Emanuele Birarelli, il gentiluomo della pallavolo

Emanuele Birarelli, il gentiluomo della pallavolo
Fonte: Federazione Italiana Pallavolo (www.federvolley.it)

Sono tanti quelli che hanno avuto la fortuna di vederlo giocare nei palazzetti di tutta Italia con le maglie di Verona, Trento e Perugia, e in quelli internazionali con la maglia azzurra della nazionale, e sono tutti concordi sul fatto che un giocatore come lui difficilmente sarà dimenticato nella storia della pallavolo. Ha fatto parte di una generazione di giocatori che hanno segnato il volley italiano come Cristian Savani, Alessandro Fei, Simone Buti, ed è sempre stato un giocatore apprezzato dai tifosi di ogni squadra per la sua pacatezza dentro e fuori dal campo e per la sua correttezza nel rispetto delle regole. Mai un comportamento eccessivo o qualcosa che ha fatto parlare di lui, dal campo sempre prestazioni solide in battuta e a muro. È stato un centrale che a lungo sarà d’esempio per tanti giovani giocatori.
Emanuele Birarelli nato a Senigallia l’8 febbraio 1981, lo scorso 16 luglio all’età di 39 anni ha deciso di appendere ginocchiere e scarpe al chiodo e allontanarsi dalla pallavolo giocata. In un’intervista concessa quel giorno a Davide Romani della Gazzetta dello Sport ha dichiarato che la decisione è maturata in seguito all’emergenza sanitaria e al fatto che il suo contratto con Verona fosse in scadenza.

La carriera nei Club

Ha esordito nella massima serie nel 1998 con la Pallavolo Falconara, per poi passare a Dorica, Pallavolo Pineto, Verona, Trento e Perugia. Alla BluVolley Verona ha fatto ritorno nel 2017 dove ha concluso la sua carriera nel 2020.
Un ricordo speciale lo dedica sicuramente alla città che lo ha ospitato nelle stagioni dal 2007 al 2015, ovvero Trento. È lì dove ha realizzato il sogno di metter su famiglia, ma soprattutto a livello sportivo sono stati gli anni in cui ha capito di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, dove ha capito che la sua carriera sarebbe potuta diventare qualcosa di grande ed importante, e questo lo testimoniano anche i risultati arrivati dal campo. In quegli anni infatti il centrale italiano ha vinto quattro scudetti, tre Coppe Italia, tre Champions League e quattro Mondiali per Club.
Un ricordo speciale, ha raccontato nell’intervista alla Rosea, lo riserva per l’ultimo scudetto vinto: “La cosa di cui vado più fiero è lo scudetto vinto a Trento nel 2015. Sapevo che a fine stagione sarei andato via, a Perugia. Lasciare con quella vittoria a Modena è stato bellissimo”.

La carriera in Nazionale

È stato uno dei pilastri, nonché capitano per alcuni anni, della Nazionale Italiana. Esordì nel 2008 con Andrea Anastasi e divenne subito uno dei titolari convocati in tutte le competizioni importanti. Ha collezionato 216 presenze, partecipando a ben tre diverse Olimpiadi, Pechino 2008, Londra 2012 dalla quale è tornato con un bronzo e Rio 2016 che ha visto lui e tutti i ragazzi di coach Blengini portare a casa uno storico argento olimpico. Nel palmarés conta anche due argenti europei.
Il momento più difficile durante il periodo azzurro fu sicuramente quello fra 2014 e 2015, anni che sono considerati ancora oggi molto complessi per tutto l’ambiente. La fine dei Mondiali disputati dalla nostra nazionale in Polonia nel 2014 e terminati con un tredicesimo posto, portò a vari malcontenti interni allo spogliatoio che culminarono poi con la cacciata di quattro giocatori dalle finali di World League l’anno successivo. A Birarelli, proprio all’inizio di quell’estate venne tolta la fascia di capitano ma con determinazione e calma riuscì a riconquistarla ad agosto dello stesso anno. Fu una situazione che sicuramente, anche secondo il Bira, poteva essere gestita in maniera molto diversa.
Il momento più felice invece è stato proprio la medaglia conquistata “[…] a Rio, da capitano, è stato qualcosa di unico, il culmine della mia carriera. È vero, abbiamo perso quella finale ma in quei 20 giorni avevamo la sensazione di essere invincibili”.

Il futuro

Che cosa si aspetta per il domani del volley? Nell’intervista si è espresso molto fiduciosamente dichiarando “[…] credo di lasciare una pallavolo sempre più bella, fisica che si evolve. Un volley globalizzato con italiani che vanno a all’estero e campioni che arrivano nel nostro campionato”.
Emanuele ha salutato la pallavolo giocata ma è rimasto in questo mondo cominciando una nuova carriera come agente presso la società modenese Playground di Luca Novi.

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