Comunicare oggi: dalle trame del “like” alle categorie del surreale

Comunicare oggi: dalle trame del “like” alle categorie del surreale
Mark Zuckerberg foto webnews.it

Da quando l’uomo è comparso sulla faccia della terra elevandosi al livello di “homo sapiens” non è mai rimasto una presenza isolata, autosufficiente, ma ha avvertito subito il bisogno di difendersi raggruppandosi in tribù girovaganti per territori possibili e quanto più idonei alla sua migliore sopravvivenza. E in tale fase di nomadismo ha lasciato profonde tracce del suo passaggio, seminando istintivamente i codici elementari di quel processo che oggi chiamiamo “comunicazione”.

In un salto acrobatico ai tempi nostri, l’uomo, divenuto fin troppo “sapiens”, si è andato servendo di sofisticati sistemi tecnologici per riunire l’immensa colonia umana in un unico, composito, castello sospeso tra nuvole virtuali dove ci siamo sentiti cittadini del mondo. E qui potremmo avvalerci di qualche nozione scientifica tirando fortuitamente in ballo “la forza di Lorentz”, quella forza che, agendo su una carica che si muove (come quelle nuvole) in un campo magnetico, ne modifica la traiettoria costringendola a seguire… un moto ben preciso.

Nell’affidarci a tale approssimativa metafora, lontani dal voler fare la parte dell’avvocato del diavolo, si potrebbe spiegare quanto capitato alla storia della Cambridge Analytica, laddove il patron Mark Zuckerberg si è profuso in scuse per non aver saputo proteggere i dati del suo popolo Fb dichiarando che ci vorranno anni per sistemare la faccenda. All’anima della chiarezza! Per ringraziarlo della sua ammissione di responsabilità ci piacerebbe ricorrere a quel detto popolare caro al centro sud e rievocante le tre Grazie della mitologia greca, quello del “Grazia, Graziella,….et cetera” ma ce ne asteniamo per non cadere nello scurrile.

In parole povere, ci siamo ritrovati in balia dei grossi sistemi di comunicazione, inconsapevoli di elargire con un “like” un’incommensurabile pletora di dati personali sconfinanti con quelli dei nostri amici e degli amici dei nostri amici, una catena di Sant’Antonio usata a fini commerciali e politici. Umberto Eco si rivolterà nella tomba con un moto di soddisfazione per quella sua lungimiranza nei riguardi di uno strumento social verso il quale non aveva mai fatto segreto di nutrire una certa idiosincrasia.

Cosa devono fare dunque i seguaci del social? Incrociare le braccia, mettersi ad aspettare anni prima che si ricomponga il guazzabuglio dei Big Data? O mandare tout court un bel “vaffa” a Facebook e a Zuckerberg il quale, dietro quell’angelica faccia da ragazzino imberbe, ha saputo con intuito quasi diabolico attuare un’operazione miliardaria dominando con Fb gli angoli più sperduti del nostro globo.

Oddio, “absit iniuria verbis”, tanto di cappello alla superintelligenza di un giovane di 33 anni di fronte al quale c’è da impallidire. Magari avercene oggi in Italia. Ma la realtà ci brucia, perchè siamo stati imbrogliati.

Dal catoblepa all’ircocervo

Nel bailamme dell’agone politico del momento, ci si serve di originali metodi di comunicazione , come quel ” bacio” tra Salvini e Di Maio divenuto il murales più discusso. Ma la gente sa distinguere la satira pulita e divertente dalla reale offesa alla morale pubblica operata da ben altri fatti licenziosi.

Così come la politica ricorre alle categorie del surreale, prendendo a prestito animali mitologici, quei “mostri” che l’antica letteratura naturalistica indica come meraviglie del mondo. Vedi a suo tempo il “Catoblepa” di barchiana memoria ed oggi l’attuale “Ircocervo” cui ricorre Berlusconi come simbolo perfetto del duo Salvini-Di Maio, un essere tra il caprone e il cervo, riferito da vecchi dizionari come ” una cosa assurda, che non si può provare”.

Vogliamo allargarci sul tono politico? No grazie. Ma la politica stessa è comunicazione. Ed oggi avremo qualche notizia in più – chi ha detto questo e chi ha detto quello – nel corso delle consultazioni quirinalizie che, si prevede, avranno tempi assai lunghi.

A coloro che dovranno fare di continuo a piedi la spola da Montecitorio al Colle, si consigliano calzature tipo “sneackers”, più adatte ai sampietrini del rione Trevi, onde evitare piedi bollenti e qualche vescica alle estremità che li farebbe saltellare di dolore di fronte al Presidente Mattarella. Anche questa è comunicazione, ma pubblicitaria. E gratuita, s’intende, per uniformarci allo stile di sobrietà che sembra attenderci negli anni avvenire.

Angela Grazia Arcuri

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