Al dopo voto: un antibiotico per il Bel Paese

Al dopo voto: un antibiotico per il Bel Paese
foto: npr.org

Da troppi anni l’Italia soffre di infiammazione cronica. Gli italiani se la sentivano brulicare in corpo e il 4 marzo hanno voluto tentare il criterio dell’automedicazione esprimendosi piuttosto chiaramente con delle preferenze che non lasciano adito a dubbi. E’ stato come autoprescriversi un antibiotico.

Proviamo, si sono detti, proviamo a vedere se una ricetta diversa funziona, con tutte le incognite del caso. Ne è risultata un’Italia divisa in due, ma ogni situazione appare legittima per portar fuori il Paese da un vicolo cieco nel quale si era infognata in questi ultimi decenni.

Eravamo piuttosto perplessi, anzi nauseati per dirla tutta, specie noi della Capitale, là dove il Movimento di Grillo non ha saputo offrire prova di buon governo in un tentativo forse troppo ambizioso. Ora, non possiamo continuare a farci del male. Chi ha vinto deve darsi da fare e prendersi tutte le responsabilità del caso, guardarsi attorno e chiamare a raccolta quanti possano offrire motivo di dialogo. E sappiamo quali siano le pedine sulla scacchiera.

Ma non è facile. Già si profilano da parte dei vincitori dichiarazioni che non lasciano adito ad alcun compromesso né fra di loro né, tantomeno, nei confronti delle altre forze in campo. E storcere la bocca non ci sembra tanto costruttivo in questo momento in cui gli italiani sono allo stremo della loro sopportazione fisica ed economica. I giovani vogliono lavoro, vogliono recuperare la loro dignità di persone troppo a lungo prese in giro dall’alternarsi di governi e governicchi che hanno portato il Paese allo sfascio. Se un governo tarderà a venire, nell’attesa non si può continuare ad illudere gli italiani più indigenti sventolando davanti ai loro occhi un reddito di cittadinanza che probabilmente non può avere carattere strutturale, ma che anzi ci metterebbe davanti a uno Stato parassitario pesante come un “catoblepa” di barchiana memoria.

Un Sud da valorizzare

L’alto tasso di disoccupazione nel meridione italiano ci impone di mettere subito mano a dei primi passi di governo con quelle forze che navigano su programmi politici assimilabili fra di loro.

Andare subito a nuove elezioni non sembra una strada percorribile, se non a frapporre una nuova legge elettorale. Con quali criteri, con quali tempi? Non ci è dato saperlo.

Persino il Ministro Padoan, non nuovo al suo stile di sobrietà verbale, interrogato su quali siano i suoi pronostici circa il nuovo governo, si è espresso con un lapidario “Non lo so”.

In tale stato di attesa, lo sguardo si rivolge a quel nostro amato Sud dove convergono le più antiche culture mediterranee. Figli della Magna Grecia, i giovani meridionali rappresentano quelle intelligenze quanto più profonde del nostro Paese. A questi giovani, nati tra i “Sassi” di Matera o nell’altipiano delle Murge là dove ancora aleggia lo spirito innovativo di un Federico II, a questi giovani va dedicata una pagina speciale delle attenzioni politiche dei 5Stelle. Di Maio è stato chiamato a farlo dagli italiani del sud. Non ci deluda.

Angela Grazia Arcuri

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