Le difficoltà di essere uno sport di squadra al tempo del Covid

Le difficoltà di essere uno sport di squadra al tempo del Covid

Quanto il mondo sportivo sia stato messo a dura prova dal Covid-19 è cosa ormai nota a tutti, per non parlare poi della discussione che si è scatenata attorno agli sport di squadra. Proprio per questo tante Leghe, come quella della pallavolo, hanno deciso di interrompere i campionati di tutte le categorie assegnando la vittoria del campionato a chi si trovava in quel momento al primo posto. Altri sport invece, come ad esempio il calcio, hanno lasciato per mesi tutto in sospeso finché non si è avuto il nulla osta per ripartire.

Negli stessi mesi in cui succedeva questo, il Coni ha commissionato all’università di Torino uno studio denominato “Lo sport riparte in sicurezza”: attraverso questionari distribuiti alle federazioni di 387 discipline sportive differenti si è andata a creare una classifica degli sport considerati a rischio per il virus, il risultato è stato molto stupefacente.  La pallavolo è stata dichiarata la disciplina più a rischio di tutte, cosa strana dal momento che durante le azioni di gioco il contatto fra le persone in campo è pressoché nullo. Più tardi la stessa Università di Torino ha ammesso che probabilmente a distorcere la realtà dei fatti, e quindi la classifica, sono state l’onestà delle varie federazioni nel rispondere alle domande e la severità nel giudicare la situazione. La pallavolo, così come il basket, sono state fra le federazioni più prudenti in questi termini. La classifica ha visto poi sul podio anche rugby e basket.

Verso la riapertura

Così settimana dopo settimana, pallavolisti e giocatori di beach volley di tutta Italia hanno atteso che le misure restrittive si facessero meno stringenti per poter tornare al campetto o in spiaggia a giocare con gli amici. Ma così ancora non è, o meglio, le differenze si vedono da regione a regione. A metà giugno Vincenzo Spadafora, Ministro per le politiche giovanili e lo sport, tramite la sua pagina Facebook, dopo aver spostato dal 18 giugno al 25 giungo la riapertura degli sport di contatto, ha dato il proprio via libera a tutte le discipline di squadra, in attesa però del consenso anche da parte di Speranza, Ministro della Salute.

O forse no

Sono passate solo poche ore però, e il sogno di molte discipline di riprendere, come il beach volley, è stato sfatato. Il Comitato Tecnico Scientifico ha messo il proprio veto alla ripresa degli sport di contatto a livello amatoriale o di società sportive dilettantistiche. Come riportato dall’agenzia Adnkros il Comitato ha dichiarato “di non ritenere al momento di poter assumere decisioni al riguardo che siano difformi rispetto alle raccomandazioni sul distanziamento fisico. In considerazione dell’attuale situazione epidemiologica nazionale con il persistente rischio di ripresa della trasmissione virale in cluster determinati da aggregazioni certe come negli sport da contatto, devono essere rispettate le prescrizioni relative al distanziamento fisico e alla protezione individuale“.

È così che sono scese in campo le singole Regioni, che si sono regolate con ordinanze a livello locale. La prima regione ad aprirsi agli sport di contatto e nello specifico a pallavolo e beach volley è stata l’Abruzzo, seguito poi da Sicilia,Puglia, Liguria e Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il 10 luglio il via libera verrà dato anche in Lombardia; altre regioni invece si stanno mantenendo più prudenti. Fino al 5 luglioper tutte le attività autorizzate dalla Fipav (Federazione Italiana Pallavolo) e Beach Volley o di società che sono ad essa collegate, rimane valido il rispetto di tutte le norme scritte nel protocollo pubblicato in vista della ripresa delle attività che comprendono ad esempio l’uso dei dispositivi di sicurezza, il rispetto della distanza di sicurezza, la frequente pulizia di palloni e degli oggetti da palestra.

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