“La Corrida” è tornata, scacciapensieri degli italiani con triccheballacche e putipù

“La Corrida” è tornata, scacciapensieri degli italiani con triccheballacche e putipù

L’operazione di Carlo Conti, tycoon dello spettacolo televisivo, ha fatto centro. Recuperare “La Corrida” a distanza di 50 anni, in un momento in cui l’Italia avverte il bisogno di spolverare sotto il tappeto i problemi interni e l’allarmante situazione internazionale allargando i polmoni con qualche benefica risata, significa saper usare lo strumento-spettacolo con una buona dose di cervello imprenditoriale. Lui va dritto al suo scopo, da buon pragmatico. Ne prendano esempio i signori della politica.

I giovanissimi, che non possono ricordare com’era la trasmissione 50 anni fa, trovano una versione 2018 che ricalca in maniera fedele, in realtà una fotocopia, quella dei primordi. E non si tratta di mancanza creativa, bensì di una scelta precisa, la volontà di un ritorno al passato, a ritrovare ciò che non si riesce a intravedere nemmeno con la lanterna di Diogene in quel “nuovo”, neanche in quei tentativi di rottamazione del vecchio che si rivelano in fin dei conti aria fritta. Sta diventando ormai una moda, una spiccata tendenza omologare ogni tipo di comunicazione al “deja vu” di situazioni e personaggi. Ci avete fatto caso che stanno tornando a galla nomi della politica e dello spettacolo ormai lasciati nel dimenticatoio? Chiediamoci il perché.

Una trasmissione nazionalpopolare come La Corrida diventa così il rifugio di utenti insoddisfatti dell’estenuante zapping serale alla ricerca di un film che non sia antidiluviano o di un tipo di intrattenimento non soporifero. Carlo Conti l’ha capito, riproponendo uno spaccato dell’Italia buona e “alla buona”, quella dei “dilettanti allo sbaraglio” che non si lasciano intimorire da un pubblico impietoso munito di ogni possibile marchingegno per dileggiare o portare in trionfo i concorrenti: sono triccheballacche e putipù, scetavajasse, nacchere, tammorre e tamburelli, classici strumenti a percussione napoletani, forse racimolati al mercato partenopeo di San Gregorio Armeno, strumenti come le “nacchere” usati dalla tradizione folcloristica spagnola nel flamenco.

Monopolio della gente selezionata per lo più nelle zone rurali del meridione, la trasmissione recluta persone di ogni età, quelle che, a contatto con la natura e il mondo animale, conservano la tradizionalità della loro cultura. Magari con in tasca un immancabile cellulare touch screen, restano tetragoni alle lusinghe delle odierne tecnologie distorsive della loro umanità. Sfoggiano “mise” che non si sa se confezionate dalla capace sartina del paese, le chiome tinte al nero fumo comprato al supermercato, impomatate di brillantante o colorate a strisce con spry arcobaleno.
Cantanti di musica leggera, mancati tenori, imitatori, recitatori di versi, vince la prima puntata il vecchio poeta contadino, il 93enne avellinese Liberatore Russolillo con una coinvolgente tarantella suonata col suo organetto. Valletta di prammatica, s’impone con la sua “nuda” bellezza Lodovica Caramis, ex prof nell’Eredità, direttore d’orchestra Pinuccio Pirazzoli.

Fabrizio Frizzi, che oramai avrà raggiunto in qualche posto dell’etere i compianti Corrado e il M° Pregadio (protagonisti indimenticati della Corrida.0) si starà divertendo un mondo, rallegrandosi con loro dell’iniziativa del suo amico, con quel suo “ooh” di eterna e infantile meraviglia. E lasciamoli divertire, tutti ne abbiamo bisogno.

Angela Grazia Arcuri

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