche il contributo di 900 milioni che il CIO dovrebbe destinare al comitato per l’organizzazione dei giochi invernali Milano-Cortina 2026.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook